In Piemonte meglio Fassino di Fassina
07:59 Venerdì 26 Giugno 2015 2Dopo il flop di Civati nessuno segue il dissidente romano. Corgiat: "Non faccio questo regalo a Renzi". La sinistra serra i ranghi e punta a "cambiare il Pd dall'interno". Nella maggioranza cresce il peso di "Futuro democratico", la componente del sindaco
Meglio (o piuttosto) Fassino di Fassina. In Piemonte il richiamo a “partire dai territori, dare protagonismo a chi sta nei territori”, lanciato da Stefano Fassina appena dopo la sua uscita dal Pd e in vista della creazione di un nuovo soggetto a sinistra, pare non trovare seguito. A spegnere anche un residuo di speranza per i fuoriusciti dal Pd – da Fassina a Cofferati, passando per Civati – è, tra i primi, proprio colui che veniva dato come probabile testa di ponte dei dissidenti, ma Aldo Corgiat sgombra il campo con una frase lapidaria: “Mi spiace per chi ci ha sperato ma non intendo fare questo regalo a Renzi e alle sue truppe di occupazione”. L’ex sindaco di Settimo Torinese, uno degli ultimi esponenti della Ditta Pci-Pds-Ds ad aver tentato di arginare l’approdo in terra allobroga del renzismo, non è certo morbido con il segretario-premier, anzi è praticamente impossibile gli sfugga un solo aggettivo che abbia il sia pure lontano significato di apprezzamento. Avversario duro e puro. Dentro il Pd, però, non fuori, “pur comprendendo la scelta di Fassina”. Perché uscire, per Corgiat, ha forse un senso per chi sta in Parlamento e, in un certo modo, soggiace a quelle che egli definisce “dinamiche di Palazzo”. Non per lui, “mi lasciano piuttosto indifferente. E poi – aggiunge – per chi come me non ha incarichi elettivi porsi la questione se uscire o meno dal Pd lo considero un esercizio inutile”.
Corgiat è convinto che prima o poi il Pd si troverà a fare “i conti con temi come la partecipazione dei cittadini, le radici sociali della politica, con la necessità che la politica non si basi solo su slogan e annunci, o su sole leggi, decreti e provvedimenti governativi fatti in fretta, ma si nutra di pensieri e progetti lunghi da far crescere nella società, di radici sociali, di valori e di coerenza”. Un’attesa sulla riva del fiume, quella di Corgiat, che – tuttavia – oggi per l’ex viceministro dell’Economia e domani per quanti potrebbero pensare ad altre scissioni ha il sapore amaro di un certo isolamento, persino in una regione in cui il Pd ha antiche radici di sinistra. Non del tutto una sorpresa, però.
Il precedente, per certi aspetti ancora più eclatante, è recente e riguarda proprio Pippo Civati. Di civatiani alle primarie e pure alle regionali, così come alle europee, se ne erano contati non pochi. Dall’eurodeputato Daniele Viotti ai consiglieri regionali Domenico Rossi e Valter Ottria, dall’assessore comunale di Torino Ilda Curti al suo collega alessandrino Mauro Cattaneo, solo per citarne alcuni. Ebbene, pur augurando ogni successo all’amico Pippo, non lo hanno seguito, restando dentro a quel Pd cui il deputato lombardo meno di un paio di mesi fa e dopo mille annunci poi rientrati ha infine voltato le spalle. Tanti auguri di buona fortuna, ma rimanendo tutti al loro posto.
Due mesi dopo ecco che a scendere dal treno su cui non si era mai trovato a suo agio da quando nella cabina del locomotore c’è Renzi è “Fassina-chi?”, il quale ribadisce di avere “rispetto per chi non se la sentirà di uscire” dal quel partito che egli sostiene essere guidato “dall'interprete più abile della subalternità culturale e politica della sinistra italiana, sia di matrice comunista sia cattolica, negli ultimi tre decenni. Una subalternità sublimata nella carta d’identità del Pd: un non-partito, regolato dalla democrazia plebiscitaria dello statuto e segnato nei cromosomi dall’europeismo liberista del Lingotto”.
Nelle ultime dichiarazioni rilasciate spiega pure l’atteggiamento di Bersani: “Con lui e con altri c’è la condivisione dell’analisi sullo strappo che si è prodotto con una parte significativa del nostro mondo attraverso le scelte del governo. Ma no, non resta solo perché è l’ex segretario. Ci ho parlato, lui crede ci sia lo spazio per una funzione nel Pd. Sa però che per me è importante fare fino in fondo quello che sento”. Però è lo stesso Fassina ad ammettere quanto importante sia anche quel “lavoro di radicamento territoriale, di raccolta di domande, competenze e passioni. Un enorme lavoro da fare”. Che si annuncia in Piemonte più arduo che in altre parti del Paese.
La sinistra, dai bersaniani ai cuperliani e altre declinazioni spesso più personali che programmatiche, sta lavorando partendo proprio da qui per una ricercata e necessaria unità. Il convegno promosso sabato scorso alla Gam da Andrea Giorgis, con Gianni Cuperlo e Roberto Speranza, ha fatto il pienone. A sinistra sì, ma dentro il Pd. E la partita per Cofferati e Fassina, su quel fronte pare chiusa irrimediabilmente. Pure un altro politico piemontese che poteva essere un probabile compagni di viaggio di Fassina, l’ex vicepresidente del consiglio regionale Roberto Placido, era pure lui alla Gam, segnando la sua posizione così come la permanenza all’interno del partito. Di fronte all’annuncio dell’ex viceministro, Placido affida il suo pensiero a un post su facebook: “Mi dispiace che Stefano Fassina lasci il Partito Democratico. Per diversi motivi e non solo per il rapporto di conoscenza personale. Purtroppo non è il primo e se si continua così – vaticina Placido - non sarà l'ultimo. Ricordo che è stato vice ministro e responsabile nazionale economico del Pd. Qualcuno fa finta
di non ricordarlo. Perché era una voce critica ed ora siamo un po’ più poveri. Solo i servi sciocchi vivono come fastidio le critiche al "principe" e prendono ad esempio i "bocconiani" solo quando convengono. Potrei continuare con altre considerazioni. Ma più di tutto e di tutti mi infastidiscono quelli che fino a ieri sgomitavano per farsi una foto o sedersi vicino a "Stefano" ed oggi , come gli "spretati" scrivono i commenti peggiori”. A Stefano Fassina “con il quale non sempre mi sono trovato d’accordo”, l’ex numero due di Palazzo Lascaris, naturalmente manda “un grande in bocca al lupo per la nuova avventura con l’augurio di ritrovarsi quanto prima”. E come già accadde per i civatiani dopo l’addio di Pippo, anche in questo caso si sprecano le mozioni d’affetto, ma si resta laddove si è. “Continuo a provare, insieme a tanti, a cambiare il Pd dall’interno”.



