Forza Italia
TRAVAGLI DEMOCRATICI

Pentenero nel listino, la resa del Pd

Il ripescaggio dell'assessora è la conferma che su questa partita le carte continua a darle Chiamparino. Dopo Salizzoni il governatore impone, assieme a Giorgis, anche la sua quota rosa. Penalizzato il Piemonte Orientale. Furia ostaggio delle correnti

E così nel gettare la maschera il Pd cala pure le braghe. Con l’ingresso di Gianna Pentenero nel listino bloccato di Sergio Chiamparino il Pd chiarisce una volta per tutte l’essenza di una battaglia solo in apparenza combattuta per il rinnovamento. Dopo averle sbattuto sul grugno il portone di Palazzo Lascaris, negandole la deroga a un quarto mandato, ora sarebbe pronto a farla entrare dalla finestra: giravolte di un partito senza un timoniere e in balia delle correnti. L’importante è trovare un compromesso e pazienza se al massimo ribasso. Così salta definitivamente anche il proposito di utilizzare il listino come camera di compensazione per le province minori, per quel Piemonte Orientale bistrattato e dimenticato in cui la Lega si prepara a fare il pieno di voti. Il listino doveva servire per aiutare quelle province che, per l’incapacità dell’attuale maggioranza a riformare la legge elettorale, sarebbero state sottorappresentate. E invece, oltre al danno, ecco pronta la beffa.

Era la sera del 25 marzo scorso quando la direzione del Pd di Torino si espresse in larghissima maggioranza per non concedere la deroga all’assessora Pentenero e al presidente del parlamentino piemontese Nino Boeti. Una scelta per certi versi lacerante, compiuta nonostante gli appelli di segno opposto del deputato Andrea Giorgis, del vicepresidente della Sala Rossa Enzo Lavolta, dell’ex segretario della Federazione Alessandro Altamura, solo per fare alcuni nomi. Pochi giorni dopo, la decisione è stata ratificata anche dalla direzione regionale sulla scorta di parole d’ordine come “rinnovamento” o “ricambio generazionale”. Principi di fronte ai quali, era la vulgata nei capannelli, si sarebbe anche potuto sacrificare quel pugno di preferenze di cui sono portatori Pentenero e Boeti. Una scelta dolorosa, compiuta con la schiena dritta. Poi la giravolta.

Se l’assessora di Chiamparino non andava candidata sul proporzionale, perché mai il Pd dovrebbe ripescarla nel listino? E ancora, perché lei sì e Boeti no? A questo punto tanto valeva forse lasciarli correre entrambi, almeno avrebbero portato un po’ di acqua (voti) al mulino del Pd. E invece no.

Ciò che se ne deduce è quanto lo Spiffero, in fondo, ha sempre sostenuto. E cioè che l’esclusione di Pentenero e Boeti sia stata il frutto di una decisione presa dall’ampia corrente trasversale che riunisce tutti i principali candidati, interessati, più che a una ventata di rinnovamento, a far fuori due dei più temibili competitor su piazza. Una scelta che ha accomunato candidati renziani e della sinistra zingarettiana, tutti ugualmente interessati ad avere il campo un po’ più libero. Altro che ricambio generazionale.

C’è chi sostiene che a volere Pentenero nel listino sia Chiamparino, chi invece parla di pressioni fortissime della sinistra dem che, dopo aver tentato prima di salvarla dalle forche caudine della direzione e poi aver inutilmente sperato in un passo indietro di Mercedes Bresso per inserirla in lista per le europee, avrebbe (il condizionale è ancora d’obbligo) ottenuto da Furia il semaforo verde. Una delle teorie più accreditate parla di un’operazione a tenaglia sul giovane e inesperto segretario compiuta dal governatore assieme al fedelissimo Andrea Giorgis.  

Certo, resta un fatto politico: e cioè la spregiudicatezza con cui Furia, di fatto, archivia le votazioni delle direzioni torinese e piemontese del Pd e piazza Pentenero nel listino assicurandosi il beneplacito delle principali correnti. “Un modo per ricucire una ferita” dice lui. Ma quella ferita era il frutto di una volontà politica chiara, ora rinnegata. E soprattutto, così Furia abdica al proposito di salvaguardare le province più piccole. Da giorni il numero uno di via Masserano viene tirato per la giacchetta da una parte e dall’altra: Stefano Lepri e Monica Canalis gli ricordano che è diventato segretario grazie ai loro voti e promuovono per il listino l’ex sindaco di Ciriè Francesco Brizio (che è un uomo, in barba alle tante dichiarazioni di Canalis in favore della parità di genere, ed è di Torino), le province più piccole reclamano un posto per loro, così come promesso all'inizio della trattativa. Lui, per ora, si barcamena, abbozza, si lamenta e non riesce a opporsi. Decide Chiamparino, in accordo con le principali componenti del partito: lo ha fatto per il mago dei trapianti Mauro Salizzoni, poi per Pentenero. Ora al Pd forse resteranno un paio di posti su dieci: un magro riconoscimento per l'azionista di maggioranza della coalizione.

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