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Comuni, tesoretto da 11 miliardi. "Ma non chiedeteci altri sacrifici"

Crescono i risparmi degli enti locali e l'Unione Europea è pronta a metterci le zampe sopra. Gli allarmanti scenari dell'Ufficio parlamentare di bilancio. Canelli (Anci): "No ai tetti di spesa. Noi non concorriamo ai problemi della finanza pubblica, anzi diamo aiuto"

Più di 11 miliardi risparmi. È il tesoretto dei Comuni italiani che il futuro patto di stabilità europeo nella sua applicazione italiana rischia di rosicchiare o, comunque, di rivoltarsi contro gli enti locali sempre più nel mirino dell’Unione Europea. A Bruxelles, ma ancor più a Palazzo Chigi, dai municipi si guarda con apprensione anche all’ulteriore ipotesi pronta a rimettere in campo di tetti di spesa per i Comuni.

È un’analisi molto complessa e tecnica quella contenuta nella memoria prodotta dall’Ufficio parlamentare di bilancio nel corso dell’ultima audizione alla Camera, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla riforma della governance economica comunitaria. Ed è proprio Bruxelles a indicare la strada agli enti locali verso una costante riduzione dell’avanzo di amministrazione, per evitare sanzioni e per ricondurre i bilanci al più aderente rispetto del patto di stabilità. Altra disposizione che giunge dall’Europa è quella che impone l’utilizzo dell’avanzo solo per investimenti produttivi e, dunque, non per la spesa corrente che tradotta significa servizi ordinari.

Due gli scenari prospettati nella memoria depositata in Parlamento. Il primo è prospetta in mantenimento dell’assessetto attuale basato sui limiti dell’indebitamento, ma per l’ufficio parlamentare di bilancio rischierebbe di mettere fuori controllo la spesa nel caso si aumento di entrate extratributarie, tra tutte quelle frutto delle contravvenzioni al codice della strada e, in primis, gli incassi degli autovelox. Il secondo si baserebbe sull’introduzione di un vincolo sul tasso di crescita di spesa, insomma l’imposizione di un tetto. 

La decisione su come muoversi su un terreno accidentato come questo deve essere ancora presa dal Governo, ma nel frattempo sempre più forte e decisa si fa sentire proprio la voce dei Comuni, attraverso la loro associazione. “Abbiamo già dato moltissimo per aiutare la finanza pubblica”, premette Alessandro Canelli, sindaco di Novara e responsabile alla Finanza locale di Anci. “La nostra spesa reale è in continua diminuzione e comunque sia, gli avanzi di amministrazione dei Comuni dicono che non c’è un problema di spesa, semmai di programmazione. Per questo noi diciamo: lavoriamo su una più precisa programmazione finanziaria, senza aggredire gli avanzi”. Anche sui tetti di spesa l’Anci è categorica: “Non servono, i Comuni non sono negativi rispetto alla finanza pubblica complessiva e questo eventuale limite produrrebbe soltanto disagi per i servizi, gli investimenti e quindi i cittadini”. 

Canelli è chiaro anche sul tesoretto, ovvero quei risparmi che i Comuni producono per vari motivi. “Può capitare che a fronte di un impegno di spesa poi quella reale risulti minore, o che come per le contravvenzioni, ci siano maggiori entrate. Cifre che vengono considerate come se non fossero utili o non fossimo in condizioni di impiegarle. Sono soldi che servono per far funzionare i Comuni, anche se magari invece di spenderli in un anno si utilizzano in quello successivo”. 

Tesi molto chiare quelle dell’Anci, che finiranno sul tavolo del Governo e del Parlamento quando a partire dall’autunno il confronto tecnico entrerà nel vivo con la non improbabile manovra aggiuntiva contro cui i Comuni sono pronti levare le barricate nel caso si chiedano loro ulteriori sacrifici.

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