FINANZA

Popolare, la fusione taglia gli sportelli

In attesa del verdetto della Bce sull'operazione di integrazione, in Piemonte spariscono le filiali dell'ex istituto novarese. Riduzione di servizi e posti di lavoro. Numerosi Comuni non avranno più un'agenzia. E anche dalla Carige arrivano brutte notizie

Fusione Banco Popolare-Bmp, domani è il giorno della Bce. Se l’istituzione presieduta da Mario Draghi dopo l’incontro con i due ad Pier Francesco Saviotti e Giuseppe Castagna, dovesse dare il proprio via libera, i consigli delle due banche per approvare il progetto potrebbero essere convocati già entro la fine della settimana. In caso contrario, se dalla Banca Centrale Europea dovesse arrivare la richiesta di nuovi aggiustamenti, l’annuncio della prima fusione tra Popolari post riforma sarà ancora rimandato. Il tempo, comunque, inizia a stringere, dato che si avvicinano le assemblee di bilancio: quella del Banco è sabato 19 e quindi ragionevolmente in quel weekend non ci potrà essere alcun accordo e, visti i tempi tecnici anche per l’approvazione formale che la Bce deve dare entro 90 giorni, diventa sempre più concreto il rischio di uno slittamento all'autunno delle assemblee su trasformazione in Spa (che per legge deve essere portata a termine entro l’anno) e aggregazione dei due istituti di credito.

 

Procede invece in maniera spedita, pur non senza proteste e preoccupazioni, l’operazione di dimagrimento avviata dal Banco Popolare sul territorio piemontese dove entro l’anno chiuderanno oltre venti sedi, molte delle quali ancora portano l’insegna della Banca Popolare di Novara. Un elenco, quello contenuto in una mail che circola da settimane ai piani alti dell’istituto di credito, che comprende soprattutto piccoli centri. In alcuni di essi quello della “Novara” è attualmente l’unico sportello bancario esistente. In altri, specie nel sud del Piemonte, è presente uno sportello della Bpm, la banca che ha incorporato la Legnano la quale a sua volta aveva preso in pancia la storica Cassa di Risparmio di Alessandria. Ed è proprio l’annunciata fusione tra Bpm e Banco Popolare con relativa razionalizzazione degli sportelli a suscitare più di una preoccupazione legata alla riduzione delle agenzia sul territorio. Naturale prevedere un accorpamento laddove oggi siano presenti entrambe e una riduzione nel centri dove i due istituti hanno più di uno sportello ciascuno.

 

Il piano di riduzione avviato dal Banco non solo è già nelle sua fase operativa, ma sarebbe stato deciso indipendentemente dal matrimonio ancora sub judice della Bce. In alcuni casi pare che il Banco Popolare sia stato costretto a fare retromarcia o comunque a sospendere l’iter poiché lo sportello destinato alla chiusura era l’unico a svolgere il servizio di tesoreria per il Comune e per questo vincolato dall’ente. Per gli altri, la maggioranza, sarà solo questione di mesi.

 

C’è un’altra banca che ha da sempre una radicata presenza in Piemonte, sotto l’occhio vigile e i rimbrotti severi della Bce: Carige. Dalla responsabile del Consiglio di vigilanza della Banca Centrale Europea, la francese Danièle Nouy, l’istituto di credito ligure ha ricevuto l’ordine di trovare capitale fresco entro la fine del mese. Sempre da Francoforte a Genova è giunta la diposizione di predisporre un nuovo piano industriale che “rifletta nuove considerazioni sulle opzioni strategiche del gruppo”. Una richiesta che i vertici di Carige sostengono “non avrà nessun impatto sulla solidità patrimoniale della banca”. Rassicurazioni che arrivano in un momento assai critico per la banca che il 31 marzo riunirà l’assemblea per il rinnovo del cda. Nessuno, ad oggi, può escludere che il nuovo piano industriale e la cura imposta da Francoforte possa passare anche per un ulteriore snellimento della rete (già incominciato nel periodo nero e tumultuoso che ha segnato Carige circa un anno addietro) e che questa tocchi anche più d’una della cinquantina di sedi al di qua dell’Appennino.

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