ALLE URNE

Cirio: “In Europa ci vuole fiuto”

In tempi di antieuropeismo montante l’assessore regionale e prossimo candidato forzista per uno scranno a Bruxelles va controcorrente: “Molto di quello che abbiamo fatto è stato possibile grazie ai finanziamenti comunitari” - di Stefano RIZZI

“Per portare a casa i fondi europei, da buon albese, ho usato il naso, che per queste cose deve essere come quello dei nostri cani da tartufi”. Capito? Mentre tanti stanno sulla riva del fiume imprecando verso Bruxelles e dando la colpa all’Europa anche se bucano una gomma, l’Alberto Cirio da Alba ti spiega che in questi anni ha fatto andare gambe e naso nei boschi della burocrazia europea portando sempre a casa qualcosa. «Non scherziamo, quello che siamo riusciti a fare per il turismo, ma anche per le scuole e in particolare le materne, lo abbiamo fatto grazie ai finanziamenti presi in Europa». Mica facile, certo. «Ma neppure impossibile. Ovvio che se si sta a dormire, non ci si muove allora capita com’è capitato in Italia di perdere un miliardo per le imprese. E sia chiaro che quel miliardo non è che resta fermo: se lo prendono altri Paesi che lo indirizzano verso le loro imprese, messe meglio delle nostre, che poi diventano ancor più forti e ci fanno concorrenza». Attenzione, perché raccontata così sembra che all’attuale assessore al Turismo della regione Piemonte l’Europa stia bene così com’è. Manco per sogno: «L’Italia deve ridiscutere a Bruxelles il ruolo dell’Unione Europea, il cambio dell’euro, le regole sui prodotti agricoli, i divieti che l’Europa ci pone anche se vogliamo spendere soldi che sono nostri e tanto altro ancora».

 

Mentre racconta delle sue ultime settimane da assessore sul fronte dell’Expo, Cirio aggiorna gli appunti per l’Europa dove spera di andare a rappresentare l’Italia e in particolare il Nord-Ovest con una candidatura per la quale dice «un mese fa ho detto a Silvio Berlusconi di essere disponibile». Quando arriverà il via libera ufficiale ancora non è dato sapere, ma  parla già come fosse nel pieno della campagna elettorale. Glissa con diplomazia riconoscendone l’esperienza e le capacità le domande su Claudio Scajola il cui nome in lista qualche patema d’animo potrebbe crearglielo.  Il ras berlusconiano ligure non ha ancora detto chiaramente di volersi candidare, seppur lo abbia fatto intendere senza troppi infingimenti. Questo, però, prima della tegola della casa acquistata sua insaputa fattagli cadere sulla testa dalla procura che ha presentato appello alla sentenza di assoluzione. Si vedrà.

 

Intanto, incassato l’endorsement  della più scajoliana dei forzisti piemontesi, Maria Teresa Armosino, Cirio si prepara a mostrare per l’ennesima volta con il cestino da trifulau pieno. Stavolta di dati positivi sull’andamento turistico del Piemonte. Martedì presenterà le cifre aggiornate a febbraio che dicono come quella allobroga sia una delle regioni-mosche bianche a non perdere in fatto di presenze, ma anzi continui a vederne una costante crescita. «Le ragioni di questa andamento positivo in controtendenza con quello nazionale sono molteplici, ma due sono certamente rilevanti: aver capito in anticipo che il turismo è motivazionale, ovvero oggi si decide dove andare dopo aver deciso perché andare e l’altra è l’offerta molteplice del Piemonte. In questo modo siamo in grado di compensare cali in un settore del turismo con la crescita in altri». Pure questa ricetta sembra banale, ma l’assessore-futuro candidato assicura che funziona e la supporta con i dati che danno il turismo in Piemonte «in crescita costante negli ultimi anni». Anche grazie ai fondi europei, ovviamente. «Certo non per la politica nazionale – ribatte – Io ho fiducia in Renzi per una questione anagrafica essendo mio coetaneo, ma sono dal fatto che anche questo governo ha relegato il turismo a semplice appendice del dicastero dei Beni Culturali. L’ultimo esecutivo che ha avuto un ministero del Turismo è stato quello di Berlusconi con la Brambilla. Poi nulla. È una scelta profondamente sbagliata. Si dice che questo settore rappresenta una parte considerevole del Pil, che ha potenzialità di svolta economica e poi non gli si da un ministero». Da Franceschini dice che si aspettava «non dico una convocazione di tutti gli assessori regionali come sarebbe stato logico, ma almeno una lettera. Invece nessun segnale, niente».

 

Un errore madornale, per l’europarlamentare in pectore che si stranisce del fatto che «non capiscano che programmare investimenti nell’industria richiede tempi lunghi per vedere i risultati, nel turismo invece è tutto più rapido, immediato, anche il ritorno economico». In più ci si mette di mezzo l’Europa. Già, stavolta segna con la matita rossa tra i suoi appunti per Bruxelles una frase con il punto interrogativo: «È giusto che l’Europa possa impedire al Piemonte, per esempio, di aiutare i suoi operatori turistici con i soldi dei piemontesi?». La risposta negativa è scontata. Come altrettanto lo è quella a un’altra domanda: «Possibile che negli organismi dove si decidono le regole comunitarie sui vini non ci sia un piemontese, visto che la nostra regione è uno dei cuori pulsanti delle vitivinicoltura mondiale?».  Con «una sinistra appiattita su posizioni filo Schultz e un Movimento Cinque stelle sfascista» l’ancora per poco assessore regionale è convinto che Forza Italia «avrà un buon successo. A patto di spiegare alla gente i problemi concreti che ci vengono dall’Europa, ma anche le opportunità che si debbono cogliere dall’Unione». Insomma, i tartufi – a detta di Cirio – si trovano anche nei boschi di scartoffie di Bruxelles. Basta avere naso.   

print_icon

1 Commenti

  1. avatar-4
    20:37 Domenica 30 Marzo 2014 Bandito Libero Qualcuno spieghi a Cirio che..

    ...i "finanziamenti comunitari" non vengono dai soldi che ci sono nella Grotta di Alì Babà, ma sono sempre soldi che vengono dalle tasse degli Italiani! Spiegateglielo a Mister Tartufo con Penelope Cruz! E poi quando dice "quanto abbiamo fatto"..la domanda è proprio questa: COSA AVETE FATTO??? Anche voi per un Piemonte Borgogna? Più Bourghignone per tutti..

Inserisci un commento