Pensionato d’oro a Palazzo Civico

Fassino, dopo le dimissioni dalla Camera, dichiara: “Facendo i parlamentari non si diventa miliardari”. Vero, ma si cambia - e non poco - il tenore di vita. Noi gli facciamo i conti in tasca

BUSTA PAGA Piero Fassino

“Facendo i parlamentari non si diventa miliardari”. Lo afferma Piero Fassino, uno che a Montecitorio c’è stato per 17 anni, in un’intervista a Repubblica. Vero, ma è altresì indubbio che si migliora parecchio il tenore di vita, soprattutto rispetto a quanto il Lungo percepiva all’inizio della sua carriera, da funzionario di partito con stipendio legato al contratto metalmeccanico del mitico Cipputi, come era d'obbligo alla federazione del Pci torinese.

 

Fassino, che in vita sua non ha mai lavorato un giorno al di fuori della politica, ha mantenuto la parola. Con dispiacere ha rassegnato le dimissioni da parlamentare e ora si dedicherà a tempo pieno alla città di Torino. Ma certo non farà la fame. Neppure lui - che è noto per avere il braccino corto, ed essere particolarmente attento a finanze personali e domestiche – ci fa una bella figura a sacramentare sul basso emolumento da sindaco, peraltro fornendo cifre incomplete. Intanto da primo cittadino arriva ad incassare 9123,53 euro lordi al mese, più i gettoni delle sedute consigliari. Inoltre, dimettendosi da parlamentare incasserà ogni mese un assegno vitalizio da 8.455 euro mensili. Non è tutto. Se si tiene in considerazione anche il quoziente familiare, non deve sfuggire che il neo sindaco è sposato con la senatrice Anna Serafini, che siede incessantemente in Parlamento dal 1987, percependo, come tutti i suoi colleghi circa 15 mila euro al mese, tra indennità, diaria e rimborsi spesa.  

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