FINANZA & POTERI

Unicredit, conti (e utile) record: viatico per il bis Orcel-Padoan

Meglio delle previsioni: 8,6 miliardi (+50% sull'anno precedente) da distribuire agli azionisti. I ricavi sono aumentati del 17,3% a 23,8 miliardi, interessi netti a 14 miliardi (+31,3%). E ora il vertice può pensare alle operazioni di aggregazione (dopo le europee)

Unicredit batte le stime degli analisti e chiude il 2023 con un utile netto di 8,6 miliardi, in aumento del 54% circa rispetto all’anno precedente, e ricavi a 23,8 miliardi (+17,3%). Il gruppo di piazza Gae Aulenti, una delle principali banche europee, apre il lungo elenco delle dichiarazioni finanziarie delle banche che si chiuderà venerdì con Mediobanca: un evento atteso, quello di questa mattina, dopo il via libera ai conti da parte del Consiglio di amministrazione svoltosi nella giornata di domenica. Una scelta di calendario che ha suscitato alcune speculazioni su imminenti operazioni di acquisizioni. Al momento, nonostante le voci si rincorrano da tempo, quindi, il cambiamento di agenda è stata una “mera formalità”, come aveva assicurato alla vigilia della riunione il presidente Pier Carlo Padoan. Probabile che il vertice operativo della banca guidato dall’ad Andrea Orcel attenda il momento giusto per effettuare iniziative significative e comunque fino alle elezioni europee di giugno verosimilmente nulla di muoverà. Unicredit è considerata una banca chiave da cui il mercato si attende un impatto significativo: alcune voci l’hanno accostata alla Popolare di Sondrio, nota nel Nord Italia per le sue risorse finanziarie. Tuttavia, poiché Unicredit ha una dote – come viene definita – di capitale in eccesso per 12 miliardi, si continua a ritenere che un’operazione di aggregazione potrebbe essere non lontana.

Con conti “record” anche la scadenza prevista per la definizione della lista per il nuovo Consiglio di amministrazione, in vista dell’assemblea del 12 aprile, non dovrebbe riservare sorprese. Si prevede un consiglio in continuità con il tandem Orcel-Padoan verso la conferma, con un unico possibile cambio, ovvero l’uscita dell’austriaco Alexander Wolfgring che ha raggiunto il limite di mandati consentiti.

Vediamo i numeri nel dettaglio. L’utile netto contabile ha raggiunto quota 9,5 miliardi, più alta di 3 miliardi rispetto al 2022. Per l’esercizio 2023, la banca intende distribuire agli azionisti un totale di 8,6 miliardi (5,6 mld di buyback e 3 mld di dividendo), ovvero il 100% dell’utile netto, in rialzo di 3,35 miliardi rispetto al 2022. Con l’introduzione di un acconto sul dividendo e il riacquisto di azioni proprie, Unicredit ha annunciato che porterà la distribuzione totale a circa 10 miliardi nell’anno solare 2024.

“Il quarto trimestre è stato il dodicesimo consecutivo di una crescita di qualità e redditizia, prova incontestabile della nostra strategia unica e vincente – ha commentato l’ad Orcel –. Se da un lato abbiamo superato di gran lunga le nostre ambizioni iniziali con Unicredit Unlocked, il nostro percorso è tutt’altro che terminato”. Nel 2023, il RoTE si porta al 16,6%, mentre il CET1 ratio è pari al 15,89%, in rialzo di circa 100 punti base nonostante la distribuzione del 100% dell’utile, che riflette – sottolinea Unicredit – la solida efficienza del capitale, la redditività e la generazione organica di capitale pari a 12 miliardi. Il CET1 ratio, aggiustato per il capitale in eccesso, è al 13%. I ricavi totali di 23,8 miliardi sono sostenuti da un solido margine di interesse pari a 14 miliardi, in rialzo di oltre il 13 su anno, e da commissioni resilienti pari a 7,5 miliardi (-2,1%) nonostante l’avverso scenario macroeconomico. La guidance di utile netto per l’esercizio 2024 è sostanzialmente in linea con il 2023, con RoTE a circa 16,5%. La politica di distribuzione ordinaria del gruppo introduce a partire dal 2024 un payout di almeno il 90% dell’utile netto. L’accantonamento del dividendo aumenterà al 40% dell'utile (rispetto al payout al 35% sul 2023), con la parte restante del payout dell'utile che avverrà nella forma di riacquisti di azioni proprie. Nel dettaglio, l’introduzione di un acconto sul dividendo a valere sull’utile 2024 permetterà una distribuzione nell’anno solare 2024 di circa 10 miliardi, dei quali circa 7,2 miliardi relativi alla parte residua della distribuzione a valere sul 2023 (ovvero escludendo 1,4 mld relativi al riacquisto di azioni proprie a valere sul 2023 già eseguito nell’anno solare 2023), e circa 3 miliardi relativi all’acconto della distribuzione a valere sul 2024.

L’istituto rivendica le “ulteriori azioni proattive nel 2023” che “rinforzano le linee di difesa in essere e pongono le fondamenta per alimentare la redditività futura”. In particolare, sono stati spesati interamente nell’esercizio appena concluso i piani di uscita volontaria del personale, per costi di integrazione di 1,1 miliardi di cui 788 milioni nel solo quarto trimestre. Nel periodo ottobre-dicembre le rettifiche su crediti sono state pari a 300 milioni, in rialzo di oltre il 100% rispetto al terzo trimestre ma in calo del 43,2% su base annua. Quanto agli aggregati patrimoniali, i prestiti commerciali lordi medi in bonis si sono attestati a 390,4 miliardi, in calo del 5,2% rispetto al 2022. I principali contributori sono stati Italia (150,2 miliardi), Germania (110,1) ed Europa Centrale (91,6). I tassi lordi sui finanziamenti in bonis alla clientela di Gruppo sono stati pari al 4,5%, in rialzo di 21 punti base dal 30 settembre di 163 punti base dal 2022. I depositi commerciali medi si sono attestati d’altra parte a 461,5, in calo del 5,3% su base annua con principali contributi da Italia (185,9), Germania (129,9), Europa Centrale (91,4), seguite dall’Europa Orientale (46). I tassi sui depositi alla clientela si sono attestati all’1,21, in aumento di 17 punti base da settembre e di 74 punti dal 2022. Le attività finanziarie totali si sono attestate a 781,2 miliardi (-5,3% annuo) e gli asset ponderati per il rischio a 284,5 miliardi nel quarto trimestre (-7,8%). Quanto ai risultati delle singole divisioni, l’Italia ha chiuso il 2023 con un utile netto contabile di 4,8 miliardi (+31,2%), la Germania con 1,7 miliardi (+36,2%), l’Europa centrale con 1,8 miliardi (+30,5%) e l’Europa orientale con 1,4 miliardi (+89,9%), mentre la perdita del corporate center di gruppo è stata di 973 milioni (da -436). La Russia ha ottenuto un utile di 665 milioni a fronte di una perdita di 200 milioni nel 2022.

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