SBARCO

Il Piemonte lancia un’ancora a Imperia

All’ultimo giorno utile i curatori fallimentari (torinesi) del Porto sono riusciti a convincere il Comune ligure a firmare il contratto di affitto che impedisce la chiusura dello scalo. E dal capoluogo piemontese arriva anche l’avvocato per l’ennesima battaglia legale

Alla fine ce l’hanno fatta ad evitare la chiusura di uno degli scali marittimi più belli del Mediterraneo. I curatori “prestati” dal Tribunale di Torino a quello di Imperia, Stefano Ambrosini e Filiberto Ferrari Loranzi, hanno firmato con una società in house del Comune di Imperia l’affitto di azienda della società che gestisce il Porto di Imperia, a suo tempo costituita dal costruttore Francesco Bellavista Caltagirone e dall’imprenditore oleario Gianfranco Carli, tuttora al centro del processo penale che si sta celebrando da alcuni mesi a Torino e che vede proprio questi ultimi fra gli imputati “eccellenti”.

 

In questo modo l’attività del Porto, nonostante il fallimento della società dichiarato lo scorso maggio, non si è interrotta nemmeno un giorno e tutti i dipendenti sono stati trasferiti all’affittuaria. Si parla di un canone mensile di poco inferiore ai 50mila euro, mentre non è chiaro se sia stata formulata anche una proposta di acquisto e per quale importo. La notizia è stata data dagli stessi curatori fallimentari in una conferenza stampa con il sindaco Carlo Capacci (che aveva vinto le elezioni puntando su una forte discontinuità rispetto all’era Scajola) e con l’assessore al Bilancio Guido Abbo. Quello che in quasi due anni non era riuscito alla società, paralizzata da veti incrociati e finita poi in concordato, si è verificato grazie alla stretta collaborazione fra il fallimento e l’amministrazione comunale, è stato il commento a margine della conferenza stampa. Comune che adesso dovrà affrontare il delicato nodo della concessione demaniale e le richieste dei sempre più scalpitanti proprietari dei posti barca.

 

Una specie di asse fra Piemonte e Liguria, insomma, che ha dato i suoi buoni frutti, a dispetto di quanti, a Imperia, puntavano invece sul “tanto peggio tanto meglio”. Adesso i curatori potranno tornare alle loro occupazioni piemontesi e il lavoro, specialmente di questi tempi, non manca di certo: per Ambrosini i vari concordati che presenta o di cui è commissario fra Torino, Asti e Cuneo, per Ferrari Loranzi i delicati dossier della Satiz di Moncalieri e della Bertone Stile, dichiarata fallita qualche giorno fa dal Tribunale di Torino. Ma dopo Ferragosto si ricomincia, perché il fallimento del Porto – mal digerito da alcuni notabili locali – è stato impugnato dalla società: assistita, anche in questo caso, da un torinese, il presidente dell’Ordine degli avvocati Mario Napoli. Qualche scintilla, anche se in perfetto stile sabaudo, è garantita.

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