VERSO IL VOTO

Il centrodestra rialza la testa

Le difficoltà del Pd e un paio di candidati sindaco azzeccati ringalluzziscono, anche in Piemonte, i seguaci di Berlusconi e Salvini. La Lega punta a conquistare la golden share della coalizione. Manovre in vista di politiche e regionali

L’ex Cavaliere ne è convinto (anche sulla base dei sondaggi di Alessandra Ghisleri) e lo va ripetendo come un mantra: “La minaccia grillina si può arginare solo con un centrodestra unito”. Il rilancio con forza della necessità di una coalizione che superi le asperità “europee” con Matteo Salvini e Giorgia Meloni che a Silvio Berlusconi alzando la posta chiedono di lasciare il Ppe, rianima gli azzurri in vista delle politiche. Ma non solo. Dove, come nel caso del Piemonte, il voto per il Parlamento s’inframmezza tra quello delle comunali in tre capoluoghi più altri centri di rilievo e le regionali del 2019 il centrodestra coglie ulteriori ragioni per perseguire, sia pure con i necessari distinguo e spigoli ancora da smussare, l’obiettivo indicato dal sultano di Arcore.

La meta più lontana, quella delle elezioni regionali, è anche la più ambita e quella per cui l’area moderata vede crescere le chance. Oggi più rispetto a ieri. Diversi i motivi alla base di un cauto ottimismo che si va respirando nel centrodestra, ma tutti pressoché riconducibili al Pd. Travagliato dal congresso, segnato dalla scissione e dato in calo preoccupante dai sondaggi, il partito che oggi governa il Piemonte nel caso uscisse fortemente ridimensionato dalle politiche del 2018 e, ancor prima, fortemente segnato dalle vicende per la corsa alla segreteria arriverebbe a dir poco in affanno all’appuntamento con la campagna elettorale per il rinnovo del parlamentino di Palazzo Lascaris e l’elezione del successore di Sergio Chiamparino. Il quale – altro elemento a favore dell’attuale minoranza, in passato forza di governo in regione con Roberto Cota (e anni prima con l’allora berlusconiano Enzo Ghigo) – non nascondendo più di una delusione subita da Matteo Renzi e un distacco evidente dalle dinamiche (e dalle guerre di potere) del partito locale, ha ampiamente lasciato intendere che finito il suo mandato (obiettivo confermato anche nel caso la vicenda delle firme portasse alla decadenza di otto consiglieri) non ha alcuna intenzione di spendersi a sostegno di chi si presenterà per cercare di occupare il posto che è stato suo per cinque anni.

Non sfugge al centrodestra, anche se non composto interamente da raffinati strateghi, che un ruolo assai defilato di Chiamparino - l’(unico) uomo del Pd che conservi ancora una cospicua dose di empatia nell’elettorato e non solo quello militante – accrescerà le difficoltà del centrosinistra nella corsa alla riconferma e a chi (come l’attuale segretario regionale Davide Gariglio) pare prepararsi alla non facile conservazione della poltrona presidenziale di piazza Castello.

Ragioni e scenari possibili che, insieme a un possibile ritorno in campo di Berlusconi nel caso la Corte di giustizia europea gli restituisca l’agibilità politica, fanno nuovamente leggere segnali di attività, con qualche picco nell’elettroencefalogramma solitamente piatto dei berluscones nostrani. Sempre pronti ai blocchi di partenza, con un giro di riscaldamento alle politiche, sia la consigliera Claudia Porchietto , agguerrira e impegnata a costruire una rete di influencer piemontesi e nazionali, sia l’europarlamentare Alberto Cirio, meno incline a confessare il sogno a lungo cullato di tornare in quella sala giunta dove sedette quale assessore, stavolta da presidente.

