POLITICA & GIUSTIZIA

Sanitopoli, “Cota preannunciò gli arresti”

L'ex capo della segreteria di piazza Castello fa scoppiare la bomba: "Il governatore riferì in anticipo le misure per l'ex assessore Ferrero e il suo collaboratore Gambarino". I magistrati indagano sulla fuga di notizie - di Alberto GAINO

Aula del tribunale dove questa mattina sono stati ascoltati come testimoni Luciano Conterno, capo di gabinetto del governatore della Regione, e Giuseppe Cortese, ex capo ufficio stampa di Roberto Cota e da lui designato ad incarichi di prestigio istituzionale, prima della rottura. Il processo è quello a carico di Caterina Ferrero e del suo braccio destro Piero Gambarino quando i due gestivano l'assessorato regionale alla Sanità. Cortese  fa scoppiare la bomba: «Cota sapeva che Ferrero e Gambarino sarebbero stati arrestati». Fissa anche il periodo: primavera 2011, prima comunque dell’esecuzione delle misure di custodia cautelare. Si tratterebbe della seconda clamorosa fuga di notizie sull’inchiesta che rafforza i sospetti della Procura sulla prima. Risalente a dicembre 2010, quando si diffuse la voce di un imminente arresto di Gambarino.

 

È la stessa Ferrero, nel corso di un interrogatorio in procura, il  18 luglio 2011, a rivelare la filiera delle voci: «L’unica volta che ho sentito parlare dell'arresto di Gambarino era stato verso fine anno quando il capo di gabinetto del presidente Cota, il dottor Conterno, aveva riferito al Cortese che Gambarino di lì a poco sarebbe stato arrestato». Di brutte voci sul conto di Gambarino gli aveva parlato anche l’allora ministro della Salute, Ferruccio Fazio. «Non ricordo - mette a verbale Ferrero - se il ministro mi abbia riferito di aver ricevuto informazioni da un generale della Guardia di Finanza... Ne parlai con Gambarino, il quale si attivò per verificare quale fondamento avessero quelle voci».

 

A dicembre 2010 l’inchiesta della Guardia di Finanza era stata appena avviata con alcuni interrogatori di funzionari regionali e le prime intercettazioni telefoniche delle utenze di Gambarino e Ferrero. Prima che diventassero pubblici gli accertamenti su quella prima stranissima fuga di notizie non si riusciva a comprendere perché Ferrero, intercettata, più volte avesse invitato Gambarino ad essere prudente al telefono.

 

Della fuga di notizie è stato lo stesso procuratore capo Gian Carlo Caselli a ad occuparsene mettendo a verbale le dichiarazioni (già note) dei maggiorenti del centrodestra piemontese: Enzo Ghigo, Agostino Ghiglia, Guido Crosetto. Il 20 luglio 2011, il procuratore capo interrogò come persona informata dei fatti lo stesso Cota, che dichiarò: «Non ho mai sentito voci su una data precisa, ma che questo Gambarino fosse “tutto il male del mondo” era una voce ricorrente, peraltro ho sentito solo voci generiche, mai niente di specifico».  E a domanda, questa volta precisa, rispose: «Neppure da Cortese e da Conterno ho mai sentito voci su un arresto del 14 dicembre». Altro chiarimento, sollecitato  da un’ennesima domanda: «Con qualcuno della Guardia di Finanza ho parlato dopo gli arresti, per la precisione con il generale Gerli. È sempre con lui che ho parlato prima degli arresti della brutta situazione, ma di inchieste o di arresti prima che questi fossero effettuati ho mai parlato con nessuno della Guardia di Finanza».

 

Ora è probabile che il procuratore aggiunto Andrea Beconi e i pm Stefano Demontis e Paolo Toso ricomincino con il valzer degli interrogatori, ripartendo da Cortese (foto) e Conterno. Il primo è stato risentito al termine dell'udienza, il secondo lo ha seguito nel pomeriggio.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    22:34 Sabato 21 Dicembre 2013 Bandito Libero Grande Fortebraccio!

    proprio così!

  2. avatar-4
    20:16 Giovedì 19 Dicembre 2013 Fortebraccio Quante palle!!!!

    E non ci possiamo nemmeno addobbare l'albero....

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