GLORIE NOSTRANE

Forza Italia “libera e bella” Silvio vuole Montezemolo

Uno scranno da senatore e magari la guida della Farnesina. Nel carnet di Berlusconi il famiglio degli Agnelli è assegnato in Piemonte. Nel resto d’Italia ha combinato troppi disastri, però pure a Torino non ha lasciato buoni ricordi…

Per Libera e bella Silvio Berlusconi ha sempre avuto una passione. Se c’è e ci sarà una punta di invidia per la chioma ventosa, il titolare della capigliatura compatta come un manto d’asfalto e immobile pure nel pieno di una bufera, la dissimula da par suo. E comunque non inficia quell’apprezzamento, antico e a tutto tondo, che di Luca Cordero di Montezemolo gli ha fatto dire, non più di un mese fa: “Agli Esteri sarebbe perfetto”. Con Matteo Salvini agli Interni – nell’ipotetico, ma poi neppur troppo, governo immaginato dal Cavaliere – il manager cresciuto tra ruote e motori magari si intenderebbe, fraintendendo come nella parodia che ne faceva Maurizio Crozza, sulle ruspe. E vuoi che Silvio a colui cui farebbe indossare la feluca, scacciando l’onta e il peso di dove vedere Angelino-senza quid-Alfano alla Farnesina, non riservi un posto in prima fila nel grande parterre de rois delle candidature?

Se anche non ci fossero, come invece ci sono, le solite fonti bene informate che raccontano di contatti già avviati da Berlusconi per convincere Montezemolo, l’ipotesi di un’offerta sarebbe comunque oltremodo credibile. C’è, anzi di più. I rumors che echeggiano da Capri dove l’Agnelli di complemento ha trascorso qualche giorno di relax, incrociati con quelli provenienti dalle parti di Palazzo Grazioli riferiscono pure di una assai probabile scelta – da parte del vertice di Forza Italia – del Piemonte come feudo elettorale da assegnare al nobile, bolognese di nascita (anno domini 1947) e torinese d’adozione (da parte della Famiglia) nonché pure per domicilio nei fulgidi periodi della liaison con Edvige Fenech, preda di sguardi concupiscenti e sogni cullati nei cinema dalle parti di piazza Maria Teresa, fulcro dell’allora movida che ancora non si chiamava ancora così.

Omaggio alla sua appartenenza di fatto alla Famiglia, alla storia di un gran pezzo (no, non dell’Ubalda, quella era la Fenech) della sua vita professionale alla corte della Sacra Ruota, ma non di meno per un criterio ad escludendum che tra i consiglieri del Cavaliere avrebbe portato ad evitare il Lazio, troppo a rischio per la non brillante avventura in Alitalia con contraccolpi occupazionali il cui epicentro e il maggior numero di macerie stanno proprio dalle parti di Roma. Accantonata pure l’ipotesi lombarda, forse pure per via che a Milano, in piazza Gae Aulenti il sempre sorridente Luca ha dato l’addio alla poltrona di vicepresidente di Unicredit, prima che all’accompagno provvedesse Jean Pierre Mustier e appena dopo che a lasciare era stato un altro due vicepresidenti, Fabrizio Palenzona.

La stella di Monteprezzemolo o Montezuma come lo ribattezzò Susanna Agnelli brilla ancora in parecchi cda, può contare sulla holding di famiglia, la Charme capital partners, ma certo luccica meno che in passato. E che passato. Di nobile stirpe, si legò ai nuovi regnanti nell’Italia repubblicana, gli Agnelli, grazie all’amicizia nata sui banchi del liceo romano Massimo, con Cristiano Rattazzi, figlio di Suni, sorella di Gianni. La passione per le corse non superò mai quella per gli incarichi e le cariche: alla Ferrari, accanto a Enzo, il fondatore, poi alle pubbliche relazioni Fiat, quindi alla Cinzano e ancora organizzatore di Italia '90, alla Juventus,  nel cda della Stampa, di Rcs, un ritorno alla Ferrari, la presidenza di Confindustria, la scommessa sui treni (Italo) e quella sugli aerei (Alitalia).

La politica lo ha visto meteora. Crea Italia Futura, ma poi si fa da parte, non scende in campo, per usare una frase cara al suo ammiratore. Un assist per Mario Monti, che poi s’è visto come Scelta Civica è finita sciolta. Ripiegamenti? Strategie? Non sembrano incupire Berlusconi che di fronte a quella chioma mobile qual piuma al vento potrebbe, alla fine, sacrificare qualche scalpo dei suoi pretoriani in Piemonte per far spazio al manager che, fosse per lui, lo spedirebbe dritto alla Farnesina. Oggi rimane niente più di un auspicio. Assai più reale – dipenderà solo dal sì del diretto interessato – uno scranno, magari da senatore, seppur non a vita. E per farlo accomodare, come su una poltrona Frau, il Cavaliere avrebbe pensato agli elettori del Piemonte.

Un ritorno, insomma, quello di Montezemolo, a Torino. Da cui gli capitò, pure, di dover andare via di malavoglia. Erano i primi anni Ottanta e alla Fiat arrivò Cesare Romiti. Il giovane, ma affermatissimo, Luca era da un lustro il responsabile delle relazione esterne.  Posto che lasciò in fretta e furia. “Abbiamo pescato, in Fiat, un paio di persone che pretendevano soldi per presentare qualcuno all’avvocato – racconterà Romiti in un’intervista –. Uno dei due l’abbiamo mandato in galera, l’altro alla Cinzano”.

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5 Commenti

  1. avatar-4
    17:40 Venerdì 28 Luglio 2017 Pacioc Come?

    Ahahahah.....ahahahahahahah..non ho altro da aggiungere.

  2. avatar-4
    13:37 Venerdì 28 Luglio 2017 moschettiere Non avete capito

    Era solo per non far troppo sfigurare il Salvini agli Interni... Cosi tra incapacità e dilettantismo allo sbaraglio non si potrà mai capire chi è il peggiore!

  3. avatar-4
    11:06 Venerdì 28 Luglio 2017 tandem Ma come fa?

    Ma come fa Silvio a farsi venire idee così sballate? Vada a prendere il sole in Sardegna e lasci il posto a qualcun altro...

  4. avatar-4
    09:19 Venerdì 28 Luglio 2017 PassatorCortese Per farla breve...

    ... nel Lazio no, in Lombardia no, mandiamolo in Piemonte, dove la raccolta differenziata funziona alla grande

  5. avatar-4
    08:47 Venerdì 28 Luglio 2017 giannaclelia che Dio ce ne scampi

    Caro Silvio capisco il tuo concetto dopo di me il nulla, con Montezemolo lo puoi realizzare..del resto vedi il cv del pupillo dell'Agnelli e ti rend conto che tutto dove è passato non cresce piu' l'erba..un Attila moderno, insomma

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