REGIONE PIEMONTE

Turismo nel caos, Parigi nel mirino

L'annunciata riforma del settore è ancora in alto mare, in attesa che l'assessore si chiarisca le idee, a partire dal numero e dalle aggregazioni delle Atl. Critiche bipartisan: "Piani confusi, la priorità pare essere quella di piazzare i nuovi direttori"

Piemonte turistico nel caos. A dispetto della tanto osannata “vocazione”, il settore che ogni due per tre viene accreditato come “strategico”, anzi “uno dei principali volani dello sviluppo” vive da mesi nell’incertezza. E la principale responsabile di questo stallo sarebbe l’assessore regionale Antonella Parigi che pare ancora lontana dall’incominciare a scrivere la proposta di legge per mettere ordine nei bracci operativi che sono, o dovrebbero essere, le Atl. “Non si capisce che cosa abbia in testa” dice il suo predecessore Alberto Cirio, ora europarlamentare di Forza Italia, riferendosi alla riforma da mesi annunciata, ma che ancora è avvolta dalle nebbie come una vigna langarola in autunno. Scontata la critica dalla parte avversa, si dirà. Eh no, perché i colpi più micidiali verso la fondatrice del Circolo dei Lettori, scelta da Sergio Chiamparino per governare Cultura e Turismo, sono quelli del cosiddetto fuoco amico. “Se si sta costruendo la riforma pensando a chi dovrà essere chiamato a dirigere il nuovo ente  - attacca la consigliera dem astigiana Angela Motta - anziché pensare a come rendere efficiente, promuovere e valorizzare questo grande patrimonio culturale, paesaggistico, vitivinicolo, qualunque proposta ci vedrà fortemente contrari “.

 

Parigi, colpita e (quasi) affondata. Motta, non si limita ad avanzare il sospetto che dietro l’ultima bozza di organizzazione delle aziende turistiche locali, predisposta dall’inquilina di via Bertola, ci sia l’intenzione di cucire l’abito addosso all’attuale direttore dell’Atl di Alba-Bra-Lanche e Roero, Mauro Carbone. Per la consigliera del Pd “il problema fondamentale è dato da fatto di non poter conoscere quale progetto ha in mente l’assessore. Ci troviamo nella situazione paradossale che come consiglieri regionali veniamo interpellati dagli amministratori locali preoccupati dalle proposte che l’assessore porta nelle Atl e non possiamo dare risposte, perché a noi lei non dice nulla”. Ma la Motta non è la sola donna piddina a contestare le scelte, sia pure in continua mutazione, dell’assessore. “Di smembrare la provincia di Alessandria, accorpando all’Atl di Alba l’Acquese e il Casalese non se ne parla proprio” taglia corto Rita Rossa, sindaco di Alessandria e presidente della Provincia, intimando l’altolà alla Parigi. “Se si vuole accorpare Alessandria ad Asti e magari ad Alba va bene – spiega da Palazzo Rosso - ma non possiamo fare degli spezzatini e una bad provincia nel nome dell’Unesco”. Già perché è proprio attorno e sul territorio classificato come patrimonio dell’umanità che Antonella Parigi pare voglia giocare la partita senza dare le carte agli altri interlocutori seduti al tavolo. “Se si fa l’Atl Unesco – ribatte la Motta – che fine faranno quei territori dell’Astigiano, ma anche dell’Alessandrino che non sono compresi nei confini stabiliti dall’Unesco? No, così non va”.

 

E che non vada la strada tracciata e poi cambiata e poi cambiata ancora dalla Parigi per rifare la legge e ridurre il numero delle attuali Atl, da una per provincia a sei, non è solo il Sud del Piemonte. Per cercare di aprire una breccia nel muro tra assessore e consiglieri regionali, nei giorni scorsi Davide Gariglio ha convocato il gruppo e invitato la Parigi. Un incontro in cui non sono mancati nervi tesi e risposte piccate, ma che è stata anche l’occasione per ribadire che pure dalle parti di Novara non sono tutti contenti e soddisfatti. Il piddino Domenico Rossi qualche perplessità e qualche rimostranza, per esempio, sulla scelta di Vercelli come sede dell’Atl (che dovrebbe comprendere Novarese, Vercellese e Verbano) anziché Novara l’ha messa sul tavolo.

