Firme elettorali, Giovine è un falsario

La Corte d'Appello conferma la pena a 2 anni e 8 mesi e l'interdizione dai pubblici uffici per il consigliere regionale eletto nei Pensionati per Cota. "Risultato viziato", attacca la Bresso

CONDANNATO Michele Giovine

Le elezioni regionali piemontesi furono viziate da gravi irregolarità, anzi da veri e proprio reati. Lo hanno stabilito, per la seconda volta, i giudici. La Corte di Appello di Torino, infatti, ha oggi confermato la condanna a due anni e otto mesi di reclusione per falso inflitta in primo grado al consigliere regionale del Piemonte Michele Giovine imputato nella vicenda delle firme false raccolte per la presentazione della lista dei Pensionati. Dalle verifiche sono state accertate false 17 sottoscrizioni su 19.

 

La formazione ottenne 27 mila voti, mentre la differenza tra i due candidati alla presienza, Mercedes Bresso e Roberto Cota, alla fine dei conteggi, risultò di 9mila voti a favore dell'attuale governatore della Regione. Con la stessa sentenza i giudici hanno ridotto - perché incensurato -  da due anni e due mesi a due anni la pena inflitta a Carlo Giovine, padre del consigliere regionale, coinvolto nella stessa vicenda. Per loro il collegio, presieduto dal giudice Alberto Oggè, ha anche stabilito l'interdizione dai pubblici uffici: due anni per Michele Giovine e un anno e 4 mesi per il padre Carlo. Gli imputati dovranno risarcire 3mila euro a ogni parte civile (Bresso, lista Insieme per Bresso, Federazione dei Verdi, lista Pensionati e invalidi per Bresso e Radicali) in aggiunta a quanto stabilito in primo grado.

 

Secondo l’accusa, rappresenta dal procuratore Vittorio Corsi, che aveva chiesto la conferma della condanna di primo grado e che ha definito “equilibrata” la sentenza odierna, il 25 febbraio 2010 gli imputati non si trovavano a Gurro e Miasino, in provincia di Novara e Verbania, dove erano state apposte le firme depositate per la presentazione della lista. E non sarebbero stati lì neppure i firmatari dei moduli elettorali. Le irregolarità riguardano 17 delle 19 sottoscrizioni della lista Pensionati per Cota. In totale erano 27mila voti che la lista aveva preso a supporto di Cota, un numero determinante per la vittoria dell’attuale governatore. «Il presidente Cota - ha affermato l’avvocato Gianpaolo Zancan, legale della lista Insieme per Bresso - spero che capisca che per due volte i giudici del merito hanno detto che sua vittoria si basa su dei falsi. Chiunque ne prenderebbe atto. Se è in buona fede ed è stato ingannato da un partner ne prenda atto. Non farlo significherebbe che erano d’accordo e sarebbe molto grave».

 

Per l’avvocato Paolo Davico Bonino, legale della Bresso, «occorre arrivare all’annullamento delle elezioni». Stessa opinione espressa dalla Federazione dei Verdi, parte lesa, rappresentata dall’avvocato Valentina Stefutti: «Cota deve prendere atto che ha vinto con una lista truccata, restituisca la parola agli elettori». Gli imputati dovranno risarcire 3mila euro a ogni parte civile (Bresso, lista Insieme per Bresso, Federazione dei Verdi, lista Pensionati e invalidi per Bresso e Radicali) in aggiunta a quanto stabilito in primo grado.

 

«Sono molto soddisfatta - ha commentato l’ex presidente - la corte ha accertato che la lista era falsa e che i Giovine hanno commesso le peggio cose per ottenere un vantaggio elettorale. A chi riteneva si trattasse solo di piccole dettagli formali alla stregua di bagatelle, si prenda l’onere di leggere gli atti del processo cosi si renderà conto dello squallido contesto in cui i due condannati hanno operato». Sulla vicenda, oltre al procedimento penale, è pendente anche quello amministrativo, ancora fermo al Consiglio di Stato dopo la presentazione dei ricorsi, nel maggio del 2010, da parte di Bresso e delle liste che la supportavano.

print_icon