RETROSCENA

Chiamparino si è dimesso. Da renziano

Se non è rottura definitiva di certo tra governatore e premier è sceso il gelo e nulla sarà più come prima. Quell'asse con Delrio e la fronda carsica interna al Pd. Il Nazareno parecchio irritato dagli attacchi partiti dal Piemonte al Fondo sanitario

Anche i dettagli possono raccontare quanto freddo corra in un amore, talvolta ostentato, ma in realtà mai del tutto nato. E cercare di scoprirne le ragioni. Giovedì quando Matteo Renzi sarà a Torino per l’assemblea dell’Anci – e per l’attesa ma non si sa quanto probabile investitura di Piero Fassino a (ri)candidato sindaco – sarà interessante tenere d’occhio il Chiampa. Sempre che questi ci sia, perché un’assenza direbbe più di tante parole sul rapporto tra Sergio Chiamparino e Matteo Renzi. Soprattutto dopo le annunciate dimissioni del primo dalla guida della conferenza delle Regioni. Non un atto contro il governo, si è premurato di ripetere il presidente del Piemonte. Ma non per questo digerito come nulla fosse da Palazzo Chigi. Anzi. Magari sarà pure un darsi pacche spalle, dopodomani, ma la distanza tra i due permane. Non che sia mai stata ridotta da far annoverare “l’ultimo dei comunisti” - come celia spesso il governatore – tra i renziani fino al midollo. Pure quando è andato alla Leopolda, il Chiampa sembrava lo zio anziano, ricco e saggio da ossequiare, ascoltare, ma non certo da portare a ballare alla festa dei nipoti. Troppo lontano, per storia politica e tratti antropologici, dallo storytelling della Rottamazione: che c’azzeccano le spacconate del bullo di Firenze con l’aplomb sabaudo dell’esageroma nen?. Persino l’immagine di “protorenziano” che pure il buon Sergio ha autorizzato di sé andrebbe sfoltito da certa insulsa mitologia. Questo non significa che Matteo archivi come una bizza o poco più la sortita delle dimissioni, così come la protesta dura e secca sul fronte del Fondo sanitario arrivata da uno dei “due di Torino”.

 

L’impressione di un fronte delle Regioni sempre più lontano e sempre più in conflitto con l’esecutivo è un dato di fatto con cui Palazzo Chigi e il Nazareno potrebbero essere chiamati presto a fare i conti. Le dimissioni, per ora congelate, di Chiamparino quel fronte anche trasversale hanno finito con il compattarlo ancora di più attorno alla figura del piemontese, più imbarazzante per Renzi di uno Zaia e perfino di un Michele Emiliano. Se Chiamparino ha voluto mandare un messaggio al premier, ma anche al partito (eventualità che oggi, a due anni dal congresso, non lo si può escludere), questo pare essere arrivato chiaro e forte. Un particolare di questa vicenda non può sfuggire: di fronte alle decise rimostranze del governatore dirette al governo, nessun parlamentare dem piemontese – neppure tra i renzianissimi – ha fiatato un flebile accenno di difesa delle scelte del premier. Lo stesso è avvenuto nelle altre parti del Paese. Mettersi contro il presidente della Regione nello scontro con il governo è come toccare i fili dell’alta tensione e carbonizzare buona parte del patrimonio elettorale. Tanto più se in ballo ci sono i due temi che più toccano i cittadini: la sanità e il trasporto pubblico. Chiamparino questo lo sa bene e ne ha avuto prova incassando la solidarietà non solo quei colleghi del centrosinistra, ma pure del neopresidente della Liguria Giovanni Toti.

 

Obiettare ai mugugni del Chiampa per difendere le scelte del segretario-premier è impresa da cui si tengono lontani anche i più vicini al Giglio Magico. E questo, a parte la voce nel deserto di Davide Gariglio (che non è parlamentare ed è uomo di Lorenzo Guerini), è quanto avvenuto fino ad ora. C’è chi racconta di un governatore irritato per non aver avuto udienza dal premier. Sarà. Certo dietro la sua mossa c’è pure chi non esclude un disegno più alto e più lontano. Non uno scontro con Renzi, piuttosto un qualcosa che assomigli a una tela da tessere in vista di un suo ipotetico utilizzo, semmai le cose nel partito dovessero mutare (o, peggio, precipitare). E quale rete migliore, solida e supportata da un rapporto abbastanza diretto con l’elettorato, ma anche con le strutture territoriali del partito, se non quella incarnata dai presidenti di Regione? Rete in asse sempre più stretta con un altro renziano “decaduto”, quel Graziano Delrio, fatto sloggiare senza troppe formalità dall’ufficio di sottosegretario alla presidenza del Consiglio e che ha iniziato a borbottare verso l’inner circle fiorentino. Giudizi sferzanti che sempre più spesso escono dalla bocca del governatore, come è avvenuto ancora ieri a margine di un avvenimento pubblico dove più d’uno è rimasto colpito da certe espressioni particolarmente critiche di Chiamparino.

 

Immaginare uno senario del genere confinandolo entro logiche meramente correntizie può essere fuorviante. Più probabile, appunto, un quadro dove i governatori del Pd possano fare emergere una o più figure da mettere in campo al congresso che verrà, semmai si verificassero le condizioni. Il presidente della Toscana, Enrico Rossi, la sua candidatura alla guida del partito l’ha annunciata con un “perché no?” ai primi di settembre. Sinistra dialogante, Rossi sconta tuttavia la sua collocazione all’interno del Pd e la sua possibile candidatura nello scenario attuale. Ma quale sarà quello al momento del congresso? I tempi per mutamenti e preparativi, anche quelli di una figura espressione più marcata di un fronte delle Regioni, ci sono tutti. Chiamparino potrebbe giocare il ruolo essenziale di regista di un film ancora tutto da scrivere. Oggi, il rapporto tra il governo e le Regioni è teso. Chiamparino è un ottimo giocatore di scopone e sa bene quanto sia importante capire quali carte abbiano in mano gli avversari. Renzi è bravo al biliardino e alla play station. Ma è altrettanto accorto nel non liquidare come un gioco da osteria quello che il Chiampa condivide, spesso, anche con Sergio Marchionne come compagno. Inteso come sodale del tavolo verde, ovviamente.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    11:39 Martedì 27 Ottobre 2015 equazionedicampo I compagni Chiamparino e Marchionne

    Di compagno a Chiamparino è rimasto solo il Marchionne... E' lo zio anziano e ricco che ha scoperto quanto sia meglio far vita altoborghese e anche il banchiere (con quali competenze non si sa) piuttosto che avere il comunismo. E che deve ancora spiegare ai piemontesi perchè in una regione con oltre 5 miliardi di debiti e tagli alla sanità lui e la sua giunta hanno elargito 3,2 milioni di euro ai già pagatissimi dirigenti regionali solo per fare il loro dovere (come riportato dal Fatto Quotidiano qualche tempo fa) e a gennaio 2015 ha deciso di regalare una buonuscita di 4,6 milioni di euro (fino a 175mila euro cadauno) sempre a dirigenti regionali per (in era di esodati e vittime della legge Fornero) ... prepensionarsi anche solo di qualche settimana rispetto al previsto (si veda esposto del M5S).

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