Palenzona annusa il Giglio (renziano)
Stefano Rizzi 09:33 Giovedì 02 Giugno 2016 0Il "camionista" di Tortona al centro delle trame per la nuova governance di Unicredit. Tratta con Mediobanca su Nagel, ma lancia segnali verso Palazzo Chigi. Una cosa è certa: intende restare per altri tre anni a piazza Gae Aulenti
“Un culo una poltrona”. Se perfino Roberto Maroni, anni, addietro dopo aver coniato il motto aveva finito per tradirlo, figurarsi se un recordman dell’ubiquità tergale come Fabrizio Palenzona rinuncerà a difendere una delle sue più accoglienti e potenti sedute. Dalle frenetiche manovre in Unicredit e tra gli interrogativi che ruotano attorno alla futura governance emerge, infatti, sempre più definita la volontà di Big Fabrizio di mantenere ancora per i prossimi tre anni la vicepresidenza.
Il camionista di Tortona naviga nel cda di Tirrenia, viaggia a Bruxelles per incontrare – in qualità di presidente di Asecap, l’associazione europea degli operatori delle infrastrutture autostradali – la commissaria Ue ai trasporti Violeta Bulc, ma presidia la fortezza di piazza Gae Aulenti. Mentre il titolo continua a scendere a Piazza Affari arrivando al minimo storico di 2,77 euro e l’ormai quasi ex ad Federico Ghizzoni resta al suo posto in attesa del successore la cui ricerca è stata affidata ufficialmente ieri alla società di cacciatori di teste Egon Zehnder, Palenzona è dato tra gli sponsor di Alberto Nagel, attuale ad di Mediobanca e uno dei tanti nomi che circolano per la successione a Ghizzoni.
Rumors descrivono, tuttavia, un Furbizio non del tutto contrario a un’altra ipotesi che ricorre in questi giorni, ovvero l’eventuale convergenza dei vari poteri in seno alla compagine societaria dell’istituto di credito su Marco Morelli (ex chief financial officer di Monte dei Paschi, già responsabile della Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo e attualmente in Bank of America-Merril Lynch), dato come gradito al giglio magico renziano. Aspetto, quest’ultimo, non del tutto indifferente per Big Fabrizio, sempre a distanza di sicurezza dalla politica (dalla quale, peraltro, origina) ma non certo a lui sconosciuta fino nei più minimi e complicati ingranaggi.
La partita che si gioca non è solo quella, fondamentale e sollecitata nei tempi dagli arabi del fondo Aabar. C’è anche la
presidenza. Uscita di scena, per la successione a Giuseppe Vita, l’economista Lucrezia Reichlin, la gara sembra più aperta di prima. E lui, Palenzona, di rimanere in panchina, o peggio, di finire in tribuna rinunciando ad altri tre anni al vertice di Unicredit pare non averne nessuna intenzione. Semmai dovesse avvicinarsi al motto maroniano (eventualità improbabile) quella della banca più internazionale tra le italiane, sarebbe forse l’ultima poltrona che abbandonerebbe. Anche se “un culo una poltrona” a Furbizio non s’attaglia proprio. E non solo per la stazza.


