VERSO IL VOTO

La grande ammucchiata non convince i torinesi

Un candidato unitario sostenuto da centrosinistra e M5s non è affatto certo di vincere al primo turno e in caso di ballottaggio rischia un clamoroso sorpasso. La maggioranza dei cittadini boccia Appendino e il 69% chiede un cambio di rotta - IL SONDAGGIO IPSOS

Solo l’alleanza con il Movimento 5 stelle al primo turno potrebbe far perdere le elezioni al centrosinistra. Questo è ciò che emerge dal sondaggio realizzato da Ipsos su commissione del Pd per testare l’umore degli elettori di Torino. Certo, un candidato unitario giallo-rosso potrebbe raccogliere il 50,8% delle preferenze, relegando l’alfiere del centrodestra al secondo posto distanziato di oltre 7 punti percentuali (43,5%). Ma con numeri così risicati chi può dare al Pd la certezza di ottenere il successo subito senza bisogno del ballottaggio? Quanto ci si mette a perdere quello 0,8 per cento, ammesso poi che siano quelli i reali rapporti di forza in città allo stato dell’arte? L’esperienza di cinque anni fa dovrebbe avere insegnato ai dem a conoscere le insidie che si nascondono nel ballottaggio, quando i candidati di schieramenti minori si coagulano contro chi ha governato negli ultimi anni e s’inventa grandi ammucchiate per restare in sella anche quando i voti non sono più quelli di una volta. Non solo, l’alleanza con una sindaca in crisi di consensi e un partito – il Movimento 5 stelle – nelle sabbie mobili di una possibile resa dei conti a suon di carte bollate può davvero rappresentare un valore aggiunto?

Torniamo ai dati: l’operato di Chiara Appendino viene giudicato positivamente dal 45 per cento dei torinesi (uno su cinque lo considera appena sufficiente), mentre la maggioranza non ne è per nulla soddisfatta al punto che il 24 per cento lo definirebbe  pessimo e il 31 per cento insufficiente. Tra coloro che considerano insufficiente la sindaca pentastellata ci sono proprio gli elettori di centrosinistra i quali le assegnano un voto medio di 5,4 su 10. E sono quelli a cui bisognerebbe far digerire un’alleanza per cui tanto si sta spendendo proprio la prima cittadina. Non solo: il campione sondato da Ipsos considera per il 69 per cento indispensabile un cambio di rotta rispetto a questi ultimi cinque anni e solo il 19 per cento ritiene utile proseguire nel “lavoro portato avanti” da Appendino. Ma non è stata proprio Appendino a porre la continuità con i progetti della sua amministrazione come condizione indispensabile per sostenere un eventuale candidato unitario?

Insomma, sarebbe una campagna elettorale difficile da condurre, con i torinesi che chiedono un cambio di passo, il Pd che legittimamente sarebbe propenso a rivendicare la propria azione di opposizione degli ultimi cinque anni e i suoi principali alleati a difendere le scelte dell’amministrazione uscente. Roba da mandare gli elettori in analisi.

In uno schema che prevede, invece, corse separate al primo turno il candidato di centrosinistra viene valutato oggi al 41,8%, appena 0,7 punti indietro rispetto all’avversario del centrodestra (42,5%), che è Paolo Damilano, lo stesso che ormai da mesi conduce una campagna tambureggiante mentre il centrosinistra si strugge attorno ad alchimie politiche. Il candidato del M5s (Ipsos scrive “La candidata del M5s”, forse sa qualcosa che a noi ancora sfugge?) otterrebbe il 13,3%, un dato ben lontano dal 31 per cento preso da Appendino cinque anni orsono ma comunque segno di una tenuta non scontata. A questo punto pare evidente che un accordo al ballottaggio, o anche semplicemente una “desistenza”, consentirebbe al centrosinistra di andare ben oltre il 55 per cento, tenendo conto peraltro che buona parte delle altre liste minori (valutate al 2,5%) proviene dal mondo progressista e difficilmente convergerebbe su un candidato sostenuto dai sovranisti. Infatti il sondaggio dà tutti i candidati testati vincenti con ampio margine in caso di secondo turno: il rettore del Politecnico Guido Saracco raggiungerebbe il 58,9% (ma ha già fatto sapere in ogni sede di non essere interessato alla candidatura), il capogruppo Pd in Sala Rossa Stefano Lo Russo il 57,1, l'ex ct della Nazionale di volley Mauro Berruto il 56,7. Per contro, in caso di candidato unitario, resterebbero fedeli alla linea imposta dai rispettivi partiti un elettore su quattro del centrosinistra e uno su cinque del M5s, con il rischio che gli altri si disperdano tra l’astensione e altri candidati.

Veniamo ai partiti: il Pd si conferma abbondantemente prima forza con il 31,2%, la Lega è quotata al 18,1 e FdI a 12,2 mentre Forza Italia è all’8,8%. Il M5s si attesta al 12,9. Curioso che tra le liste testate non ci siano i Moderati, seconda forza del centrosinistra nel 2016 con un 6% da non sottovalutare. Concludiamo con la notorietà dei candidati: Saracco è conosciuto dal 37% dei torinesi, Berruto dal 32%, mentre Lo Russo dal 31%. Abbondantemente dietro Gianna Pentenero ed Enzo Lavolta, gli altri due candidati in casa Pd. Il più conosciuto, a oggi, è tuttavia Damilano con il 39%: che sia il momento che pure il centrosinistra inizi la campagna elettorale?  

Qui il sondaggio completo

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