CENTROSINISTRA

Prima Azione: stanare Pd e Renzi

Il partito di Calenda mette radici in Piemonte. Lubatti annuncia un fitto calendario di incontri in ogni provincia e punta il dito contro le "ambiguità" di Italia Viva e dei democratici. "A Torino non entreremo in nessuna coalizione che veda alleati i 5 Stelle"

Prove tecniche di alleanza tra Azione di Carlo Calenda e Italia Viva di Matteo Renzi. Questo racconta la decisione, suggellata ieri da un incontro tra l’ex ministro dello Sviluppo Economico e il coordinatore nazionale (insieme a Teresa Bellanova) di Italia Viva Ettore Rosato, di convergere su un candidato comune per le regionali in Puglia, girando le spalle al dem Michele Emiliano. È la quadratura del cerchio che prelude a repliche amministrative, comprese e non ultime le elezioni comunali di Torino del 2021?

“Per ora siamo alla geometria variabile” avverte, raffreddando facili entusiasmi, Claudio Lubatti, l’ex assessore ai tempi di Piero Fassino, che dopo essere stato uno degli uomini di punta della componente di Matteo Richetti è approdato, con lui, nel nuovo partito di Calenda. “Non parliamo, pur guardando alla Puglia, di un avvicinamento strutturale. In questa fase di scomposizione e ricomposizione del quadro, in cui e per cui nasce Azione, ogni campagna elettorale ha la sua storia e il faro che ci fa decidere è la competenza e la qualità della proposta messa in campo”, spiega l’ex Pd avamposto senza se e senza ma del fronte che dal centrosinistra non contempla per nessuna ragione la possibilità di un accordo con i Cinquestelle per il prossimo quinquennio dopo quello governato da Chiara Appendino.

Differenze tra Italia Viva e Azione ce ne sono ancora e molte, non poche dirimenti e divisive, come spiega il consigliere comunale torinese con un ruolo nazionale di coordinamento nel nuovo partito di Calenda: “In Emilia Romagna dove non ci sono candidati di Italia Viva, Azione ne ha tre a sostegno di Bonaccini, per dire. Quanto a Emiliano, lui è un No Tap (il gasdotto osteggiato dai Cinquestelle, ndr) che fosse qui in Piemonte significherebbe essere un No Tav. Come si sarebbe potuto sostenerlo?”.

Ancora troppe le differenze per poter guardare a una strada comune e in discesa per Renzi e il suo ex ministro in vista di quella partita sotto la Mole che vede giorno dopo giorno i vertici nazionali del Pd calare carte a favore di un’intesa con i Cinquestelle, pur mettendo in serio imbarazzo parte della classe dirigente locale che quella soluzione continua a indicarla come non percorribile.

“Fino a quando Italia Viva vota e sostiene il governo con il M5s non c’è nessuna possibilità di dialogo. Su questo in Azione c’è una posizione maggioritaria, direi bulgara”, assicura Lubatti che anche di fronte al voto dei renziani a favore del testo dell’azzurro Enrico Costa sulla prescrizione che sta alimentando tensioni nella maggioranza si mostra molto guardingo. “Quel voto può essere un segnale, ma serve di più, C’è bisogno di estrema chiarezza e non di ambiguità. Quando leggo che Mimmo Portas dice se il Pd va con i Cinquestelle, lui non sarà mai in quella coalizione, mi chiedo qual è il voto quotidiano di Portas in Parlamento, se vota o non vota il rifinanziamento al reddito di cittadinanza e altre misure è dirimente. Serve chiarezza”.

E il sospetto che “Italia Viva da cui mi aspetto una felice novità che per ora non vedo mi pare continui a giocare su due tavoli” resiste nel calendiano torinese, il quale rivendica la sua uscita dal Pd il giorno stesso in cui l’ex ministro ha dato corpo alla nuova formazione politica. “Anche se provengo dalla Dc, la mia non è certo stata una posizione di mediazione”.

La precondizione, guardando alle urne del 2021, è chiara: “Chiediamo che chiunque si sieda al tavolo per costruire un’alternativa ai grillini abbia la nostra stessa chiarezza. Se invece il Pd continua ad avere una posizione ambigua sui Cinquestelle non è e non può essere un nostro interlocutore. Questo al di là di chi sia il candidato sindaco, perché il tema non è il candidato, ma posizioni politiche di cui nessun candidato riuscirebbe ad essere sintesi: se la prima cosa che vorrei fare è rientrare come Comune nell’osservatorio della Tav e la posizione dei Cinquestelle è stare fuori, il candidato potrebbe essere anche De Gasperi ma non può fare il sindaco di quella coalizione”.

Spiega, Lubatti, che lui lavora “prioritariamente per costruire un centrosinistra forte con il Pd come in Emilia Romagna, ma se il Pd decide si stare con i Cinquestelle noi saremo da un’altra parte”. Intanto lavora anche per il nuovo partito. Dei circa 21mila iscritti fino ad oggi ad Azione (tutti attraverso internet) poco più di mille e cento sono in Piemonte. “Oltre il settanta per cento è nuovo alla politica”. Con Lubatti al nuovo partito hanno aderito, tra gli altri, l’ex consigliere regionale di Vercelli, Gabriele Molinari, a Novara l'ex segretario provinciale del Pd Sergio De Stasio e nel biellese viene dato molto vicino a Calenda l’ex parlamentare Gian Luca Susta. Nel capoluogo si è aggiunto pure Dario Licari, consigliere alla VI Circoscrizione, recordman di preferenze nella lista piddina. “In tutte le province stanno nascendo i comitati di Azione su base comunale, sono già tredici in provincia di Torino”.

Sabato prossimo all'auditorium di via Cecchi ci sarà un incontro aperto agli iscritti sul tema "Le politiche nazionali improvvisate hanno conseguenze nefaste anche per i territori locali". A febbraio, invece, è in programma un’iniziativa a livello regionale con Calenda, “la faremo in una provincia, per non cadere nel Torincentrismo. Ma è a Torino che si capirà, nei prossimi mesi, se la geometria variabile disegnerà un’alleanza tra il partito di Renzi e quello di Calenda. “Se il Pd deciderà di fare accordo con il partito della Appendino, Azione si candida a costruire una coalizione con Italia Viva e con chiunque abbia una piattaforma politica alternativa alle destre e che non contempli i Cinquestelle”.

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