BOTTA E RISPOSTA

Renziani: il congresso s’ha da fare

I supporter del Rottamatore rispondono ai sostenitori di Cuperlo che domenica hanno invitato a soprassedere alle assise di partito. In via Masserano oltre 200 fans del leader fiorentino. Lepri e Gariglio: "Si vada avanti per dare una guida autorevole al Pd"

Poche storie: il congresso si deve fare. Non è più tempo per sotterfugi e scorciatoie. La posizione che emerge dall’incontro dei renziani torinesi impegnati nella costituzione della nuova associazione Big Bang è tranchant. Una risposta chiara che arriva a 24 ore dalla nota con cui il Coordinamento Gianni Cuperlo Piemonte ha adombrato l'opportunità di soprassedere alle questioni congressuali per concentrarsi sulla travagliata situazione politica nazionale. Tesi affermata in giornata anche da Massimo D’Alema, ma rispedita subito al mittente: «E’ chiaro che la nostra priorità è il Paese – taglia corto il senatore Stefano Lepri -. A maggior ragione serve un Pd forte e solido, capace di avanzare proposte autorevoli. Ed è proprio per questo  che il percorso congressuale non solo non è in contraddizione, ma diventa una condizione indispensabile per poter dare una risposta alle emergenze del Paese». Poi prosegue: «Possiamo ragionare sui tempi, ma non sulla necessità di dare al partito una nuova classe dirigente all’altezza del compito e in grado di parlare non solo al suo elettorato ma a tutto il popolo italiano».

 

Tra i rottamatori si sta diffondendo la sensazione che la posizione dilatoria assunta dall’altro schieramento sia dettata in particolare dalla difficoltà che i cuperliani stanno incontrando nel far breccia tra i quadri intermedi e la base del partito e per questo sarebbero pronti a legare le proprie sorti a quelle del premier uscente qualora questi fosse pronto a candidarsi alla competizione per la premiership. Sul tema interviene anche il consigliere regionale Davide Gariglio: «Si deve tornare a interpretare alla lettera lo statuto e far sì che le primarie vadano a designare contestualmente il leader politico del partito e il candidato premier». Sulla iniziativa del 5 ottobre prospettata dai cuperliani, invece, «totale accordo a mettere insieme le forze per un passaggio cruciale che richiede mobilitazione di tutto il partito».

 

BIG BANG IN VIA MASSERANO - Per il Big Bang torinese si sono radunati in via Masserano, quartier generale del Pd subalpino, oltre 200 supporter. La metà degli intervenuti erano under 30 capitanati dall’ex segretario dei Giovani Democratici torinesi, oggi presidente della III Circoscrizione, Daniele Valle. Con lui anche il suo successore Matteo Cavallone, capogruppo democrat a Collegno, Lorenzo Repetto e l'ideatore del comitato Renzi under 30 di Torino Alberto Saluzzo. I consiglieri provinciali Roberto Cavaglià e Davide Fazzone, l'assessore di Palazzo Cisterna Alberto Avetta. E ancora l'assessore di Settimo Torinese Antonello Ghisaura, il coordinatore dei circoli della Valsusa Pacifico Banchieri, il vicesindaco di Chivasso Massimo Corcione. Una quarantina i consiglieri di circoscrizione. I primi a intervenire sono stati gli otto promotori: i parlamentari Lepri, Silvia Fregolent e Francesca Bonomo, i consiglieri regionali Gariglio e Gianni Oliva, il sindaco di Nichelino Pino Catizone, il leader di Libertà Eguale Gigi Brossa e l’ex sottosegretario rutelliano Gianni Vernetti. Poi via via tutti gli altri in perfetto stile Leopolda, con interventi di cinque minuti a testa. A un certo punto, nello stupore generale, è comparso anche il Dino Sanlorenzo, figura storica del Pci subalpino, ex presidente del Consiglio regionale e parlamentare, padre putativo (politico) di Piero Fassino. A qualcunoi è sorto il dubbio che avesse sbagliato sala.

 

PRIMI CONGRESSI - Ufficialmente nessuno affronta l’argomento, ma nei capannelli il tema preponderante sono i nuovi assetti del partito torinese. L’11 ottobre è la data ultima per consegnare le candidature ed è ormai diffusa la convinzione che a quel livello la golden share sia nelle mani del sindaco Fassino. Partendo da questo presupposto e ipotizzando, come pare sempre più probabile, intendano spendere a livello regionale il nome di Gariglio, allora ecco stagliarsi a Torino l’identikit di una figura laica, capace di rappresentare un collegamento tra entrambe le aree (quella fassiniana e quella dei bigbanghisti). Che si tratti di Fabrizio Morri, come vorrebbe il primo cittadino, o di Catizone, o di qualcun altro che abbia quel tipo di profilo non è ancora dato a sapersi. Del tutto esclusa al momento l’ipotesi rimbalzata oggi su alcuni giornali locali dell’hinterland Nord di Torino in cui si fa il nome della consigliera regionale Gianna Pentenero, secondo molti in via di conversione e in attesa, pare, di una chiamata da Palazzo Vecchio: «Non c’è stato nessun abboccamento – conferma Lepri – né ufficiale, né ufficioso, né clandestino».

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