RETROSCENA

Regione, è già ora d'un "ritocchino"

Serrati i ranghi della maggioranza e rinsaldati i rapporti con i consiglieri, Cirio mette mano alla composizione della giunta. Entro l'anno si profila uno scambio di deleghe tra il vicepresidente Carosso e l'assessore Protopapa. I malumori di Coldiretti

Non sarà un rimpasto. Meglio chiamarlo switch, come si sussurra al piano nobile di piazza Castello dove nessuno, a partire dal padrone di casa, nega il rischio di mettere le mani in pasta – nel senso politico del gesto, con a cascata tutti gli effetti e i rimbombi – a meno di sei mesi dalla formazione del nuovo governo regionale. Dunque, operazione soft, concordata e indolore ma a quanto pare necessaria, quella che nei propositi di Alberto Cirio dovrebbe portare entro fine anno a uno scambio in famiglia, quella della Lega, di deleghe tra Marco Protopapa e Fabio Carosso. A quest’ultimo, già titolare della vicepresidenza andrebbe l’Agricoltura, competenza che l’attuale titolare cederebbe ricevendo in cambio l’Urbanistica e la Programmazione territoriale e paesaggistica.

Nessuno scossone nella giunta di centrodestra. Appena tre giorni fa, nella campagna di Trino Vercellese, il governatore e gli azionisti della coalizione hanno ribadito anche plasticamente nella riunione alla cascina Guglielmina la coesione e la direzione di marcia dopo il naturale, anche se un po’ prolungato, periodo di rodaggio. S’è deciso di rafforzare l’azione di governo con gruppi tematici di consiglieri a supporto degli assessori, ma la decisione che Cirio starebbe meditando – non certo da attuare senza una necessaria condivisione – non faceva parte del menù agreste di sabato scorso. Non che non fosse nell’aria.

Anzi, un venticello leggero, ma percepibile in piazza Castello, da un po’ di tempo spira verso l’attuale responsabile dell’Agricoltura portando con sé una certa insoddisfazione malcelata dalla più grande associazione di categoria. Non è un mistero che la Coldiretti non avesse preso per nulla bene l’esordio di Protopapa con quelle due nomine nel suo staff di altrettanti ex dirigenti di Confagricoltura, Valter Parodi e della Confederazione italiana agricoltori, Carlo Ricagni. Il presidente della Coldiretti piemontese (già al vertice nazionale dell’associazione) Roberto Moncalvo scrisse, in quell’occasione, una durissima lettera aperta in cui tra l’altro affermava che l’assessore “dopo un timido approccio verso le importanti problematiche che l’agricoltura piemontese deve affrontare, ha preso le prime grandi decisioni: invece di attenersi ad una necessaria equidistanza e forte terzietà verso il mondo di rappresentanza sindacale, ha nominato nel suo staff due direttori di associazioni di categoria, Cia e Confagricoltura. Due associazioni – osservava Moncalvo – che insieme rappresentano il 30% dell’agricoltura in Piemonte, completamente assenti, quando non contrarie, su tutte le scelte fondamentali per la nostra agricoltura e il nostro agroalimentare in Piemonte e in tutta Italia”.

Se solo inciampo e non scelta dettata da ragioni ostili a Coldiretti fu, quelle nomine aprirono subito una crepa profonda tra il leghista di Acqui Terme e la potente associazione. “Non era mia intenzione escludere l’organizzazione presieduta da Moncalvo, di cui ho massimo rispetto e considerazione – la replica dell’assessore –. Semplicemente desideravo creare una squadra di professionisti che conoscevo: sono persone del mio territorio, hanno un contratto a progetto a tempo determinato sino al 31 dicembre. Li conosco da tempo, addirittura sono persone che mi sono state consigliate da professionisti che interagiscono con tutte le organizzazioni agricole”. Una giustificazione che, a quanto risulta, non sanerà lo strappo. Un rapporto non facile che, probabilmente, ha origine addirittura precedente la maldestra decisione di Protopapa su come formare il suo staff.

Quando ancora si doveva formare la squadra dell’appena eletto Cirio, l’unica certezza sull’Agricoltura era che sarebbe dovuta andare a un uomo della Lega. A quella poltrona pareva destinato Danilo Poggio, militante storico del Carroccio dell’Alessandrino, terra del segretario regionale Riccardo Molinari, ma dal Cuneese – prima provincia nella classifica di importanza per la Coldiretti – molti premevano perché l’Agricoltura venisse affidata a Luigi Icardi, poi approdato alla Sanità. La delega andò, come previsto, alla Lega e restò nella provincia di Molinari, ma venne affidata a Protopapa che provocò subito l'incidente diplomatico.

Un normale scambio di competenze, come può capitare anche ad appena sei mesi dall’insediamento della giunta, quello tra l'astigiano Carosso (la cui passione per l’Agricoltura e ancor più per la competenza collegata della caccia, non è un mistero) e Protopapa che per professione (è geometra ed è stato consulente per enti pubblici in materia di piani regolatori) ha il profilo giusto per raccoglierne la delega all’Urbanistica? Se, come pare, lo “scambio” di competenze avverrà, è facile immaginare che la spiegazione sarà questa.

Sullo sfondo difficile non vedere quello strappo con la Coldiretti e, in prospettiva, la grossa partita della programmazione dei fondi europei per l’agricoltura cui si incomincerà a lavorare tra sei mesi. Una partita in cui da sempre le associazioni di categoria giocano un ruolo importante. E nessuno vuole neppur lontanamente rischiare di rimanere a bordo campo. Anzi, magari, meglio ricordare per tempo qual è la squadra più forte.

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