L’anatra zoppa della Pellerino

L’assessore all’Istruzione del Comune di Torino ipotizza la gestione degli asili ad associazioni di maestre e genitori. Guarda caso nasce il Comitato “Zero Sei”, che ha sede nel circolo di Sel

Dalle scuole di partito, al partito che gestisce le scuole? La prospettiva che associazioni politicamente affini all’assessore Maria Grazia Pellegrino (Sel) possano prendere in gestione asili e scuole materne del Comune di Torino è adombrata dall’opposizione di centrodestra. È stata la stessa titolare dell’Istruzione di Palazzo Civico ne corso della seduta odierna della Commissione a balenare l’ipotesi di affidare alcuni plessi scolastici al “Comitato Zero Sei”. E il fatto che il sodalizio che associa maestre precarie e genitori abbia sede nel Circolo “l’Anatra zoppa”, luogo di ritrovo storico dei vendoliani torinesi ha fatto rizzare il pelo a Angelo D’Amico.

 

Il consigliere comunale pidiellino è andato a spulciare lo statuto del Comitato, trovando curiose congruità con le intenzioni di “esternalizzare” il servizio da parte del Comune, che, avendo sforato il patto di stabilità, si trova impossibilitato a rinnovare gli incarichi degli insegnati precari, con la conseguente chiusura di ben quindici asili e materne comunali. Tra gli obiettivi contenuti nell’atto costitutivo di “Zero Sei” (nato il 10 marzo scorso) vi è “il governo pubblico comune del servizio Asili Nido e Scuole dell’Infanzia a rischio di dismissione per le difficoltà di assorbimento e stabilizzazione dei lavoratori precari” e l’“operare a favore del Comune di Torino […] nel governo e nella gestione di Servizi di all’infanzia di qualità”. Senza escludere l’istituzione di una Fondazione – proprio come ventilato nei giorni scorsi dall’assessore Pellegrino – e “l’organizzazione di iniziative di azione politica volte alla realizzazione della Fondazione con tutti i mezzi giuridici e politici inclusa la possibile autogestione di nuovi spazi riconosciuti come beni comuni nella Città di Torino o altrove”. Inoltre “l’attività dei soci è svolta prevalentemente a titolo gratuito, salvo l’assunzione di  quanti svolgeranno attività educativa o amministrativa di supporto nel governo dei Servizi all’infanzia come bene comune”.

 

Insomma, tutto è pronto per prendere in carica l’eventuale “privatizzazione” del servizio. «Siamo preoccupati – attacca D’Amico - come si può pensare di dare in gestione l’educazione e la prima scolarità di bambini piccoli ad un Comitato autogestito da privati che non è ancora operativo? Con quali criteri  di scelta il Comune e l’assessore intendono dare l’educazione dei nostri figli in mano a persone che nessuno ha ancora visto all’opera? E soprattutto può il Comune permettere che la politica entri negli asili e nelle scuole materne?».

 

Infine c’è un aspetto squisitamente politico: «Che un partito di maggioranza, corresponsabile della violazione del Patto di Stabilità e quindi dell’impossibilità di gestire in modo pubblico i nidi e le scuole materne torinesi, faccia anche  la parte dell’opposizione è connaturato nella storia della Sinistra italiana di lotta e di governo, ma che lo stesso possa anche solo lontanamente vagliare l’ipotesi di “privatizzare” la scuola torinese a compagni di partito pare oggettivamente troppo».

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