POLITICA & SANITA'

Gradenigo, testa d’ariete dei privati

Attorno al destino dell'ospedale torinese si gioca la partita cruciale sul futuro del sistema sanitario del Piemonte. Il passaggio di proprietà al gruppo Humanitas prevede una nuova legge regionale. Sarà il centrosinistra a privatizzare?

Non è solo un ospedale che passa di mano, è un sistema sanitario, quello piemontese, che rischia di assomigliare sempre di più a quello lombardo, poggiato sui colossi della sanità privata perdendo la propria tadizione pubblica. Questione di scelte - tutte legittime ben s’intenda - purché sia chiaro l’approdo finale. Resta vincolata a una legge regionale l’acquisizione del Gradenigo da parte di Humanitas, un’operazione attraverso la quale l’azienda di Gianfelice Rocca si sobbarca 20 milioni di euro con un investimento ulteriore di altri 10. Il tutto, però, purché si modifichi quella norma regionale del 1985 secondo la quale solo le strutture gestite da enti no profit possono ottenere lo status di presidi ospedalieri pubblici, salvando così il pronto soccorso e rendendo "sostenibile" l’intera operazione.

 

L'accordo tra Humanitas e la Congregazione Figlie della Carità di San Vincenzo De’ Paoli è stato presentato ieri durante un’assemblea con i dipendenti e collaboratori dell’ospedale Gradenigo. In attesa della conclusione dell'iter amministrativo per il passaggio della proprietà, Humanitas affiancherà da subito le suore della Congregazione nella gestione della struttura, con un ruolo di consulenza nell’ambito gestionale. Confermata, anche in quella sede, l’intenzione di tenere attiva, anzi potenziare l’area dell’emergenza, ovvero il pronto soccorso. Il nodo è tutto qui: se la Regione modificherà la propria legge, permettendo a un ente chiaramente a scopo di lucro di gestire un presidio pubblico, godendo peraltro di una quota di trasferimenti che in questi anni si è attestata tra i 4,5 e i 5 milioni di euro, allora il Piemonte si avvierà verso un sistema sanitario sullo stile di quello lombardo. In questo senso il Gradenigo pare una testa d’ariete del sistema privato per entrare da una porta apparentemente laterale nei gangli vitali del sistema sanitario regionale. E sono in molti a credere che in realtà il pronto soccorso non rappresenti che un bacino di “malati” utile a Humanitas per riempire i 200 posti letto (a pagamento) dell’ospedale. La degenza è la gallina dalle uova d’oro e in questo senso si intensificano le voci che vedrebbero i lombardi in trattative anche per l’acquisizione della clinica Pinna Pintor di Torino: voci però smentite dal prof. Pinio Pinna Pintor.

 

Secondo quanto avrebbero lasciato intendere i vertici di Humanitas ci sarebbe già un accordo di massima con i due principali partiti piemontesi – Pd e Forza Italia – e se così fosse sarebbe presumibilmente proprio il centrosinistra a dare il via alla privatizzazione del sistema sanitario piemontese. In una conferenza stampa in cui presentava la propria lista civica alle elezioni Sergio Chiamparino, interpellato sull’argomento, per ora smentisce categoricamente. Voci che si accavallano, come quella secondo la quale i lombardi sarebbero intenzionati a tagliare almeno una sessantina di posti letto nell’ospedale, per ridurre la forza lavoro in attesa di conoscere il “giro d’affari” o come quella di una Fondazione Onlus che starebbe per avanzare una proposta alternativa di acquisizione per scalzare in extremis Humanitas (prospettiva secondo molti difficilmente percorribile a questo punto). Di certo c’è una questione legata ai nuovi contratti del personale, perché Humanitas non applica quelli pubblici e agisce in regime privatistico. Per questo chi, come il consigliere regionale di FdI Massimiliano Motta per primo ha sollevato la questione, continua a evidenziarne i rischi dell’operazione: «I nodi restano al pettine – afferma - il futuro di questo importante ospedale resta nebuloso così come resta incerto il destino dei 600 dipendenti. Altrettanto interessante parrebbe la notizia  di un forte investimento sull’emergenza ma cosa comporta in un’ottica di sistema nella nostra Regione dove già sono in corso piani di razionalizzazione della rete sanitaria ospedaliera? O forse il tutto fa parte coerente di un piano che attraverso il cambio della norma sui presidi porterà la Sanità piemontese verso il Sistema Lombardo?»

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3 Commenti

  1. avatar-4
    09:18 Venerdì 11 Aprile 2014 barisoni Basta pubblico

    Ben venga un sistema privato a smascherare la vergogna dei nostri DEA torinesi da terzo mondo ! Adesso tutti i fondi vanno destinati in base ad amicizie ed intrallazzi al Mauriziano , San Luigi e Molinette, mentre la maggior parte dei pazienti ( poveretti ) afferisce al Maria Vittoria, Martini , Giovanni Bosco e Rivoli, dove gli operatori lavorano in condizioni infernali . Ben vengano i privati a smascherare perché i fondi della Compagnia vadano sempre agli stessi soggetti! Basta gestione pubblica . Lo stato, la regione devono solo fare i controlli , rigorosi ed onesti, non fare la gestione ! Il sistema lombardo funziona benissimo per i pazienti e la corruzione e' sempre colpa della politkica e dei politici corrotti che sono stati troppo a lungo al potere . Se Formigoni fosse durato 5 anni e non 20 non avrebbe potuto fare tutti questi danni. Il cancro non è il privato ma il pubblico e la politica !!

  2. avatar-4
    00:11 Venerdì 11 Aprile 2014 ordalia2013 CONTRATTI

    Neppure l'attuale Gradenigo applica al personale il contratto pubblico ma quello ARIS. E poi non era il centro-destra che voleva copiare la Lombardia?

  3. avatar-4
    20:22 Giovedì 10 Aprile 2014 silvioviale ANCHE LA 194 AL GRADENIGO.

    Pronto a trasferirmi.

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