Le difficoltà in casa democratica e le rilevazioni che danno il Carroccio in crescita non possono che far alzare il livello ormonale politico nei leghisti. Probabilmente alzeranno il tiro anche sulle regionali, rivendicando un ritorno, dopo la vittoria mutilata, per sentenza, di Cota. La Lega, in Piemonte più che altrove, certo deve fare i conti con un Umberto Bossi sempre più fastidioso e ingombrante per Salvini e i suoi. Questa sera il Senatur sarà ad Alessandria a discutere di federalismo con l’ex segretario dei radicali Giovanni Negri e il senatore bersaniano, ex Pd ora tra i leader di Mdp, Federico Fornaro. Ad invitare il vecchio leone padano, irritando non poco i salviniani che in Piemonte governano il Carroccio con Riccardo Molinari, è stato il fittiano mandrogno Fabrizio Priano.

Se l’Umberto arriva oggi sul Tanaro, Salvini sarà l’8 di aprile in quella giornata intera che la Lega dedicherà a quei temi sociali, a partire da lavoro e sanità, che l’ala fedele al fondatore cita spesso come sottovalutati e poco messi al centro dell’agenda politica dall’attuale segretario. Sarà un happening che sfocerà in una piattaforma programmatica in grado di assegnare al carroccio il ruolo di guida della coalizione, una sorta di ipoteca sul futuro schieramento. Almeno questo è nelle intenzioni dei promotori, in costante contatto con via Bellerio e con quei dirigenti di caratura, a iniziare da Giancarlo Giorgetti (uno dei pochi a esercitare una certa influenza sul “felpetta”), che puntano a stemperare i toni della sola protesta.

Punzecchiature, giochi di potere e tattiche più o meno malcelate, in vista di un altro snodo elettorale: quello delle amministrative di giugno. Anche qui l’aria nel centrodestra è cambiata, in fretta e in meglio. Partiti in ordine sparso e con un borsino in ribasso, berluscones, leghisti, Fratelli d’Italia e altri cespugli centristi sembrano imboccare una via diversa da quella che pareva vederli sul ciglio a passare altri contendenti. Ad Asti Maurizio Rasero, dato con più che buone possibilità di avere la meglio sulla dem Angela Motta (complice anche l’abbandono dell’attuale sindaco piddino Fabrizio Brignolo e il tira-molla della stessa Motta prima della decisione di accettare la candidatura) riceverà la benedizione nei prossimi giorni ad Arcore.

Il centrodestra si sta giorno dopo giorno rafforzandosi pure ad Alessandria, al punto che l’obiettivo di arrivare al ballottaggio (magari con i Cinque stelle) non pare più una chimera. Fatto l’accordo tra Carroccio e FI sul leghista Gianfranco Cuttica di Revigliasco, ieri la coalizione ha visto l’ingresso pure del coordinatore regionale dell’Udc Gianni Barosini con la sua lista civica (ma con uno scudocrociato), SiAmo Alessandria e i rumors danno in possibile avvicinamento anche il fratello d’Italia Emanuele Locci, ad oggi in corsa solitaria. La stessa richiesta di primarie del centrodestra che oggi il fittiano Priano, insieme a Roberto Rosso, avanzerà ai potenziali alleati pare un’istanza senza alcuna possibilità di ottenere risposta positiva, piuttosto da ricondurre a quei tatticismi che dovrebbero culminare con una coalizione ampia in grado di far giocare al centrodestra la partita per il ballottaggio.

Resta Cuneo dove il centrodestra, di fronte all’ampio schieramento che sostiene Federico Borgna, difficilmente potrà mostrare quel guizzo e quelle potenzialità attese e previste negli altri due capoluoghi. Probabilmente si rifarà poco lontano, a Mondovì. Di certo l’appello di Berlusconi, ma ancor più le vicende del Pd sembrano aver dato un impulso, per alcuni versi inatteso, a una coalizione ancora da sancire per le politiche, ma già piuttosto coeso per le comunali. E pronta alla battaglia cruciale per la Regione.

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