CORRENTI DEM

Pd, sold out al debutto della minoranza

Sala gremita per il convegno della componente di sinistra promosso da Giorgis con Speranza e Cuperlo. Alla chiamata alle armi rispondono molti veterani: da Nesi a Novelli, da Marengo a Fiandrotti. Appello all'unità (contro Renzi)

È stato più di uno scricchiolio “sinistro”, quello giunto ieri sera dalla Gam alle orecchie della maggioranza del Pd piemontese. Sala piena all’inverosimile, oltre 500 partecipanti, gente in piedi o seduta a terra per assistere al debutto in Piemonte della minoranza interna, la nuova corrente “a sinistra nel Pd” guidata a livello nazionale da Roberto Speranza e Gianni Cuperlo. Un segnale incoraggiante, non solo per il numero delle presenze, ma soprattutto per l’afflato unitario che ha contrassegnato l’iniziativa promossa a Torino da Andrea Giorgis, al punto che persino uno dei custodi dell’ortodossia bersaniana come il senatore Federico Fornaro afferma che “Torino diventa laboratorio per l’unità della sinistra”. Già in alcuni incontri promossi dallo stesso Fornaro si erano colti prodromi di quella partecipazione, tanto cara e tanto invocata come carburante necessario per un partito di sinistra.

 

“A Torino abbiamo avuto la conferma di quanto forte sia la domanda, per gran parte inespressa, di avere una sinistra unita in grado di lavorare all’interno del Pd per il Paese” aggiunge Fornaro, in prima fila in un parterre che rappresentava plasticamente la diaspora della sinistra allobroga: dal sindaco del “decennio della follia” Diego Novelli al banchiere rosso Nerio Nesi, dalla parlamentare Patrizia Manassero alla cuperliana  Giuliana Manica, passando per un redivivo Roberto Placido, ma anche l’ex capo della Cgil (e vicepresidente della Regione a maggioranza “anomala” con la Dc) Luciano Marengo e l’assessora Gianna Pentenero; l’ex civatiano Valter Ottria, i consiglieri comunali Lucia Centillo, Laura OnofriFosca Nomis e Vincenzo Laterza, quella regionale Silvana Accossato e il collega "placidiano" Andrea Appiano, gli ex socialisti Prospero Cerabona e Filippo Fiandrotti, il segretario regionale della Uil Gianni Cortese, l’ex deputato cristiano-sociale Mimmo Lucà. Presente anche il presidente del Pd torinese Alessandro Altamura, evidentemente in rotta con Cesare Damiano, artefice di una nuova componente, più collaborativa con i renziani

 

Un po’ chiamata alle armi, un po’ mobilitazione generale di quella parte del partito orfana della militanza, tra vita di sezione e Feste dell’Unità. Gira e rigira, è proprio sul ricompattare la minoranza dem che resta aperta la questione nella sinistra. E che forse proprio da Torino potrebbe incominciare a chiudersi. “Adesso abbiamo una responsabilità ancora maggiore – dice un Giorgis galvanizzato dal bagno di folla che, ammette, non s’immaginava –. Dobbiamo lavorare per dare la risposta alla domanda che ci è arrivata chiara e in maniera corale. Il Pd ha bisogno di una sinistra unita che lavori per il bene del partito e del Paese”. Parole di prammatica dietro le quali, tuttavia, sta la consapevolezza che è sempre più difficile pensare che l’elettorato, la base come piace chiamarla ancora, comprenda la ragione di quelle differenziazioni tra bersaniani, cuperliani, dalemiani e via con quelle personalizzazioni da far arricciare il naso a chi vede allontanarsi da sé il suo modello di un partito, come una nave nella nebbia.  E non basta far suonare la sirena.

 

“La proposta di cui abbiamo discusso è quella di una sinistra unita, certo, ma con idee chiare, offerte concrete. Come sui temi economici, con politiche che creino sviluppo, distribuiscano i frutti senza lasciare indietro nessuno” spiega Giorgis, dopo aver incassato la stupore ammirato di Cuperlo e Speranza per quella manifestazione che, quanto a presenze, pareva un convegno dell’Emilia dei tempi d’oro del partito. Non quello di Renzi. Perché, alla fine, il problema, non detto, è proprio lui. Certo “nulla è più lontano da noi dell’idea di indebolire il partito”, ci mancherebbe, però quei numeri che scendono nei sondaggi, quella débâcle alle ultime elezioni, per non dire dell’astensione, per coloro che più lontani dal segretario non si può, raccontano di una batosta (da loro) annunciata. E prefigurano tempi bui, “se non si cambia e in fretta”.

 

“La disaffezione e la domanda di cambiamento rivolta al partito – secondo Fornaro - è stata espressa in vari modi alle ultime elezioni: con l’astensione, con il voto alle liste civiche e con il non voto a chi rappresentava in qualche modo gli amministratori uscenti. Segnali forti e chiari, peraltro in qualche modo prevedibili”. Come non stupisce il senatore lo stesso calo rispetto alle europee: “Era prevedibile scendere da quel quaranta per cento al 32. Ma, a ragion veduta, quei consensi in più hanno fatto male a Renzi: ha pensato di essere invincibile. Invece…”. Invece, tra meno di un anno ci sono le amministrative e nella minoranza dem suona l’ennesimo allarme: “O ci attrezziamo e recuperiamo voti a sinistra, oppure ai ballottaggi se si va contro il Movimento Cinque stelle sono dolori. Stessa cosa con l’Italicum”.

