L’ente regione esiste soltanto per gestire la Sanità, Regione Piemonte, Chiamparino, sembrerebbe di sì, Antonio">

Regione, non solo sanità

L’ente regione esiste soltanto per gestire la Sanità? Se si tiene conto delle notizie riguardanti l’attività della Regione Piemonte svolta finora a partire dall’insediamento della Giunta Chiamparino, sembrerebbe di sì. Ammettiamo pure che la Sanità è un campo che coinvolge, direttamente e profondamente, tutti i cittadini; che rappresenta la fetta più grossa delle attività regionali (l’80% circa dei movimenti finanziari del bilancio della Regione la riguardano); che lo stato deficitario in cui versa quella nostrana (per sgangherate gestioni economiche, non per i servizi sanitari comunque di prim’ordine, ma poco considerati nei dibattiti in corso) richiede interventi tempestivi e radicali per raddrizzare la baracca. Diversamente, c’è la bocciatura anche del Ministro della Sanità. Aggiungiamo forsanche la maggior facondia dell’Assessore Antonio Saitta rispetto ad altri colleghi. Ma, vivaddio, chi governa la nostra Regione – magari senza assumere atteggiamenti plateali da fine del mondo – ci dica, e non soltanto con dichiarazioni occasionali e telegrafiche, se si sta occupando anche di altri argomenti! Oppure se la legislatura passerà discutendo soltanto di chiusura/riapertura/richiusura di nosocomi, con un crescendo di insoddisfazioni generali, senza affrontare (per risolvere, ma con rapidità) alcuno dei mali cronici che il settore denuncia, dalle liste di attesa, al ricorso – sempre più intenso – alle prestazioni di altre regioni e via cantando, talora conseguenze di modeste disorganizzazioni o comportamenti settoriali, mai censurati da chi dovrebbe (o avrebbe dovuto) controllare. Ben vengano le grandi riorganizzazioni strategiche (purché, in un servizio pubblico, non soltanto figlie di scelte economiche). Ma della salute dei cittadini – visto che si proclama che è questa soprattutto che sta a cuore – ci si occupa ogni giorno, anche risolvendo problemi di questo genere, non certo banali per il cittadino. Ma non è di “Sanità” che qui vogliamo parlare.

 

Abbiamo detto che ci sarebbero anchealtri argomenti di cui la Giuntaregionalepotrebbefar vedere ai piemontesi che si sta occupando. Uno di questi, il principale – poiché, piaccia o non piaccia, condiziona le soluzioni di tutti gli altri –, è la gestione economica e finanziaria. Con la legge regionale 19 del 1°dicembre, è stato approvato l’assestamento del bilancio della Regione 2014, cioè la revisione generale dell’andamento dei suoi conti per l’anno in corso. Il fatto è scivolato via senza commenti. Qualche vago accenno da parte del Presidente Chiamparino – a scopo giornalistico – sulle perdite del 2013,oscillanti tra 365 milioni e 2,7 miliardi, come se una differenza di questa entità fosse “insignificante” e dando l’impressione che i bilanci siano fisarmoniche, accorciabili o allungabili a piacere. Qualche chiarimento ulteriore, comprensibile anche a chi sta fuori del palazzo, non sarebbe guastato. Ma la legge 19 non lascia dubbi! Lì si parla, espressamente, dei due disavanzi. Curiosamente, ma significativamente, si definisce il secondo di 2.655.935.445,67 “disavanzo sostanziale”, cioè c’è ed è questo (dicevano i latini: “nomina sunt consequentia rerum”, i nomi sono corrispondenti alle cose). Si è convinti a tal punto della situazione che, in apposito allegato alla legge, si stabilisce come si procederà a ricoprirlo già a partire dal 2014 e fino al 2016: 1.990,1 milioni nel 2014, 257, 5 milioni nel 2015 e 408,2 milioni nel 2016.

