RETROSCENA

Ritorno al futuro di Fassino

Si chiama "Futuro Democratico" la nuova componente interna al Pd che il sindaco di Torino terrà a battesimo lunedì prossimo ad Alessandria. Prima tappa di un tour in tutte le province piemontesi. Renziani ma con l'intenzione di resuscitare i Ds

Mi faccio la corrente. Che è meno rischioso di quel “s’è fatto la barca”, specie dalle parti del Pd. E poi se fosse, lui quando è stato il momento di veleggiare lo ha fatto su un lussuoso quaranta metri insieme al nocchiero di Banca Intesa Giovanni Bazoli, mica un Ikarus qualsiasi. Lui, Piero Fassino prende il largo nel mare magnum piddino con Futuro Democratico, nuovo marchio che manda definitivamente in soffitta quell’Area Dem ormai logora, orfana dei cattolici e soprattutto di Dario Franceschini che insieme allo stesso Fassino ne era stato il riferimento. Addio diarchia, si cambia verso oltre che nome. Il sindaco di Torino, con alle (e sulle) spalle le delusioni quirinalizie seguitate da quelle ministeriali, rimette i piedi nella politica di partito. Non che li abbia mai tolti, ma l’iniziativa che ha scelto di far partire da Alessandria, lunedì prossimo altro non è se non il battesimo di quella componente che a lui e a lui solo, senz’altri numi tutelari di mezzo, farà capo. A costo di bruciare sul tempo gli altri renziani, quelli più o meno della prima ora, che il 14 maggio prossimo con la scusa di fare un bilancio sul primo anno di governo raduneranno la maggioranza al teatro Vittoria, officianti i due big del Giglio magico: il sottosegretario alla presidenza Luca Lotti e il vicesegretario del partito Lorenzo Guerini.

 

“La politica ha bisogno di pensiero, idee, organizzazione” è scritto sulla locandina che annuncia l’incontro in cui verrà svelato il manifesto di Futuro Democratico. Per salpare nel mare democratico, a Fassino tocca prima fare il marinaio d’acqua dolce sul Tanaro dove navigano, da un po’, zattere sempre più affollate di giovani turchi (dai parlamentari Daniele Borioli e Cristina Bargero fino al presidente della commissione sanità di Palazzo Lascaris Mimmo Ravetti) e spuntano pesci siluri bersaniani della stazza di Federico Fornaro, ma anche dove c’è lei, Rita, la Rossa sindaca e presidente della Provincia la cui lealtà a Piero è a prova di torpedine. Un appoggio che certamente ha contato nella scelta della location per dare il là a quella serie di incontri in Piemonte, ma non solo, con cui tessera la tela della nuova componente, vicina a Renzi, ma non omologata nel renzismo, che naviga nello stesso mare di Turchi ma ne sta a distanza debita, pronta a dialogare con quell’area riformista di Bersani, marcandone, senza fare fatica, le differenze. Potenziali alleati di Renzi, insomma, ma non renziani fideistici, intesi come parte di quello stretto entourage oggi piazzato tra Palazzo Chigi e il Nazareno che, in verità, proprio nei confronti del presidente dell’Anci – anche per le esternazioni fatte in tale veste – non mancano di manifestare più di un fastidio. Anche quando Fassino ha applicato la massima togliattiana che vuole  si governi solo stando al centro, ha scoperto che il centro era proprio quell’inner circle fiorentino a lui estraneo e verso di lui respingente.

 

La necessità di uscire da una situazione al limite del sopportabile e rinserrare le fila di quei fedelissimi partendo da Piemonte e magari individuando ulteriori approdi anche grazie al suo ruolo di capo dei sindaci italiani, è uno dei motivi che sta alla base dell’addio alla stinta Area Dem e accendere un faro su Futuro Democratico. Per ora è una lampadina, quella stilizzata nel logo realizzato da un giovane fassiniano mandrogno, Emanuele Rava, nipote d’arte essendo stato lo zio Lino Carlo deputato Ds e anch’egli ora tra coloro pronti a seguire l’amico Piero nella nuova avventura. Alessandria, parafrasando Conte, è un’idea come un’altra. Epperò non può che inorgoglirli, i Fassino boys locali, per essere proprio da casa loro che parte questa nave, un po’ arca di Noè stando proprio alle premesse dell’incontro che Rita Rossa anticipa allo Spiffero: “Vogliamo essere inclusivi, abbiamo invitato tutti e ricevuto adesioni da persone che rappresentano varie identità nel partito”. Renziani nativi, renziani morandiani, qualcuno pure più a sinistra. Con un retropensiero, ancora inconfessabile, almeno apertamente: rimettere insieme i diesse o quel che ne rimane. Qualche defezione per altri impegni già circola, come quelli della Bargero e di Fornaro. Ma gira pure la voce di un interesse a questo nuovo corso fassiniano, non solo ovviamente da parte del suo stretto giro torinese, ma anche da personaggi come il vicepresidente della Regione Aldo Reschigna e di qualche parlamentare in cerca di collocazione. Forse non tanto il suo sodale storico Cesare Damiano, oggi su posizioni attendiste, ma certo Paola Bragantini e altri tra deputati e senatori con cui Piero non ha mai smesso di tenere rapporti, anche in previsione di incarichi agognati e sfumati.

 

“Dopo le riforme le sfide per il Paese e per il Pd” titola l’invito alla serata di lunedì ad Alessandria. “Che non sarà una conta tra chi sta con Fassino, non una roba di corrente – ribadisce a smentire quel che appare, Rita Rossa –. È un momento inclusivo in cui pensare non solo al contingente, ma anche al futuro, all’organizzazione del partito”. Per la Rossa, fedelissima di Piero, “c’è bisogno di un pensiero lungo”. Ecco, appunto, chi meglio del Lungo?

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1 Commenti

  1. avatar-4
    09:31 Venerdì 08 Maggio 2015 unliberista un vento di freschezza

    soffia sul futuro del piemonte. !

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