 

(foto di Piero Chiariglione su Facebook)

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6 Commenti

  1. avatar-4
    15:08 Lunedì 22 Giugno 2015 Garabombo La solita malattia della sinistra

    Il refrain della sinistra da Ingrao a Cuperlo (passando per Landini) quando si perdono le elezioni è un eterno “bisogna recuperare i voti persi a sinistra”. Si tratta di una cliché che nasconde il vuoto di analisi e, ancora peggio il vuoto di idee che se una volta erano ben ammantate sotto i richiami dell’ideologia, oggi non sono altro che macchiette grottesche, come si vede dalla cronaca che in questi giorni che ci viene dalla vicina (più per la politica che per geografia) Grecia. Dopo i Cetto Laqualunque (di destra) ci vorrebbe qualcuno che fosse in grado i interpretare la comicità (tragica) di certa sinistra che non è in grado ancora di capire che il 41% a Renzi ha avuto proprio il senso della stanchezza verso un mondo di personaggi inconcludenti (di destra e di sinistra) e che solo questo è stato l’argine che Renzi ha potuto costruire contro la demagogia e il populismo dei grilli e dei salvini. E quale sarebbe ora la novità? “ci attrezziamo e recuperiamo voti a sinistra”. Ma chi, quando, dov’è? questo popolo della sinistra? Quello che a Mirafiori votava Meluzzi? Quello che votava Bossi (lasciamo perdere Salvini che è un uligano della curva nord)? O quello che va a votare Grillo?“Ma Lei quanti anni ha….?” Chiedeva Giorgio Bracardi.

  2. avatar-4
    08:22 Domenica 21 Giugno 2015 brizo Renzi bluff

    Finalmente!Sono forse i primi ad aver capito che Renzi è un bluff. Il signore di Firenze diventato come i suoi 2 predecessori Presidente senza essere passato dalle urne è alla frutta e la sinistra PD l'ha forse già intuito.

  3. avatar-4
    22:36 Sabato 20 Giugno 2015 usque tandem Bella seduta spiritica

    E lo spirito di Carlo Marx si e' manifestato e ha fatto ballare il tavolino a tre gambe? Comunque la presenza di alcuni notori jettatori garantisce il fallimento.

  4. avatar-4
    21:31 Sabato 20 Giugno 2015 Bandito Libero (continua da sotto)

    La folla della GAM di ieri non è indicativa di forza, ma di disperazione: anche i "Migranti" che giungono in Italia sui barconi sono in numero copioso, ma sono solo dei disperati.

  5. avatar-4
    20:56 Sabato 20 Giugno 2015 barisoni Che pena !!!

    Alla sinistra piace perdere.Per una volta che avevano un leader moderato deciso, decisionista, a avrebbero potuto cambiare davvero il paese ...Ricordatevi che l' Italia ( oltre ai parassiti sociali che ben nuotano nelle vostre acque) è un paese di destra, pieno di ladri furbastri e arraffoni ! In questo modo i 5 stelle, i Salvini e i reduci del Berlusca vanno a nozze, anzi vi daranno pure finanziamento.

  6. avatar-4
    19:13 Sabato 20 Giugno 2015 Bandito Libero il ragionamento esposto è contraddittorio per questi motivi:

    Se non state bene nel PD di Renzi, si prende la prende la porta e si esce, rifondando un nuovo partito tutto a sinistra, visto che decantate tanto che questo spazio a sinistra c'è. Ma non lo fate. Perché in realtà c'è pochissimo spazio a sinistra del PD, ed è occupato da SEL abbastanza dignitosamente. E lo sapete. Per questo rimanete nel PD. Il vero problema è che nel PD a trazione Renzi i posti per la vostra area son sempre più risicati, ecco perché vi frantumate in sigle e siglette, perché tutti pensano a 'sisalvichipuò' chi per avere un canotto, chi un salvagente.. Sapete perfettamente che con l'Italicum della vostra area si salveranno solo una minuscola pattuglia e basta. E' solo questo il vostro problema, e basta. Se fossero vere le ragioni 'ufficiali' di fondo, avreste messo un bel freno a Renzi da mò: avete la maggioranza assoluta di entrambi i gruppi parlamentari! Ma sfiduciare il governo è un rischio che non siete disposti a correre, proprio perché per il vostro 'canotto' diventerebbe un salto nel buio! E quindi state lì a rosicare, sperando che Renzi cada da solo, e che il tempo vi aiuti. Ma non accadrà. Renzi rimane comunque più forte di tutti voi messi assieme perché ha quella lucida follia che voi non avete, e perché è capace di rischiare del proprio, cosa che (quasi) nessuno di voi è disponibile a fare. Sa che voi non andrete mai a vedere il suo bleuff. Per questo vincerà ancora. La folla alla GAM di ieri non è indicativa di forza, di numer

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