 

Quella delle sedi è un’altra questione su cui si discute e non poco:  sembra infatti che l’assessore abbia manifestato l’intenzione di metterle nero su bianco proprio nel testo di legge, mentre per i consiglieri che di fatto formano una fronda sempre più ampia, sarebbe opportuno limitarsi alla definizione delle Atl; e già qui i nodi da sciogliere sono parecchi. Se si intende superare l’attuale divisione coincidente con le Province, quali i criteri da usare? “Omogeneità di offerta turistica, senza però fare lo spezzatino” è la tesi di Motta e Rossa che trova concorde pure un altro consigliere dem, Valter Ottria componente di quella commissione Turismo di Palazzo Lascaris “dove del progetto dell’assessore non sappiamo nulla - dice -. E non va dimenticato che si tratta di una legge, quindi la giunta fa una proposta che poi deve passare in commissione e quindi al voto del Consiglio”. Come dire, prima o poi si dovrà discutere.

 

Ottria dal canto suo non rinuncia a sparigliare buttando lì anche l’ipotesi di una Atl unica regionale che governi e gestisca i vari progetti dei territori “eliminando cda, centri di potere e qualche spesa”. Un’ipotesi che sembra tuttavia trovare ostacolo in quelle aziende il cui assetto vede un peso spesso importante dei privati che di fronte a un accorpamento totale potrebbero ritirarsi. Un altro esponente del Pd, la deputata Cristina Bargero non disdegna l’ipotesi dell’azienda unica regionale: “Bisogna guardare l’offerta con gli occhi del turista che non va a vedere i confini, ma che ha bisogno di pacchetti attrattivi, quanto più possibile omogenei e frutto di una politica di sistema”.

 

Tutti concordano sulla necessità di ammodernare una legge che ha vent’anni, ma come farlo resta ancora un dilemma. E a risolverlo non pare contribuisca colei cui toccherebbe farlo. “Sappiamo che l’assessore è alla terza versione di una bozza della riforma, ma non sappiamo cosa contenga il testo, tantomeno se sarà l’ultima” va giù dura Angela Motta. Sempre ad Asti, nei giorni scorsi a chiedere conto alla Parigi del destino dell’Atl era stata la presidente dell’azienda ed ex parlamentare Maria Teresa Armosino: “La nostra Atl ha un bilancio in equilibrio e un buon operato che non vorremmo venisse penalizzato”.  Pure l’assessore comunale astigiano Andrea Cerrato ha rimarcato la necessità di mantenere i rapporti con Alessandria senza vedere la sede spostata nelle Langhe e Asti accorpata ad Alba. “La sede non posso cambiarla – la risposta della Parigi – . Però si potrebbe pensare di dare la presidenza ad Asti. Alba deve diventare l’hub dal quale far partire i flussi turistici per l’area Unesco”. E gli altri territori?

 

Ma non è questo l’unico interrogativo. I piani dell’assessore per ora sembrano più segreti dei codici Nato. “Chiediamo solo di conoscere cos’ha in mente” ripete Angela Motta. “Una nuova legge è necessaria. Da parte mia personale e come Forza Italia abbiamo dato tutta la nostra disponibilità a collaborare – ricorda Alberto Cirio –. Ma se l’assessore vuol fare tutto di testa sua andrà a schiantarsi”. E, visto l’aria che tira, difficile dire chi della maggioranza andrà a tirare su la Parigi, turista (e assessore) per caso.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    09:57 Lunedì 18 Maggio 2015 versionedibarney Parigi

    andava bene per il Circolo del lettori e per fare salotto, amministrare è un altra cosa e non basta essere chic

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