PARLAMENTARIE PD

Parte il gioco delle coppie (e delle tessere)

Mentre a Roma si sgomita per entrare nella riserva bersaniana, in Piemonte tutti vogliono candidarsi. Altolà di Morgando a consiglieri regionali e sindaci. Questa notte la direzione nazionale varerà le regole delle consultazioni lampo

Questa sera, durante una direzione che si preannuncia rovente e che probabilmente si protrarrà fino a tarda notte, il Pd metterà a punto regole e modalità delle primarie lampo per la scelta dei parlamentari. Una cosa è certa: Pier Luigi Bersani manterrà una quota di candidati per sé, quella assegnata alla società civile: una riserva, però, che rischia di diventare il rifugio per tutti i capataz nazionali. Una situazione illustrata nel migliore dei modi dal consigliere comunale Roberto Tricarico - uno dei pretendenti al Parlamento - che su Facebook scrive: “Primarie Pd: a Torino c'è ressa per esserci e a Roma c'è rissa per non esserci”. Sì, perché mentre nella capitale, i dirigenti nazionali temono le forche caudine della consultazione popolare, gli amministratori piemontesi che sul territorio agiscono dall’inizio della loro carriera non vedono l’ora di utilizzare lo strumento per garantirsi quel salto di qualità fino a poche settimane orsono impensabile. Per preservare le quote rosa, invece, sembra molto probabile la doppia preferenza (uomo-donna) che favorirebbe i ticket.

 

Favoritissimi sono i consiglieri regionali, delle vere e proprie macchine elettorali, già abituati e preparati a correre con le preferenze. Non è un caso che fossero tutti sul punto di candidarsi salvo subire un secco altolà dal segretario Gianfranco Morgando (foto) deciso a distribuire deroghe con il contagocce: secondo le notizie che trapelano da Palazzo Lascaris, solo il cuneese Mino Taricco e Stefano Lepri - entrambi renziani - ne potrebbero usufruire, con un lumicino di speranza per il vice presidente di Palazzo Lascaris Roberto Placido, sul quale però pesa il giurin giurello fatto in occasione della sua riconferma nell’ufficio di presidenza del parlamentino piemontese, quando assicurò che non si sarebbe presentato alle Politiche. Se così fosse, resterebbero fuori Gianna Pentenero, Davide Gariglio (che avrebbe confidato di non essere interessato), Mauro Laus e Nino Boeti - sul Piemonte 1 - oltre alla novarese Giuliana Manica e all’astigiana Angela Motta, mentre il biellese Wilmer Ronzani, che l’esperienza romana già l’ha vissuta, non è in corsa.

 

Intanto escono allo scoperto anche due consiglieri comunali di peso a Torino: il capogruppo Stefano Lo Russo, area Popolari, e l’ex assessore alla Casa Tricarico, già numero uno della mozione Marino in Regione. Lo Russo, in particolare, pare che già goda del sostegno influente della famiglia Gallo, che avrebbe fatto sapere di distribuire il proprio pacchetto di tessere tra lui e la segretaria torinese Paola Bragantini, con Giancarlo Quagliotti nelle vesti di gran burattinaio. In queste ore convulse si registra anche la corsa alla tessera, con il tesoriere del Pd torinese Pasquale Valente impegnato, a quanto pare, a registrare nuovi militanti per conto della segretaria Paola Bragantini, stessa operazione nella quale sarebbero impegnati l'ex numero uno del Pd torinese Gioacchino Cuntrò e Andrea Giorgis, tra i candidati forti di Area Democratica. Tra gli uscenti è sicura la candidatura di Stefano Esposito per Sinistra in Rete, nonostante Aldo Corgiat, a lungo suo sodale nella componente, gli abbia contrapposto Silverio Benedetto, presidente del Consiglio comunale di Settimo. Un’operazione che ha raffreddato non poco i rapporti tra i due, visto che Sinistra in Rete presenta già un’altra candidatura di “territorio” come quella di Umberto D’Ottavio, assessore provinciale all’Edilizia Scolastica, che godrebbe di un accordo con il consigliere regionale Boeti, molto forte a Rivoli. Nella riunione di ieri sera in via Masserano, però, l’ex sindaco di Collegno, entrato Papa, se non è uscito cardinale poco ci è mancato, anche per via di un combattivo Marcello Mazzù (foto) già primo cittadino di Grugliasco che ha ribadito la propria volontà di partecipare alle primarie forte di un consenso che va oltre la cinta daziaria della sua città. A sud di Torino il più attivo resta il renziano Pino Catizone, sindaco di Nichelino. I bindiani puntano sulla riconferma di Mauro Marino al Senato, mentre Magda Negri sta sondando il territorio alla ricerca di consensi, mentre il pinerolese Giorgio Merlo potrebbe non ottenere la tanto agognata deroga per il quinto giro in parlamento.  Non ci sarà invece Mimmo Lucà, che ha comunicato ufficialmente il suo passo indietro.

