Monge
VERSO IL VOTO

Una poltrona ciascuno, da buoni Fratelli (d'Italia)

I big in campo per fare incetta di voti e tirare la volata ai colonnelli locali che si sono già spartiti ruoli e posti. Bertot punta a rientrare a Bruxelles, Rosso in corsa per Palazzo Lascaris, Marrone blindato nel listino e per Ghiglia una nomina "pesante" di sottogoverno

La famiglia è cresciuta e i Fratelli (d’Italia) sono aumentati, con più o meno recenti innesti e transumanze e sondaggi in aumento costante. Un trend positivo che stando al sondaggio dell’altro ieri di Euromedia Research di Alessandra Ghisleri arriva alla soglia del 5% con un incremento dello 0,8% rispetto al precedente, ma soprattutto ben oltre la soglia di sbarramento del 4% per le elezioni europee.

Un appuntamento al quale il partito di destra pare deciso a candidare come capolista in tutte le cinque circoscrizioni la sua leader e principale artefice del successo: “Proporremo a Giorgia Meloni di candidarsi in tutte le teste di lista. Crediamo sia un fatto naturale e logico”, ha detto il senatore Ignazio La Russa, aggiungendo che “ovviamente, la decisione spetta a lei”.

Una candidatura, quella della Meloni, in funzione attrattiva di consensi più che mirata ad un approdo al Parlamento europeo che ben difficilmente la leader di FdI sceglierebbe rinunciando a quello italiano. E forse non la sola. Nello schieramento di pezzi da novanta ci sarà, tra gli altri, il piemontese Guido Crosetto il quale, secondo voci interne al partito, avrebbe dato rassicurazioni circa una sua rinuncia se eletto, aprendo la strada a un altro corregionale su cui FdI in Piemonte punta molto: l’ex sindaco di Rivarolo Canavese Fabrizio Bertot, che a Strasburgo c’era già stato ai tempi del Pdl.

L’ex sottosegretario alla Difesa correrebbe, dunque, per portare voti più che per portare se stesso a Strasburgo, anche se nel caso di una sua rinuncia, questa dovrebbe fare i conti con le dimissioni reiterate, seppur non ancora calendarizzate, dalla Camera dei Deputati, dopo il respingimento della prima richiesta avanzata in Aula.

Giochi che si capirà come si evolveranno solo dopo il voto che oltre a Crosetto e Bertot, vedrà anche candidato lo psichiatra Alessandro Meluzzi, come chiestogli dalla Meloni, ma con un posto in giunta regionale come vero obiettivo.

Una concorrenza, quella che patiscono i piemontesi per conquistare uno scranno all’europarlamento, arriva dalla Lombardia da parte di due esponenti fuoriusciti da Forza Italia. Stefano Maullu, da mesi sta conducendo una campagna elettorale permanente per conservare il seggio ereditato da Giovanni Toti quando quest’ultimo era stato eletto presidente della Regione Liguria. Il passaggio di Maullu in FdI è recente: il 28 novembre dello scorso anno ha lasciato Forza Italia aderendo a Strasburgo al gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei, capitanato dall’ex governatore pugliese Raffaele Fitto. Bertot non pare affatto impensierito, neppure dalla probabile decisione di Mario Mantovani, altro forzista della prima ora, ex vicepresidente della Regione Lombardia e sottosegretario del quarto governo Berlusconi, di correre per tornare a sedersi nell’emiciclo europeo, lasciato dopo dieci anni nel 2009 per far posto a Iva Zanicchi.

Non meno agguerrita la competizione interna per Palazzo Lascaris. Stessa data, ma schede diverse per la pattuglia che si appresta alla battaglia contro il centrosinistra di Sergio Chiamparino, pur ancora in attesa del generale cui affidare le truppe del centrodestra. Qui ad aver già abbondantemente scaldato i motori di una macchina elettorale cui maligni e invidiosi, insieme a realisti, descrivono come senza risparmio di risorse è l’anche lui da poco fratello d’Italia, Roberto Rosso. Mezzi ed energie, se possibili, assai maggiori rispetto a quelli spesi per la sua candidatura a sindaco di Torino che lo ha portato nel 2016 in Sala Rossa, l’ex sottosegretario parte alla conquista di uno scranno in via Alfieri senza scorciatoie o garanzie, ma solo macinando. come ha dimostrato di saper fare, preferenze.

Lo farà anche l’ex consigliere regionale Maurizio Marrone, anche se per lui (e per evitare di finire in un pericoloso duello fratricida con lo stesso Rosso) sarebbe pronto il posto riservato a FdI nel listino del presidente.

Ruolo di coordinamento dalla postazione di comando del partito regionale per Fabrizio Comba, che non parteciperà quale candidato alle regionali, probabilmente rinviando la sua discesa in campo alle future politiche.

Pronto a spuntare nelle liste, dalle brume mandrogne, anche l'(ex) Udc Giovanni Barosini e forse pure il suo concittadino, il fittiano Fabrizio Priano che però nonostante la corte serrata avrebbe più di un dubbio.

E se, come annunciato nei giorni scorsi dallo Spiffero, un punto sempre più fermo la Meloni pare essere intenzionata a mettere con gli alleati per avere Meluzzi assessore esterno alla Cultura, una figura storica della destra piemontese come Agostino Ghiglia avrebbe deciso di non candidarsi. Nessuno screzio, nessun problema in famiglia. Più semplicemente il politico torinese cresciuto nel Fronte della Gioventù e poi nel Msi, di cui Giorgio Almirante lo nominò vicesegretario regionale nel 1987, deputato per due legislature, pare aver puntato lo sguardo sulla presidenza di Scr, la società di committenza regionale. Perché in caso di vittoria ce ne saranno di poltrone da spartirsi. Da buoni fratelli.

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