Pd, aut aut a Bresso e Stara

I garanti del partito accolgono le richieste del capogruppo Reschigna: nelle istituzioni gli iscritti non possono sedere in altre formazioni. Disponibilità ad assorbire il personale

ZARINA Mercedes Bresso

Guai in vista per Andrea Stara e Mercedes Bresso. Il comitato dei garanti del Pd – presieduto dall’avvocato Gian Paolo Zancan - ha stabilito che entrambi, in quanto tesserati al Partito democratico, sono tenuti a rappresentarlo anche nelle istituzioni. Ergo, nessun gruppo autonomo in Regione Piemonte, pena l'espulsione dal partito. Il provvedimento era nell’aria, dopo il pressing attuato dai consiglieri democrats di Palazzo Lascaris, capeggiati da un intransigente Aldo Reschigna.

 

Il polverone si alzò per la prima volta nel luglio scorso, quando il segretario regionale Gianfranco Morgando si vide recapitare una lettera nella quale il gruppo, compatto, gli chiedeva un intervento risolutore sulla questione. Da allora si sono susseguiti numerosi vertici di partito, direzioni più o meno agitate, tra accuse e ripicche reciproche. Non mancano i retroscena, a partire da quello secondo cui sarebbero stati proprio Reschigna e Morgando, all’indomani della débacle elettorale, a pattuire con l’ex governatore di condurre vite istituzionali separate, anche in vista dei ricorsi elettorali in cui la Zarina voleva potersi muovere con una certa autonomia. Lei, poi, era la candidata di tutta la coalizione e avrebbe ottenuto margini d’azione maggiori attraverso la costituzione del proprio gruppo: Uniti per Bresso. Diverso il caso di Stara: dai Comunisti Italiani – con i quali diventa presidente della II Circoscrizione di Torino, alla lista civica della presidente – Insieme per Bresso - con la quale si candida nel 2010 e, sbaragliando l’ex assessore Andrea Bairati approda a Palazzo Lascaris. Subito dopo prende la tessera del Pd e da allora sembrò a tutti naturale l’adesione al gruppo, che finora, però, non è ancora avvenuta.

 

Oltre che politica la questione ha una non marginale valenza economica. Il gruppo autonomo permette di gestire oltre 200 mila euro all’anno: un avamposto dal quale combattere battaglie politiche in piena autonomia (si veda l’ultima campagna di comunicazione sulla caccia) diversamente dai “poveri” consiglieri regionali democratici costretti a dividere il budget del gruppo per 12 e a rispettare la linea politica e le dinamiche interne. Una situazione di disparità per alcuni insopportabile, visto anche l’attivismo di Stara all’interno del Pd regionale (emblematico è il caso del tesseramento). Di lì la richiesta perentoria di aderire alla famiglia democratica in Consiglio.

 

I garanti hanno dato un mese di tempo per sanare l’anomalia. Reschigna ha già annunciato la propria disponibilità ad assorbire il personale dei due gruppi autonomi, purché vengano rispettati i tetti agli stipendi vigenti all’interno del gruppo democratico. Stara - la cui posizione è ancor di più fonte di imbarazzo anche per la relazione sentimentale che lo lega alla segretaria provinciale Paola Bragantini, aspirante deputata alle prossime elezioni politiche - sembra ormai deciso a desistere e a sedersi tra i suoi nuovi compagni anche nell'emiciclo di via Alfieri, più accidentato appare il percorso della Bresso, i cui collaboratori, peraltro, sono di numero inferiore rispetto a quelli di Stara, ma pagati decisamente meglio e potrebbero non gradire un repentino ridimensionamento dei propri stipendi. Per questo, ma non solo, la Bresso potrebbe decidere di sbattere la porta. O chiedere (e magari ottenere) una deroga.

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