GRANA PADANA

Lega, la sfida dei “nordisti”

Dopo l'estromissione di Bossi dal palco di Pontida i secessionisti sperano che il vecchio leader li raggiunga. Rossi: "Felicissimi se viene con noi, ma i nostri piani non cambiano. Saremo presenti alle elezioni politiche e poi alle Regionali"

“La Lega Nord è morta”, viva il Nord. Anzi il Grande Nord, che scrivendo l’epitaffio del Carroccio, come ha fatto l’ex leghista “ma sempre bossiano” Oreste “Tino” Rossi sulla sua pagina facebook, si presenta quale resurrezione di ciò che Matteo Salvini “ha definitivamente sepolto”, perpetrando l’oltraggio addirittura sul sacro suolo di Pontida. Il vecchio leone padano relegato nel retropalco di quell’altare pagano da lui eretto e che lo aveva sempre visto officiare quando nel pieno dei poteri e omaggiato quando non li aveva più. L’anno in cui all’Umberto toccò di stare molto male, l’appuntamento venne annullato, per dire. Ieri Salvini ha annullato lui, non facendolo parlare, né salire sul palco. Risalendo in macchina, dopo aver mangiato insieme solo all’autista alla solita trattoria, il Senatur ha detto quel che in fondo sarebbe stato strano se non avesse detto: “È un segnale che devo andarmene via”, altro che non farlo parlare per evitare i fischi come l’ha raccontata il segretario.

“Bossi uscirà o no? Può essere importante ma non fondamentale – osserva Roberto Bernardelli, l’imprenditore lombardo deputato della Lega dal ’94 al ’96 e oggi presidente di Grande Nord –. Il fatto è che Salvini ha spostato il baricentro dell’azione politica del partito dalle ragioni del Nord a sé stesso, sognando un’incoronazione a leader del centrodestra grazie alla sua discesa al Sud i cui scarsi risultati sono sotto gli occhi di tutti”. E agli occhi di chi da mesi sta lavorando per puntare su quella parola che ha fatto grande la Lega, non è sfuggita la sua pressoché scomparsa dal palco. Dice un altro dei fondatori di Grande Nord, Marco Reguzzoni: “Questa non è più Pontida, simbolo storico di lotta per la libertà, è solo propaganda personale. La speranza di migliorare il nostro Paese oggi si chiama grande Nord".

Con o senza Bossi: “Se vuole venire con noi saremo felicissimi, se invece pensa di morire dove non lo vogliono più e lo mettono da parte…” osserva Rossi, l’ex deputato ed europarlamentare che sabato nella sua Alessandria, mentre i leghisti, segretario piemontese Riccardo Molinari e sindaco Gianfranco Cuttica in testa, partivano per Pontida, ha messo su il gazebo di Grande Nord a due passi dal municipio. “Che Salvini avesse deciso di mettere da parte platealmente Bossi non mi stupisce e me lo aspettavo, ma non che lo facesse a Pontida, da quel pratone che ho contribuito anch’io, come tantissimi leghisti che ora non sono con Salvini, a comprarne un pezzetto”. Un metro quadrato, per l’esattezza, di sacro suolo.

Vent’anni fa Bossi lanciò l’appello: “Compriamoci Pontida”, vennero emessi dei BtP (Buoni terreno Pontida), 20, 50, 200mila lire, “Tenetemene sei, per mia moglie e i miei figli” disse non immaginando come sarebbe capitato più avanti. “Ogni padano potrà raccontare ai nipoti non solo di esserci stato – era scritto nella pergamena atto di acquisto consegnata da Roberto Calderoli – ma anche di aver contribuito a conservare per sempre un sacro luogo di libertà". I soldi raccolti non bastarono, arrivò la banca di Fiorani, il terreno finì nella Pontida Fin srl che gestisce le proprietà immobiliare del partito che, anche vendendole tutte, non basterebbero certo a far su i 49 milioni da restituire alla Stato per cui la magistratura genovese, dopo la condanna in primo grado di Bossi e dell’ex tesoriere Francesco Belsito, ha disposto il blocco dei conti.

Terreno scivoloso, peggio di quando piove, quello in cui si avventura Rossi lungo il cammino dei ricordi. Più agile, dopo lo strappo di ieri, si presenta invece il percorso dei “nordisti” verso la prima verifica con gli elettori. L’onta riservata a Bossi non è andata giù a Roberto Maroni – “Pontida è Bossi. La decisione è stata presa dal segretario Matteo Salvini, ma per me Bossi a Pontida ha sempre diritto di parola” – figurarsi a quella parte della Lega e quegli elettori non militanti che nelle regioni in cui il movimento è nato e cresciuto, come il Piemonte, già è un po’ che guardano con diffidenza la deriva prima lepenista, poi sovranista e nazionalista di Salvini. Già, perché “Salvini racconta balle. Non mi aspetto niente, da uno che ha tradito il Nord", la sentenza del Senatur.

Il Nord tradito, il suo strenuo difensore e portabandiera zittito, il nome che se non è ancora sparito dal simbolo già quasi non si scorgeva sul palco. E quello striscione con su scritto “secessione” che “ci sconsigliano di toglierlo” come scriveva ieri mattina una storica bossiana piemontese, Daniela Cantamessa, “vogliono impedire che la nostra gente esprima i propri sentimenti”.

Il vento del Nord soffia da ieri in maniera diversa. E Nord è anche un brand che sulla scheda elettorale può muovere voti come la tramontana le foglie. Gli ex leghisti preparano in autunno la primavera elettorale: il 7 ottobre a Milano ci saranno gli stati generali di Grande Nord, venti giorno dopo sempre nel capoluogo lombardo l’assemblea degli iscritti. “Avremo certamente le nostre liste al Senato in Piemonte, Lombardia veneto e in altre regioni – annuncia Rossi –. Per la Camera stiamo lavorando a delle intese con altre forze che al Centro e al Sud condividono i nostri principi e programmi. Poi ci saranno le regionali, il prossimo anno in Lombardia e nel 2019 in Piemonte”. Il vento del Grande Nord soffia, da ieri, più di prima. E per Berlusconi, che dopo che Salvini da Pontida parlava da futuro premier ha rivendicato per Forza Italia la leadership del centrodestra per se stesso senza né delfini né eredi, potrebbe essere una piacevole e salutare brezza.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    18:26 Lunedì 18 Settembre 2017 Veritas2015 Adesso tutti salviniani

    Mi chiedo quelli che non sarebbero niente oggi se non ci fosse stato uno come Bossi, la coscienza non ce l'hanno ? Non gli puzza l'alito che strano !

  2. avatar-4
    13:40 Lunedì 18 Settembre 2017 PELDICAROTA SE C'ERO DORMIVO ...

    Salvini fa il puro ma nel periodo in cui Bossi & family sbranavano la Lega lui dove era? Non vedo, non sento e non parlo e soprattutto non mi costituisco parte civile. Credibilità sotto zero.

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