 

Ed allora si pone una domanda,anch’essasostanziale”. I cittadini che non leggono il Bollettino regionale, non hanno diritto di sapere almeno qualcosa intorno a questi pasticci? Vista la cifra da recuperare già nel 2014 (e siamo ormai alla fine), la Giunta regionale non pensa di informare su dove e come troverà i circa 2 miliardi? E, negli anni successivi, quali altri sacrifici saranno chiesti ai piemontesi per tappare questi “buchi” quandanche ereditati? Il silenzio su fatti di queste dimensioni sembra fare a pugni con il programma di trasparenza che il Presidente Chiamparino aveva annunciato come regola fondamentale della sua azione. Né sembra sufficiente limitarsi a dire: “In questo momento non mi interessa la caccia alle responsabilità. Se riusciamo a trovare una soluzione mi interessa che sia fatta in questa sede una operazione verità che dica fino in fondo come sono andate le cose”. Si faccia pure l’operazione verità e a tutto campo sui conti della Regione, ma essa non può avere come conseguenza che la denuncia delle responsabilità, se riscontrate, e dei responsabili. Comportarsi in questa maniera significa soltanto attenersi ai principi della “buona amministrazione”, imposti anche dalla Costituzione proprio a chi amministra la cosa pubblica.

 

In tema di gestione economica e finanziaria della Regione c’è poi un altro argomento, ben più ampio di quello appena richiamato e dal cui approfondimento verrebbero molte risposte alle vaghezze del sistema attuale. Ci riferiamo all’obbligo anche per le regioni di affiancare,dal 2015, alla contabilità finora seguita (definita finanziaria perché si occupa soltanto dei movimenti di denaro) la contabilità economico-patrimoniale, quella che contabilizza, con i movimenti di denaro, anche tutte le altre voci di ricavo e di costo dalle quali si deduce se un’azienda è in buona o cattiva salute (movimenti attivi o passivi nei beni del patrimonio, costi per l’ammortamento degli stessi, rimanenze a fine anno dei magazzini, ecc.). La completezza di questo tipo di contabilità fa vedere tutto ciò che gira nell’amministrazione di un ente. Per le regioni, questo obbligo nasce dall’applicazione del decreto legislativo 118/2011, integrato col decreto legislativo 126/2014. Le loro norme stabiliscono che le regioni devono anche fare un bilancio consolidato, un bilancio cioè che metta insieme il bilancio della regione con quello di tutte le partecipate. Questo per rendere trasparente, una buona volta, tutto ciò che finisce nei conti di questi soggetti e com’è il loro stato economico-finanziario. Ma la classe politica continua a ritenere tutti questi argomenti cose da tecnici e ragionieri. Comunque, cose noiose e prive di ritorni d’immagine sul piano politico. Senza rendersi conto che, proprio dalla corretta applicazione delle regole contabili, lei per prima ne trarrebbe vantaggio, potendo disporre di dati certi sulle risorse sulle quali fare affidamento per finanziare i programmi.

 

L’amministrazione della Regione Piemonte ha dimostrato di non avere alcuna sensibilità per questi problemi. A differenza di altre (Basilicata, Campania, Lazio, Lombardia, Sicilia), neppure si è candidata per fare i due anni di sperimentazione utili a “rodarsi” nell’applicazione delle nuove e diverse regole. Fare la sperimentazione, poteva anche servire per conoscere qual è l’esatta dimensione del debito e delle perdite di bilancio. Forse, accanto alla Sanità, si dovrebbe parlare anche di queste cose e di come recuperare il tempo perduto per arrivare una buona volta a capire qual è lo stato complessivo delle finanze regionali. Questo potrebbe essere un obiettivo “sostanziale” da affidare alla dirigenza regionale di recente nomina per testarne la professionalità.

 

A conti fatti, contabilità economico-patrimoniale, bilancio consolidato, controllo di gestione, budget non sono termini astratti da relegare nei libri, ma strumenti concreti che ogni amministratore pubblico dovrebbe conoscere per fare gestioni efficienti ed efficaci. In ogni caso, sono tutti argomenti ben descritti nei due provvedimenti legislativi prima richiamati, che anche la Regione Piemonte a breve dovrà applicare. 

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