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Comunità montane, ultima meta: il Tar

La Regione ha deciso di abrogarle ma per i 22 enti delle "Terre Alte" piemontesi si potrebbe aprire un inaspettato spiraglio di sopravvivenza qualora i giudici amministrativi accolgano il ricorso della "Alpi del mare", dando la parola alla Consulta

La Regione ne ha decretato la morte, ma per le 22 Comunità montane piemontesi potrebbe aprirsi uno spiraglio tale da assicurare loro la sopravvivenza. Ed è ancora una volta la giustizia a dirimere una querelle che la politica non è stata in grado di gestire. Sarà quindi la Corte costituzionale a far risorgere gli enti che rappresentano le “Terre Alte”, uccise dalla legge regionale 11 del 28 settembre 2012? Potrebbe accadere se il ricorso al Tar del Piemonte, presentato il 17 settembre dalla Comunità montana Alpi del Mare, con sede a Robilante, in provincia di Cuneo, avrà successo.

 

L’azione intrapresa mira all’annullamento della deliberazione della Giunta regionale del 3 giugno che, in attuazione della detta legge 11, approva i criteri per la nomina dei Commissari liquidatori delle Comunità montane. Contestualmente, chiede al Tar l’adozione di provvedimenti immediati che impediscano l’applicazione del provvedimento, ritenendo che la legge regionale 11 presenti numerosi vizi di incostituzionalità. Come spiega bene Carlo Manacorda nel suo column, l’incostituzionalità risulterebbe, in primo luogo, dal contrasto con l’articolo 44 della Costituzione dal momento che la stessa Corte costituzionale ha già ritenuto che esso impedisca la soppressione tout court delle comunità montane (sent. Corte cost. 229/2001). Inoltre, sempre violando norme costituzionali (artt. 5, 114 e 120), la legge regionale è stata approvata senza la partecipazione dei Comuni, necessaria proprio in materia di organizzazione delle comunità montane. Infine, la legge regionale è stata emanata in violazione dello stesso Statuto della Regione Piemonte che prevede espressamente (artt. 3 e 4), tra gli enti locali coi quali si raccorda la Regione nella sua attività, anche le comunità montane. Conseguentemente, la loro soppressione può avvenire soltanto modificando lo Statuto e non con una legge ordinaria qual è la legge regionale 11.

 

Il ricorso conclude sottolineando l’irrazionalità del provvedimento regionale. Esso sostituisce entità esistenti da 40 anni, dotate di una loro storia, di una specifica autonomia e con rilevanti funzioni per il governo dei territori montani, con nuove entità: le Unioni dei Comuni dai contenuti, in questo caso, ancora tutti da definire. E questo avviene senza chiarire, tra l’altro, quale sarà la collocazione dei 430 dipendenti in servizio presso le Comunità montane piemontesi da sopprimere e con spreco di risorse economiche pubbliche contrario al principio costituzionale del buon andamento della pubblica amministrazione (art. 97). Se il Tar riterrà fondate le questioni di incostituzionalità sollevate, le trasmetterà alla Corte costituzionale affinché si pronunci su esse.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    11:49 Martedì 15 Ottobre 2013 Bandito Libero A casa!

    Ecco che fine dovrebbero fare i 430 (QUATTROCENTOTRENTA!!) dipendenti delle Comunità Montane se non servono!!! come succede in tutte le aziende private. Dobbiamo finirla di ragionare come i gamberi: prima decidiamo che tizio va assunto, e poi gli creiamo la scrivania e l'ufficio attorno! Prima decidiamo: "ci serve"? Possiamo pagarlo senza aumentare la tasse dei cittadini? Quanti ne servono? E solo DOPO procedere con le assunzioni....ma in Italia si fa sempre il contrario!!! Capisco la cautela verso le province, ma se pure le inutilissime Comunità Montane vanno salvate, e manco questa coraggiosa scelta i politici possono fare liberamente, allora l'Italia è proprio finita...e pure male.

  2. avatar-4
    10:35 Domenica 13 Ottobre 2013 RadicaleAlessandria radicaleAlessandria

    se vincono le Cmv, è un altro successo dell'assessore Molinari, assessore alla Trasparenza

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