Grugliasco, una nuova Cuneo?

Il Pd si presenta alle primarie cittadine più diviso che mai e rischia una nuova Caporetto. L'ex sindaco Turigliatto presenta la sua candidatura, ma verrà respinta. E il dipietrista D'Acri prende tempo

“Va a finire che perdiamo le primarie”. Nelle parole del sindaco di Grugliasco Marcello Mazzù in uno di tanti incontri che si stanno consumando con i cacicchi locali c’è tutta la preoccupazione di un partito che sente addosso lo spettro di una sconfitta. Ieri sera nella sezione del Pd sono state consegnate le candidature per le primarie: servivano 49 firme, da cercare tra gli iscritti e come preannunciato ce l’hanno fatta tutti e tre. Con ampio margine l’assessore al Bilancio Roberto Montà (85 sottoscrizioni), al pelo gli altri due competitor, il vice sindaco Luigi Montiglio (51) e il capogruppo Salvatore Amarù (51), quest’ultimo sostenuto dall’area del consigliere regionale Mauro Laus, particolarmente forte in città. (Nelle foto sotto: dall'alto Amarù, Montà e Montiglio)

 

«Alla fine abbiamo i tre moschettieri» dice rassegnato il segretario cittadino del Pd Pierpaolo Soncin, che avrebbe fatto volentieri a meno di una situazione che rischia di creare una tale dispersione di voti da favorire candidati terzi. Per questo nelle ultime ore si sono intensificate le pressioni da Torino per convincere il vice sindaco a desistere, ma lui per ora nega: «Non so chi metta in giro queste voci. A me non mi ha chiamato nessuno e se arrivassero delle telefonate valuterò il da farsi, assieme a coloro che finora mi hanno sostenuto. Ad oggi la mia candidatura resta». Dall’altra parte delle barricata ci sono i soliti due: l’ex sindaco Mariano Turigliatto e il dipietrista, titolare delle casse provinciali, Marco D’Acri. Turigliatto ha già presentato la sua candidatura per le primarie, sostenuta dai Verdi, lo stesso partito che ebbe al suo fianco nel 1997 quando si candidò per la seconda volta contro tutti i partiti del centrosinistra e a sorpresa riuscì a sbancare le urne. Oggi come allora, il Pd, soprattutto quello cittadino, è deciso a escluderlo: “Parliamo di un personaggio che sta all’opposizione da 10 anni e che ci insulta da quando non è più sindaco” spiega un amministratore democratico. Neanche in un partito dilaniato e in confusione com’è quello grugliaschese l’ex primo cittadino troverà una sponda per essere della partita, pertanto non gli resta che attendere le elezioni vere e proprie. Intanto lavora alla costituzione di tre liste: una dei Verdi e le altre due civiche. Con lui l’ex assessore ai Lavori Pubblici della prima giunta Mazzù, Nadia Marabese.

 

Ci sono ancora due giorni per presentare le candidature. Poi fuoco alle polveri, e la metafora di guerra non è casuale. Quelle che stanno per consumarsi nella Stalingrado dell’Ovest saranno le primarie del rancore più che della politica, il territorio verrà battuto palmo a palmo, verranno movimentate associazioni e sindacati. Non mancheranno colpi bassi e alla fine sarà resa dei conti: non rimarranno feriti sul campo. Resta a questo punto solo un’incognita: cosa farà D’Acri? A settembre fu Antonio Di Pietro in persona che proprio da Grugliasco lo incoronò. Oggi, a più di due mesi di distanza, ancora non ha sciolto la riserva. A premere per una sua discesa in campo è soprattutto il capogruppo dipietrista a Palazzo Lascaris Andrea Buquicchio, tra i maggiorenti del partito piemontese e soprattutto l’artefice della sua finora brillante carriera politica. Turigliatto sarebbe anche disposto a lavorare insieme a lui e a sostenerlo alle primarie. Lui si è preso ancora 48 ore per pensarci su. 

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