TRA CAPI E COLLE

È la volta del “necroforo” Chiamparino

Partita come una boutade, la candidatura al Quirinale dell'ex sindaco di Torino sta prendendo piede nel clima pazzotico della politica nazionale. Al secondo turno incassa 90 voti di renziani, giovani turchi e montiani. Che sia lui la sorpresa?

È ufficialmente in pista. Giocato da Matteo Renzi sulla ruota del Quirinale come un diversivo per “contarsi” e dare “un segnale”, Sergio Chiamparino potrebbe nelle prossime ore essere il candidato di rottura, l’outsider che rompe gli schemi delle pastette partitocratiche, il nome “nuovo” sul quale Pd, Pdl, Lega e Scelta Civica alla fine potrebbero convergere. Per quanto paradossale possa apparire, è uno scenario nient’affatto inverosimile. Ma come è stato possibile che in un pugno di ore un politico di grande standing ma finito in posizione marginale (soprattutto per la sua accidia) nel buen retiro della Compagnia di San Paolo, sia stato richiamato in servizio, togliendolo dal limbo e addirittura proiettando verso la più alta carica dello Stato? Una serie concomitante di fattori, in cui la fortuna che da sempre contraddistingue il personaggio non ha giocato una parte secondaria. Il suo nome è emerso a sorpresa alla prima votazione: 41 voti provenienti dai “ribelli” renziani del Pd. Un modo per marcare una posizione, segnando anche il perimetro nel quale, per il sindaco di Firenze, occorreva muoversi per uscire dallo stallo. La candidatura è diventata più forte al secondo scrutinio, raggiungendo i 90 voti. I renziani l’hanno votato al gran completo (anche il suo ex assessore Stefano Lepri che ridimensiona a “fatto tecnico” la scheda bianca al primo turno), 28 voti sono arrivati dal giro dei “giovani turchi” orchestrati da Stefano Esposito, Matteo Orfini e Andrea Orlando, una parte dei montiani di Scelta Civica è stata convinta ad accordare il proprio assenso dall’ex vicepresidente della Regione Gianluca Susta. Un crescendo, insomma, che potrebbe toccare l’apice all’assemblea dei grandi elettori del partito prevista per domani, una sorta di (assurde) “primarie” quirinalizie. Nella notte, tra cene e riunioni carbonare, forse emergerà un’indicazione.

 

È così che il “necroforo” Chiamparino – come viene appellato tra i suoi dopo che la sua sfavillate carriera ha avuto inizio con la morte del candidato sindaco Domenico Carpanini – potrebbe essere chiamato al capezzale del moribondo Partito democratico, un attimo prima che tiri le cuoia.La sua lunga carriera politica iniziata nelle file del Pci, poi in Cgil, l’esperienza dal 2001 al 2011 come sindaco di Torino, la battaglia sulla Tav, la presidenza dell’Anci fino alla elezione come presidente della Compagnia di San Paolo, con l’appoggio di Giovanni Bazoli, presidente di Intesa, e di Giuseppe Guzzetti, numefo uno dell’Acri, lo rendono perfetto per un inciucio al rialzo. Apprezzato dai poteri forti, è di sinistra ma rispettato anche a destra, Silvio Berlusconi avrebbe difficoltà a porre veti. Inoltre vanta ottimi rapporti con Roberto Maroni e la Lega Nord non avrebbe difficoltà a votarlo compatto. Con quella sua andatura stazzonata e l'urderstatement sabaudo, poi, è davvero perfetto per rinconciliare l'azionismo radical chic e il populismo della bocciofila di Barriera di Milano. E più di tutto, potrebbe persino mettere d’accordo renziani e bersaniani.Certo che a molti, al solo pensiero che con Chiamparino possa salire al Colle il suo storico factotum Carlo Bongiovanni nelle sembianze di novello Gifuni, prende un mancamento. Ma a tutto ci si fa un callo.

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