 

Intanto si starebbero muovendo anche i big del partito. Nei giorni scorsi è sceso in campo nientemeno che il sindaco Piero Fassino, il quale avrebbe contattato un uomo influente della Cgil torinese come Pierino Crema per sponsorizzare Giorgis, già capogruppo in Sala Rossa con Sergio Chiamparino, che potrebbe correre in tandem con Anna Rossomando, deputata uscente di Area Democratica, la corrente che fa capo proprio all’ultimo segretario dei Ds. L’ex ministro Cesare Damiano, invece, dovrebbe finire nella riserva dei dirigenti nazionali da candidare senza passare dalle primarie.

 

Nella circoscrizione Piemonte 2, sembra pressoché certa la candidatura a Cuneo di Taricco, mentre ad Asti l’uscente Massimo Fiorio potrebbe essere costretto a competere con Giorgio Ferrero, sostenuto tra gli altri dalla consigliera regionale Motta, renziana, pronta a chiedere una deroga per candidarsi al suo fianco, qualora si corresse in ticket. Il tutto mentre un’altra donna, la segretaria provinciale del partito Francesca Ferraris avrebbe già fatto sapere di essere pronta a scendere in campo. Particolarmente affollata di pretendenti la provincia di Alessandria, dove l’uscente Mario Lovelli dovrà vedersela con il ministro Renato Balduzzi, che avrebbe fatto capire di essere interessato alla carriera politica, l’ex assessore regionale Daniele Borioli e l’attuale vice segretario del partito piemontese Federico Fornaro (foto). Infine nel Nord del Piemonte, dove i consiglieri regionali Reschigna e Ronzani si sono chiamati fuori, scaldano i muscoli il sindaco di Bogogno (Vco) Enrico Borghi, bersaniano vicino all’ex sottosegretario Enrico Letta e dove l’eventuale esclusione della Manica aprirebbe la strada a più di un pretendente.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    19:23 Lunedì 17 Dicembre 2012 higlander la compagna di Stara?

    credo sia giunto il momento che anche a sinistra vengano tolte dagli occhi le fette di salame... basta con l'autoinganno del "era solo lui che si comportava male"... un modus vivendi è pur sempre modus vivendi!!!

  2. avatar-4
    18:42 Lunedì 17 Dicembre 2012 ultramitica Bragantini? Manica? Marino?

    Della prima oltre ad occhi penetranti che si può dire? Di lei non ci risultano azioni tali da poter pretendere il parlamento. Di Manica mi viene da dire che la sua candidatura sarebbe un oltraggio a tutto ciò che si è detto di un rinnovamento in atto. E basta Manica, stai in piedi per miracolo! Di Marino. Qualcuno sa dirmi se oltre agli auguri di compleanno che manda a tutti ogni anno, ha mai fatto altro?

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