FIANCO SINISTR

“Chiamparino non è certo Renzi” L’abbraccio (furbetto) di Fornaro

Alle prese con le divisioni interne alla sinistra extra Pd e lo strappo di Piasapia, gli "scissionisti" di Mdp ribadiscono la lealtà al governatore. "Noi alternativi alle politiche renziane, ma in Piemonte la situazione è diversa"

“Non l’abbracciavamo prima, non l’abbracciamo adesso” aveva detto il senatore di Mdp Federico Fornaro davanti a quell’immagine di Giuliano Pisapia che cinge col braccio le spalle di Maria Elena Boschi. E se oggi il parlamentare da sempre molto vicino a Pier Luigi Bersani spiega non essere “il problema”, non per questo ne sminuisce il peso politico: “Io non sottovaluto la comunicazione non verbale, che a volte vale molto di più di tante dichiarazioni”.

Senatore Fornaro, dopo le polemiche sull’abbraccio l’ex sindaco di Milano parecchio irritato ha annullato l’incontro con Roberto Speranza. Tutto finito, quasi ancor prima di incominciare?
«Nulla di irrimediabile, c’è però bisogno di chiarezza, sia sul percorso e soprattutto sull’obiettivo. È evidente che in questa fase c’è una diversa valutazione sui rapporti prospettici con il Pd di Renzi. Questo è il nodo politico».

Pisapia tiene aperto il dialogo con il Pd renziano, mentre voi…
«Noi lavoriamo a un soggetto che sia alternativo alle politiche dei governi renziani. La discriminante è politica, aldilà degli abbracci».

Però in Regione, pur avendo costituito in gruppo autonomo con i consiglieri Valter Ottria e Silvana Accossato, rimanete in maggioranza. Sergio Chiamparino è stato chiamato da Renzi a lavorare nella squadra che preparerà la conferenza programmatica di ottobre. È davvero così diversa la situazione in Piemonte e lo stesso Pd rispetto allo scenario nazionale?
«Mi sembra evidente. Non è un caso che Sinistra Italiana che a livello nazionale è all’opposizione, in Regione stia in maggioranza. Va ricordato che si erano costruite all’origine delle condizioni per una partecipazione a pieno titolo di Sinistra Italiana e, a maggior ragione di noi, che siamo stati eletti nelle liste del Pd e questo non ce lo dimentichiamo».

Ma il Pd in Piemonte è, ovviamente, il Pd di Renzi e lo stesso Chiamparino, pur spesso critico, non è ostile al segretario che pure ha sostenuto, salendo con lui sul palco al Lingotto.
«Io credo che in questo momento ci siano le condizioni per rispettare l’impegno con gli elettori che viene prima dei rapporti con il Pd. Comunque in Piemonte la situazione è diversa da quella nazionale dove noi siamo additati al pubblico ludibrio ogni volta che votiamo in maniera differente dal governo, salvo poi non essere considerati maggioranza quando ci son incontri preparatori. I segnali che mi arrivano dai nostri consiglieri indicano un rapporto corretto del Pd nei nostri confronti e conseguentemente nostro nei confronti del Pd».

Insomma, nessuna avvisaglia di scossoni a Palazzo Lascaris, par di capire.
«Al momento non mi arrivano segnali di problemi politici, semmai di problemi diversi su singoli temi in merito ai quali, magari, si chiederebbe un intervento più incisivo della Regione».

E poi c’è il buon rapporto con il presidente, che emerge con chiarezza da quanto lei dice.
«Guardi,  noi abbiamo molto apprezzato il gesto fatto da Sergio di firmare la campagna “Ero straniero” promossa dai radicali. Un gesto importante in totale dissonanza con l’impostazione nazionale».

Torniamo a Pisapia, che succede in Piemonte con i suoi?
«A livello locale, con Campo Progressista che ha le sue figure di spicco in Gianguido Passoni e Monica Cerutti, non ci sono stati in questa fase che rapporti di buon vicinato, non si era attivata nessuna strategia di integrazione, mentre è aperto il dialogo con Sinistra Italiana e con Possibile. Nei giorni scorsi ho partecipato a una bella iniziativa a Vinchio, un incontro con Rifondazione, Possibile e Sinistra Italiana. Ribadisco, noi continuiamo ad essere coerenti: vogliamo essere un nuovo inizio e il lievito della nuova sinistra italiana».

Poi però ci sono le elezioni e mentre il centrodestra procede a unirsi, a sinistra vi dividete ancor prima di mettervi Insieme, per citare il nome dell’annunciata formazione.
«Una premessa: tutti i ragionamenti che si fanno adesso, si fanno in assenza di certezze sul fronte della legge elettorale. Se questa sarà quella attualmente vigente, Italicum corretto per la Camera e Porcellum corretto al Senato, è noto come per quanto differenti questi sono due sistemi proporzionali pur con diverse soglie e premio del 40 per cento alla Camera. Il fatto però è un altro».

Quale?
«Che i cittadini non votano un sistema elettorale, i cittadini vogliono sapere se possono sentirsi rappresentati dai soggetti politici e quali proposte i partiti fanno per risolvere i loro problemi. Hanno bisogno sapere se il livello di incertezza diminuisce, cosa si fa per la lotta alla disoccupazione, per gli investimenti, insomma se la politica torna a dare risposte ai problemi quotidiani e concreti delle persone. Questi sono i temi della campagna elettorale, che sarà incentrata anche sull’immigrazione. E con questi argomenti il sistema elettorale non c’entra nulla».

Lei quando uscì dal Pd, ma anche prima quando Renzi lo etichettava, insieme agli altri della minoranza, oltre che gufo pure vietcong ha sempre sostenuto che il problema era e resta l’attuale segretario, all’epoca pure Presidente del Consiglio.
«Certamente. Noi non ce l’abbiamo con il popolo del Pd. Io sono andato alla festa dell’Unità a Ovada, sono passato nelle cucine a salutare. Dov’è il problema? Mica mi hanno trovato a rubare. Io non ce l’ho con loro. Dopodiché il nostro progetto politico è alternativo al Pd che democraticamente ha indicato con il 70% dei consensi in Renzi il proprio leader e la propria politica. Noi a quella politica siamo radicalmente alternativi, altrimenti non saremmo usciti dal Pd».

Ma in Regione rimanete in maggioranza.
«Chiamparino non è Renzi».

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