ELEZIONI

In coda sul Carroccio di Salvini

Nella Lega si apre la corsa per un posto in lista alle prossime politiche. Gli unici più o meno certi di uno scranno sono Molinari e Giglio Vigna. Maccanti punta sulle quote rosa. L'inesorabile crepuscolo di Cota

Tic tac, tic tac, tic tac. Il conto alla rovescia ormai è iniziato e anche se le regole del gioco non si conoscono, chi vuol esser della partita già scalda i muscoli. Chi sale e chi scende dal Carroccio che da Torino porterà un pugno di parlamentari – 7 o 8 secondo i calcoli più affidabili – a Roma? Da Novi Ligure a Verbania i big della Lega piemontese iniziano a sondare il terreno, ci vanno coi piedi di piombo, fiutano l’aria, si sentono al telefono. A tenere il filo diretto con Matteo Salvini, però, è solo il segretario nazionale (cioè piemontese, nel bislacco quanto ormai obsoleto gergo padano) Riccardo Molinari e lui forse è l’unico che, a oggi, può dormire tra due guanciali, forte di un seggio sicuro, qualunque sia la legge elettorale. Sulla testa degli altri, compresi i gli uscenti, campeggia un grande punto interrogativo. Promozione in vista anche per Alessandro Giglio Vigna, dirigente storico, colonna portante della Lega nel Canavese, ma soprattutto uno dei volti del nuovo corso targato Molinari, il quale, subito dopo essere stato eletto al congresso di San Valentino del 2016, caldeggiò il suo ingresso nella segreteria federale, la centrale di comando di via Bellerio. Se qualcuno volesse scommettere potrebbe farlo sulla coppia Molinari-Giglio Vigna in parlamento. Per quanto riguarda gli altri big, o presunti tali, la partita è apertissima.

Partiamo dal Nord del Piemonte, dal Verbano e dal Novarese, terre del riscatto leghista, dopo i recenti successi elettorali. Qui, mentre attivisti ed elettori assistono al triste crepuscolo di Roberto Cota, sempre più marginale nelle dinamiche interne e forse addirittura in procinto di andare a cercar fortuna altrove, l’ex senatore Enrico Montani, suo rivale storico, è certamente tra coloro che si stanno attrezzando alla sfida parlamentare. Montani è stato tra i sostenitori della prima ora di Molinari e per questo premiato con l’incarico di segretario organizzativo. Ma da quelle parti, non solo l’ex senatore verbanese ha già fatto il biglietto per Roma: ci punta pure Alberto Gusmeroli, primo cittadino di Arona, amministratore apprezzato e ben inserito nel partito dove ricopre la carica di vicesegretario “nazionale” nonché tesoriere. Con un profilo differente ha sempre lavorato, invece, un altro sindaco del territorio come Davide Ferrari, di Galliate, che pare decisamente più defilato rispetto alle dinamiche parlamentari, mentre viene data in ascesa Michela Leoni, sindaca di Momo e capogruppo del Carroccio in Provincia. La parabola di Cota merita, però, un approfondimento: l'ex governatore, infatti, continua a essere attivissimo come dimostra il seminario organizzato a Novara sulla possibilità di un referendum per l'autonomia anche in Piemonte. Dopo la posizione ambigua mantenuta al congresso piemontese di un anno e mezzo fa e dopo aver sostenuto Giovanni Fava nella disperata sfida contro Salvini per la leadership del partito federale si è ritrovato per la prima volta nella sua carriera in minoranza, isolatissimo, al fianco di un Umberto Bossi a un passo dall'addio, corteggiato da una parte dai fuoriusciti "nordisti", dall'altra, pare, da Silvio Berlusconi in persona che se dovesse davvero rompere con via Bellerio potrebbe addirittura candidarlo nelle sue liste come indipendente. In questo contesto, Cota resta alla ricerca di un santo a cui votarsi.  

Da Novara a Vercelli, terra del compianto Gianluca Buonanno, il re della Valsesia, sostituito sul trono di Borgosesia dal suo delfino, Paolo Tiramani, con il compito di dare seguito a una florida dinastia politica. Secondo un insider leghista proprio quest’ultimo, appena eletto primo cittadino, potrebbe essere catapultato a Montecitorio, anche perché – essendo Borgosesia un centro con meno di 15mila abitanti – la poltrona romana non è incompatibile con quella municipale e le sue natiche potrebbero occuparle entrambe contemporaneamente. Un bel vantaggio, non fosse che a pochi chilometri c’è un’altra agguerrita prima cittadina, balzata recentemente agli onori delle cronache. Si tratta di Michela Rosetta di San Germano Vercellese, quella che ha minacciato i suoi concittadini di multarli se si fossero azzardati a ospitare degli stranieri nelle loro case. Sortite che nella Lega fanno acquisire punti.

Una cosa è certa, dopo l’ultima impennata nei sondaggi, persino in una regione storicamente ostica come il Piemonte – le percentuali elettorali sono sempre state di gran lunga inferiori di Lombardia e Veneto – “la Lega riuscirà a fare una bella infornata di parlamentari” esulta la nostra fonte. Il problema, come da tradizione, è Torino. Qui il partito vivacchia in un’inerzia scalfita solo dalla recente elezione di Fabrizio Ricca al vertice della struttura cittadina. Una cinquantina di nuove tessere, secondo quanto lui stesso afferma, e qualche riunione e dibattito in più, a partire da quello sulle palazzine occupate dell’ex Moi dimostrano, se non altro, quantomeno la buona volontà del capogruppo in Sala Rossa. Insomma, qualcosa si muove. E pure qualcuno. In particolare sembra decisamente attiva quella peperina di Elena Maccanti, ex assessora regionale ai tempi di Cota e delle mutande verdi, poi rimasta a Palazzo Lascaris, ma solo come dipendente. Chi l’ha sentita sa che per convincere i vertici sulla necessità di una sua candidatura sta premendo sulla questione di genere.

Di donne, si sa, la Lega piemontese ne ha poche e difficilmente potrebbe essere premiata una come Gianna Gancia, nonostante il suo recente ammutinamento, propiziato probabilmente dal marito, Roberto Calderoli, il quale a Milano avrebbe firmato un armistizio con Matteo Salvini prima di vergare le lettere di espulsione ai dissidenti. Effetto di una normalizzazione imposta a suon di purghe. Ma torniamo sotto la Mole dove, con la Maccanti, potrebbe trasferirsi un altro inquilino di via Alfieri: Alessandro Benvenuto, lui invece eletto, che i ben informati danno per favorito nel testa a testa con l’uscente Stefano Allasia. Un altro uscente, il biellese Roberto Simonetti, dovrebbe avere qualche possibilità in più di fare un altro giro. E se ad Alessandria la candidatura è blindata da Molinari, l’incognita resta su Cuneo, dove, a quanto pare, potrebbe essere premiato un esponente dell’organizzazione giovanile. La sfida è iniziata. 

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