FINANZA & POTERI

Crt, Ganelli avvia le consultazioni e in fondazione sale la tensione

Il notaio incontra face to face i consiglieri di indirizzo in vista dell'elezione del presidente. A che titolo? Davvero è su mandato del sindaco Lo Russo? O sta giocando per sé (o per Giovando). Come aggirare i limiti d'età per il vegliardo Quaglia

Ci sono manovre e manovre. Quelle che, inevitabilmente, precedono passaggi importanti qual è l'elezione del presidente della Fondazione Crt, in programma la prossima primavera, non stupiscono di certo per la loro esistenza. Semmai stupore e finanche sconcerto suscitano le modalità e i soggetti che le conducono. E dunque, stando a quel che si racconta con crescente irritazione negli ambienti della cassaforte di via XX Settembre, al centro delle tensioni vi sono i movimenti del notaio Andrea Ganelli. Gli incontri che il noto professionista va facendo, face to face, con i componenti del consiglio di indirizzo della fondazione per sondare clima e intenzioni circa la successione a Giovanni Quaglia, non solo stupiscono gli interlocutori, ma in non pochi casi vengono vissuti (e poi commentati) “tra l’imbarazzo e il fastidio”.

“A che gioco sta giocando il notaio?”, molti si chiedono, interrogandosi su cosa e soprattutto chi lo muova in questa inusuale veste. Il cono d’ombra su queste consultazioni è un’ulteriore ragione dei rumors non proprio benevoli e dei dubbi che li accompagnano. Ganelli si muove su indicazione del sindaco Stefano Lo Russo, come avrebbe detto o lasciato intendere in più di un colloquio? L’ipotesi, peraltro plausibile, viene però smentita con una certa fermezza da Palazzo Civico. “Sull’assetto di Fondazione Crt nessuno ha il mio mandato a dire o fare nulla”, afferma allo Spiffero Lo Russo che, a ribadire la sua presa di distanza, ricorda come “se necessario me ne occuperò personalmente, come intuibile da chi mi conosce bene”.

I passi, da elefante in una cristalleria, del notaio sarebbero quindi mossi in totale autonomia o, comunque, non frutto di un mandato anche ufficioso del sindaco che della questione aveva ragionato a inizio luglio nel corso di un pranzo al ristorante “La Mina” con il presidente della Regione Alberto Cirio. Lo Russo ha ben chiaro come l’incidente diplomatico possa nascondersi dietro l’angolo: il pasticcio combinato sulle nomine Iren è ancora fresco nella memoria degli stakeholder così come, anche in quell’occasione, i passi maldestri del notaio. Il quale, secondo alcuni, continuerebbe a cullare il sogno di seguire le orme del suo maestro, Antonio Maria Marocco (a lungo al vertice della Crt) da cui ha ereditato lo studio ma evidentemente non lo standing. Oppure Ganelli potrebbe, sempre nelle congetture di alcuni insider, muoversi pensando a una successione femminile a Quaglia, ovvero quella di Cristina Giovando, che non a caso pare sia tra i principali suggeritori delle mosse di Ganelli. Figlia di Giorgio, a lungo potente direttore della Banca Crt, è stata in fondazione dal 2003 al 2013 e starebbe facendo più di un pensierino su un suo ritorno, da presidente. Nell’agenda dei contatti, Ganelli avrebbe avuto anche nientemeno che Fabrizio Palenzona. Pare che gli abbia telefonato, ma Furbizio non avrebbe risposto. Un segnale, forse, più che un accidente.

Da non pochi si fa notare, inoltre, come il professionista sia proprio il notaio della fondazione e spetti dunque a lui sovrintendere la procedura delle votazioni, in particolare raccogliendo le indicazioni degli assenti (a partire da quelle di consiglieri da tempo assenti, come nel caso di Giuseppe Pichetto tramite la consorte). Una ragione in più per considerare con molti dubbi l’opportunità dell’alacre attività in cui si sta esercitando a poco meno di un anno dall’appuntamento con il rinnovo della presidenza, su cui gravano ancora non pochi interrogativi e variabili. Giova, dunque, tornare al citato pranzo durante il quale Cirio e Lo Russo si sarebbero trovati su una posizione comune di fronte all’eventualità di una riconferma di Quaglia, con una serie di postille che dai ragionamenti fatti si possono tradurre sostanzialmente nella necessità che il secondo mandato venga chiesto formalmente dal presidente uscente e che siano fornite “opportune garanzie”, ovvero che nelle nomine e nei conseguenti passaggi sia evidente un’esplicita attenzione agli interessi e ai bisogni della Regione e del Comune.

C’è da dire che nell’ancora lungo percorso verso l’aprile del prossimo anno alcune svolte possono presentarsi in conseguenza delle riforme statutarie e delle regole chieste dal Mef e dall’Acri, associazione delle Casse di Risparmio e delle fondazioni di origine bancaria. Tra le innovazioni c’è proprio quel limite dei 75 anni oltre i quali non sarà più possibile assumere la presidenza e che minaccia la possibile riconferma di Quaglia. Ma anche in questo caso ci potrebbe essere una scappattoia. Mentre cresce la sensazione che in via XX Settembre si voglia attendere che sia la Compagnia di San Paolo a precederla nelle modifiche regolamentari soprattutto per quanto concerne gli enti proponenti, potrebbe farsi largo l’ipotesi di una norma transitoria che fissi l’entrata in vigore del limite di età con il rinnovo del board. In questo caso Quaglia, se rinominato, avrebbe davanti un mandato dimezzato, ma nel contempo si eliminerebbe lo sfalsamento attuale tra il rinnovo della presidenza e quello del cda. Di queste modifiche discuterà nei prossimi giorni con i consiglieri più vicini a Palenzona, Corrado Bonadeo, il “suo” uomo in via XX Settembre. Ma quali sono le intenzioni di big Fabrizio sulla Fondazione? A chi gli ha posto il tema, lui ha spiegato che pur essendo legatissimo alla Crt la presidenza non è nei suoi piani. Una visione che è motivata anche dalle plurime incompatibilità con i numerosi e ben remunerati incarichi del “camionista” di Tortona. Certo, se la situazione si facesse critica a tal punto da richiedere come soluzione condivisa proprio una sua guida, allora – è il ragionamento del banchiere – non opporrebbe un ostinato rifiuto.

Intanto, proprio questa mattina è convocato un cda e tra i punti dell’ordine del giorno è stata inserita l’istituzione del comitato remunerazioni. Come intuibile dalla definizione, l’organo sarà chiamato a pronunciarsi e definire un quadro dettagliato degli incarichi extra-fondazione e conseguentemente porre delle regole che si presume saranno più stringenti rispetto alle attuali. E tutti, in via XX Settembre, guardano al segretario Massimo Lapucci, collezionista di poltrone il cui contratto, rinnovato fino al 2026, nessun consigliere ha mai visto.

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