Sull'agricoltura un cambio di passo

Egregio direttore,
da tempo l’Italia è diventata un Paese essenzialmente manifatturiero, industriale, turistico, e ha perso la sua vocazione agricola. Sono state scelte politiche, compromessi industriali, imposizioni dell’Unione europea. Si è fatto largo un insensato, controproducente, estremistico pregiudizio ambientale contro l’attività degli agricoltori. Si deve avere il coraggio di rivendicare in Italia e in Europa la centralità del settore agricolo, per garantire la sovranità alimentare, la qualità del Made in Italy, la tutela dell’intero settore produttivo, e di conseguenza le grandi problematiche relative ai servizi civili e sociali, alla viabilità, alla costruzione di invasi per l’irrigazione e l’uso plurimo delle acque, nonché la conservazione dei borghi, gli insediamenti produttivi nelle terre alte, il rapporto regolamentato con la fauna selvatica.

Sono prossime le elezioni europee ed è decisivo l’evento per cambiare la politica agricola della Ue, che sottoposta a pressioni economiche multinazionali e infarcita di pregiudizi ecologici, sta strangolando l’agricoltura. Gli uomini dei campi non violentano la natura, la loro fondamentale attività produttiva non è contrapposizione all’ambiente, come oggi si usa propagandare. La politica dell’Europa va cambiata: contestiamo l’imposizione per legge della rotazione delle colture, l’incentivo all’abbandono delle coltivazioni, la limitazione oltre il buon senso e le possibilità concrete delle emissioni, l’obiettivo di considerare la carne sintetica più sostenibile e conveniente degli allevamenti bovini. Questo impegno di sempre della destra è un segno distintivo della nostra identità politica che affermiamo in Italia e rinnoveremo con sempre più forza contro chi determina oggi le decisioni in Europa.

Ringraziamo per la pubblicazione.

*Paolo Chiarenza (Busca), Guido Giordana (sindaco di Valdieri), Maurizio Occelli (consigliere comunale Savigliano)

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