Preferenze, rivolta in casa democrat

I consiglieri regionali del Pd si ribellano ai vertici nazionali dopo le uscite dei capigruppo parlamentari: “Sarà che non hanno i voti?”. Da Roma sulle stesse posizioni solo Esposito e Boccuzzi

“Adesso basta”. “Possibile che le preferenze vadano bene solo per le regioni e le grandi città?”. Parte dal Piemonte la resistenza degli eletti nei confronti delle posizioni assunte nelle ultime ore dai vertici nazionali del Pd sulla legge elettorale. Uno scontro tutto interno al partito, con consiglieri regionali e parlamentari che fanno nomi e cognomi. «Ci risulta incomprensibile questa azione demolitoria e denigratoria dello strumento delle preferenze» dicono i deputati Stefano Esposito e Antonio Boccuzzi dopo che “all’unisono” i capigruppo di Camera e Senato, Dario Franceschini e Anna Finocchiaro hanno definito “inquinato” e “pericoloso” il metodo delle preferenze.

 

Segue a ruota una nota di otto consiglieri regionali democratici, quelli che i voti ce li hanno – Aldo Reschigna, Davide Gariglio, Nino Boeti, Gianna Pentenero, Stefano Lepri, Roberto Placido, Angela Motta e Wilmer Ronzani – secondo i quali dietro dichiarazioni di alto profilo sul rischio di un voto inquinato si nasconderebbe il timore di molti parlamentari di non essere rieletti. E poi una domanda: «Ma se passano i collegi uninominali, chi decide i candidati che andranno nei collegi migliori?» e ancora «se non ci saranno le preferenze, come si sceglieranno i parlamentari dentro il Pd visto che, tra porcellum o provincellum, poco cambia?». Fino all’appello finale: «I cittadini vogliono tornare protagonisti anche al momento del voto. Cerchiamo di ascoltarli».

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