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Al Csi privati “sotto esame”

Parte la seconda fase della privatizzazione del consorzio informatico. Dopo le 14 manifestazioni d’interesse sono al vaglio i requisiti. Il presidente Rossotto: “Entro il 2016 la procedura sarà completata”. Ecco tutte le aziende in lizza

La commissione è già al lavoro sui singoli dossier, entro un mese dovrebbe avvenire la prima scrematura tra le 14 aziende (o raggruppamenti di imprese) che hanno manifestato il proprio interesse all’acquisizione di asset (e relative commesse pubbliche) del Csi. Si tratta di Atos, Exprivia, Ericcson, Reply con Santer, British Telecom, Ibm, Almaviva, Dedagroup, Engineering, Accenture, Hp, Fastweb, Telecom Italia e Dedalus. Quest’ultima è capofila di un raggruppamento che comprende anche la Consoft di Andrea Giacardi e Aizoon di Franco Cornagliotto, due aziende piemontesi e ben radicate sul territorio, i cui vertici sono espressione del sistema confindustriale subalpino.

L’esame dei dossier dovrebbe durare circa 30 giorni, durante i quali i commissari verificheranno i requisiti di onorabilità, dimensioni ed esperienze nel campo dell’Ict pubblico delle aziende che hanno presentato la manifestazione d’interesse. Esaurita questa fase, nel giro di una ventina di giorni il Csi invierà gli estremi della data room – ovvero quell’insieme di documenti che illustrano la fotografia patrimoniale, economica, finanziaria, gestionale, commerciale e tecnologica del Consorzio informatico – che dovrebbe permettere ai privati di presentare un progetto a corredo della richiesta di acquisizione. Tutto ciò dovrebbe avvenire tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre: da quel momento i potenziali acquirenti avranno tre mesi per redigere il progetto e inoltrarlo. In questa fase c’è ancora la possibilità, per le società che verranno ritenute idonee alla prima selezione, di inglobare in un raggruppamento altre aziende, che siano tra le 14 che hanno presentato domanda o società terze: l’importante è che la capofila sia tra quelle ritenute idonee. Una volta scaduti i termini per la presentazione dei progetti sarà chiaro quante aziende abbiano davvero intenzione ad acquisire il gigante pubblico dell’Ict piemontese.

«Auspichiamo che siano tanti – dice allo Spiffero il presidente del Csi Riccardo Rossotto, che insieme al direttore Ferruccio Ferranti sta conducendo la nave in questa delicatissima fase –. Compito del consorzio sarà quello di sottoporli all’assemblea, illustrandone i contenuti». A quel punto i soci daranno il via libera per la pubblicazione della gara vera e propria. Un procedimento che dovrebbe concludersi nella seconda metà del 2016, tra la primavera e l’estate secondo le stime più ottimistiche. «Un grande punto interrogativo sulla storia del Csi e sulla possibilità di una sua parziale privatizzazione è sempre stato rappresentato dal possibile interesse del mercato – prosegue Rossotto -. Ora siamo alla prova del nove. Le 14 manifestazioni d’interesse sono certamente un segnale positivo, ora vedremo cosa proporranno». Il vero scoglio sarà la presentazione dei progetti: in quella sede si paleseranno le vere forze in campo e soprattutto usciranno allo scoperto quelli che avranno davvero un piano per risollevare il Csi attraverso una partnership pubblico-privato. La prassi è quella del dialogo competitivo, un’operazione per la individuazione di partner che in Italia è ancora poco applicata, ma che invece è fortemente diffusa in altri paesi come Germania, Spagna e Francia. 

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