Monge
TRAVAGLI DEMOCRATICI

Congresso dem, Furia su Marino:
"Chi lo sostiene prepara la rottura"

Il candidato renziano nel mirino dello sfidante della sinistra Pd: "Cos'ha da dire su quanto sta succedendo nella sua area?". Attacca sull'abolizione dell'articolo 18 e arruola al suo fianco due grandi vecchi ex Ds Marcenaro e Lucà

Da Roma a Torino, i venti di scissione continuano a sferzare un Pd allo stremo, con una classe dirigente allo sbando e una base sempre più disorientata. È in questo clima che s’infiamma ulteriormente la competizione per le primarie regionali del 16 dicembre. A contendersi la guida del partito piemontese il candidato renziano (ma sostenuto da pezzi di altre correnti) Mauro Maria Marino, la cattolica Monica Canalis, che voterà Maurizio Martina al congresso nazionale, e il giovane Paolo Furia della sinistra un tempo orlandiana e oggi a sostegno di Nicola Zingaretti. Proprio quest’ultimo è tornato ad affilare la lingua per battere laddove il dente di Marino e dei renziani duole. “Voglio ricostruire il contrario di distruggere e il contrario di rottamare” afferma il giovane ricercatore biellese, studioso di Ricoeur e Gadamer.

L’intento è stanare il suo principale avversario: “Marino è stato designato in una riunione della componente renziana a Roma, deve esprimersi su quello che sta accadendo, su cosa succederà, non può cavarsela dicendo che non vuole uscire dal Pd”. Il tema non è solo Marino ma la composita area che lo sostiene, per la stragrande maggioranza legata all’ultimo segretario eletto dalle primarie e che ora s’interroga sul futuro. “È legittimo chiedersi quante persone che lui rappresenta condividano quanto sta accedendo, poiché appoggiando Marino predicano la rottura del Pd”. Buona parte dei maggiorenti che oggi sostengono il senatore torinese presto potrebbero finire nella Cosa renziana? E se sì, a quel punto Marino guiderà il partito senza avere più la maggioranza? Tutte domande lecite, alle quali per ora il deputato che è passato dal “madrinaggio” della Bindi alla Boschi preferisce non rispondere.

Indugia su particolari lessicali Furia: “Voglio ricostruire che non è l’ormai abusato cambiare e neppure rottamare, una parola che trovo falsa e volgare, visto che ha coperto un’operazione di riciclo e di trasformismo”. Insomma, siamo all’abiura dell’ex leader ancorché arrivi da un’area che l’ha sempre considerato un abusivo della Ditta. Una critica che sa di restaurazione, quando Furia attacca non solo più sul lessico ma anche sui provvedimenti: “Voglio occuparmi di ambiente e lavoro” dice prima di contestare l’abolizione dell’articolo 18: “dicevano fosse un feticcio, ma allora perché abolirlo?”. Parla di Europa e arruola al suo fianco due grandi vecchi che “al momento sono un po’ in angolo, come Pietro Marcenaro e Mimmo Lucà” dice rifacendosi a una “sensibilità laburista” con “un occhio ad appianare i troppi scarti che oggi separano il centro dalle aree periferiche”.Guardare avanti nello specchietto retrovisore.

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