REPORTAGE

A Novara il “sistema” arranca 
e guarda verso Milano

L'economia fatica, il disagio cresce, i poteri forti sempre più deboli. Una città in cerca d'autore (e di futuro) si presenta all'appuntamento elettorale senza grandi passioni. Duello tra Ballarè e Canelli, con l'incognita del ballottaggio

Duecento metri separano la dimora che fu un tempo dei conti Tornielli e Palazzo Cabrino, residenza avita dell’omonima schiatta di governatori. In un fazzoletto, nel centro di Novara, cinto dal Baluardo (che non è una fortezza ma una strada), ci sono la sede del potere economico, costituito dal Banco Popolare, e il cuore della politica cittadina. Di fronte, sotto la torre dell’orologio, Palazzo Natta, quartier generale di una provincia che si appresta a essere “superata” e poco più in là il quartier generale degli industriali. È tutto qui il “Sistema Novara”, che da anni gravita attorno alla sua banca, che più di molte altre ha saputo creare un rapporto simbiotico col proprio  territorio, anche dopo la fusione con le sorelle veronese e lodigiana: al fianco delle imprese, a sostegno dello sport, in soccorso dell’amministrazione pubblica. Un tassello fondamentale di un mosaico economico, politico e sociale che, negli anni della crisi, ha spesso vacillato.

È una grande città industriale Novara, la seconda del Piemonte, alle prese anche lei, proprio come Torino, con una convulsa e complessa trasformazione. Non più esclusivamente patria del manifatturiero, ma non ancora città della cultura e dell’università - ma soprattutto della logistica - come vorrebbero i più influenti stakeholder locali. All’orizzonte c’è la nuova Città della Salute, che il concittadino Roberto Cota ha sventolato come bandiera negli anni da presidente della Regione, ma che poi Sergio Chiamparino ha definitivamente sbloccato: “Le prime bonifiche potrebbero arrivare già entro la fine del 2016” dice soddisfatto il leader degli imprenditori novaresi Fabio Ravanelli, giovane delfino e successore di nostra signora della sanità Mariella Enoc. Ossigeno per un settore, come quello dell’edilizia, che ha visto dimezzarsi le proprie imprese, passando dalle 1.125 del 2009 alle 551 del 2015 con una perdita di oltre 2.500 posti di lavoro.

La Novara che 35 anni fa fu cornice di una pellicola cult come La classe operaia va in Paradiso, girato nella fabbrica Ascensori Falconi, oggi assiste con un certo distacco a una campagna elettorale nata stanca e che stenta a entrare nel vivo anche per la sostanziale assenza dal dibattito di un Movimento 5 stelle diviso e che, rispetto al capoluogo piemontese, sconta una candidata a sindaco, Cristina Macarro, che non fa presa sull’elettorato e che in giro si vede poco. Il centrodestra, invece, corre separato in due fazioni con il leghista Alessandro Canelli (sostenuto da Fratelli d’Italia e da una consistente fronda berlusconiana) nelle vesti di principale sfidante del sindaco uscente Andrea Ballarè (Pd di fede renziana) e il “civico” (si fa per dire) Daniele Andretta, che con l’appoggio di Forza Italia, punta a essere l’ago della bilancia in un secondo turno elettorale praticamente certo. E proprio il ballottaggio rappresenterà la vera sfida – tutt’altro che scontata – tra un centrosinistra “arrogante e salottiero”, secondo gli avversari, e una destra caciarona e incapace di elaborare progetti.

Novara, una provincia perennemente in bilico tra Milano e Torino, tra gli Asburgo e la Francia, tirata per la giacchetta dai Visconti e dai Savoia: tessuti e modelli di lusso, s’intende, con l’approdo dell’alta moda, che all’ombra di San Gaudenzio produce i capi destinati alle scintillanti passerelle milanesi. Gucci - che vuole ampliarsi offrendo 50 nuovi posti di lavoro - e Versace sono i marchi che hanno dato lustro a una tradizione che fin da quella centenaria dei sciavatin ha saputo unire stile e sartoria. Ma non è nella storia che nei prossimi vent’anni vanno ricercati i piani per cambiare il destino della città, quanto piuttosto nella sua geografia: attraversata dall’alta velocità tra Torino e Milano, ma anche passaggio obbligato verso la Svizzera e l'Europa del Nord. Nel suo interporto, gestito dal Cim, sono attive 33 aziende con 650 addetti, ogni settimana vengono movimentati quasi 4mila container su 196 treni diretti nel Nord del Continente e in Centro Italia. Per questo Ballarè continua a paragonare la sua città a Verona, rilanciando la proposta di un grande centro per la logistica ad Agognate dove, è convinto, “porteremo Amazon”, in un’operazione da 800 posti di lavoro. “La variante in Consiglio sarà il primo atto della mia amministrazione”, quella del secondo mandato.

Novara è il Piemonte che va a Milano, mezz’ora d’auto la separano al capoluogo lombardo con cui le affinità sono evidenti e gli scambi - economici e commerciali - continui. Se si chiede al candidato leghista Canelli quali siano le visioni future per la sua città lui non ha dubbi e guarda alla Madunina: “La prospettiva è di avere presto le facoltà scientifiche dell’università milanese a Expo, 25 chilometri di distanza coperti dall’alta velocità. Ragazzi giovani, intelligenti, linfa vitale per una città che dovrà attrezzarsi per accoglierli”. Parla di un piano di edilizia universitaria e popolare, che il candidato del centrodestra vorrebbe realizzare qualora eletto: un concreto intervento per aiutare le fasce più deboli, “quelle di cui Ballarè non si è occupato”. Un malcontento che monta nei quartieri popolari di Sant’Agabio e Sant’Andrea. “Abbiamo passato i primi due anni a rimediare alle sole che ci hanno lasciato loro” ribatte il primo cittadino e cita la travagliata vicenda dello Sporting, quella del teatro Coccia “che viaggiava con 2 milioni di rosso all’anno e che sotto la nostra gestione ha raddoppiato i contributi del ministero ed è diventato un'eccellenza al punto da produrre la prima del Festival di Spoleto”.

Sviluppo e sostegno ai più deboli. Su questo si scontrano e talvolta si ritrovano gli eredi di Franco Nicolazzi, Oscar Luigi Scalfaro, Ezio Leonardi; in una città dove una forte componente cattolica è stata affiancata per anni da un’area progressista di matrice socialista che l’ha amministrata durante la Prima Repubblica prima dell’avvento del Carroccio. Una città che anche nella sua geografia politica è più vicina a Milano che a Torino, pragmatica, sgobbona e antideologica.

I sindacati osservano interessati gli sviluppi della contesa elettorale, “ma senza schierarci” afferma un vecchio saggio come Raffaele Arezzi, segretario provinciale della Uil, impegnato con l’ultima crisi piombata sul suo tavolo, quella della Tamini dove sono a rischio 50 posti di lavoro. Dal proprio osservatorio attende segnali di ripresa che solo in parte si manifestano: “rispetto al 2013 la disoccupazione è passata dal 12,3 al 9,1 per cento, ma intanto è aumentato esponenzialmente l’utilizzo dei voucher: nel 2015 ne sono stati acquistati 821mila”. In questo contesto si attendono i prossimi cinque anni come quelli della svolta: città della salute, della logistica, dell’università (con il nuovo campus). Per ora sono scommesse. E promesse elettorali.

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