MIGRANTI

Ex Moi, mappati” cento profughi

L'audizione al Comune di Torino di Maspoli, project manager cui è affidato il piano di sgombero. Ultimata la prima fase del censimento su base volontaria, cui ha aderito un decimo degli occupanti. Unia (M5s): "Situazione complessa"

Sono 110 i profughi che vivono all’ex Moi, a Torino, su un totale di oltre mille persone, che hanno risposto finora alla mappatura su base volontaria avviata dal tavolo interistituzionale che si sta occupando della situazione delle vecchie palazzine olimpiche occupate. Il dato è emerso durante l’audizione, in conferenza dei capigruppo del Consiglio comunale, di Antonio Maspoli, project manager assoldato dalla Compagnia di San Paolo per avviare il processo che porterà alla liberazione delle palazzine con l’avvio di percorsi di accompagnamento per chi, fra gli occupanti, risulterà averne diritto. A questa prima fase di mappatura volontaria, che ha riguardato anche 41 persone che vivono negli scantinati del complesso, seguirà poi il censimento vero e proprio di tutti gli occupanti fra cui risultano esserci anche 15 donne con bambini. Il percorso di accompagnamento e inclusione riguarda in particolare la questione abitativa e lavoro. Su questo punto è stato spiegato che è già stato avviato un progetto per l’inserimento lavorativo nei cantieri navali di Liguria, Veneto e Friuli. Ai primi di giugno dovrebbero partire i corsi di formazione per circa 45 persone con l'inserimento lavorativo tramite agenzie di somministrazione per mesi rinnovabili.

Il progetto è finanziato, per la prima palazzina dove sono collocate circa trecento persone, costa alla Compagnia 1,6 milioni. L’intervento consiste nel censimento, nella ristrutturazione degli appartamenti in cui queste persone verranno collocate e l’inserimento lavorativo. Questi appartamenti faranno parte di un fondo di housing sociale gestito da Palazzo Civico e dalla Diocesi di Torino, sostenuto dalla fondazione San Paolo. Sono già stati individuati alcuni soggetti che si sono resi disponibili ad assumere alcuni di questi profughi, molti dei quali, però, sono fuori Piemonte; il più conosciuto è Fincantieri. Dopo la firma del protocollo d’intesa, che delinea i termini della convenzione tra i diversi soggetti – Prefettura, Comune, la Diocesi e la stessa fondazione bancaria – resta ancora un’ombra su chi si assumerà la responsabilità dello sgombero vero e proprio viste anche i diversi interessi degli attori in campo.

La prima parte dello sgombero riguarderà proprio quei 41 che vivono nei seminterrati, per ragioni di sicurezza e salute visto l’ambiente insalubre e soprattutto i rischi legati agli impianti elettrici e per la fornitura di energia negli alloggi soprastanti come comunicato recentemente dall’assessora regionale Monica Cerutti.

“La situazione, come previsto, è complessa, soprattutto perché ci siamo trovati di fronte alla totale assenza di un censimento della popolazione che occupa i locali. Per questo è stato necessario iniziare con una mappatura volontaria degli occupanti che sarà approfondita da un censimento effettivo”. A dirlo, al termine dell’audizione del project manager che si occupa dell’ex Moi, il capogruppo M5s Alberto Unia, il quale sottolinea come la mappatura consenta “già di iniziare un percorso di formazione lavorativa e linguistica”. “Al momento - aggiunge Unia - sono state individuate alcune linee di inserimento, grazie alla disponibilità e la collaborazione di alcune aziende produttive di altre Regioni e di concerto con Regione, Città Metropolitana, Compagnia di San Paolo e Diocesi stiamo lavorando sodo per la risoluzione di un problema trascurato da troppo tempo”. Per il capogruppo della Lega Nord Fabrizio Ricca “è un problema che non si risolverà. Le persone ormai si sono abituate a vivere lì e non vogliono andare via a meno che non gli si diano casa e lavoro. Ma se c’è disponibilità di casa e lavoro - aggiunge - bisognerebbe pensare prima agli italiani e a chi vive regolarmente e non a chi occupa e non si sa neanche chi sia”.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    18:20 Mercoledì 24 Maggio 2017 Ierre C'era una volta l'Istituto San Paolo di Torino

    Che la Compagnai di San Paolo tiri fuori 1,6 milioni euro per sistemare migranti africani in buona parte clandestini ( belle persone, quelle della foto ) con migliaia di famiglie torinesi in difficoltà mi sembra una vera schifezza.

  2. avatar-4
    16:46 Mercoledì 24 Maggio 2017 cheppalle Vogliamo questo, vogliamo quello...

    Eh già..casa a gratis, lavoro a disposizione, poi cos'altro? E i torinesi disoccupati? A loro chi bada? E poi non mi venite a dire che i nostri emigrati erano nella stessa situazione, il lavoro dovevano trovarselo e la casa pagarsela altro che sti bamboccioni africani

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