De Tomaso, gravi responsabilità Fiom

Carico da novanta dell’assessore regionale Porchietto. Nella pantomima sull'ex Pininfarina il sindacato dei metalmeccanici della Cgil ha recitato la parte di fiancheggiatrice dei Rossignolo

“C'è una pesante responsabilità della Fiom nel dramma della De Tomaso che sta sconvolgendo la vita di 900 lavoratori e delle loro famiglie”. Lo afferma Claudia Porchietto (Pdl), assessore al Lavoro della Regione Piemonte, dando voce a congetture e supposizioni che da più parti si erano manifestate sui comportamenti del sindacato dei metalmeccanici della Cgil. Una presa di posizione coraggiosa, che mette l’organizzazione di Maurizio Landini di fronte a precise responsabilità.

 

«La Fiom, che adesso strilla – aggiunge l’esponente della giunta Cota - cerca di nascondere il fatto che sono stati proprio i loro vertici a sottoscrivere il piano industriale nebuloso presentato dalla De Tomaso nel 2009. La Regione, d’accordo con il Mise e con gli altri sindacati, sta studiando soluzioni adeguate per la De Tomaso con l’unico obiettivo di salvare 900 posti di lavoro». La Fiom, invece, fa demagogia e maschera dietro la cortina fumogena degli slogan la gravità del ruolo «svolto quando, d’accordo con la giunta Bresso, prima diede il proprio assenso ad un piano industriale inesistente e poi evitò accuratamente di vigilare nell’interesse dei lavoratori». Fino a mostrare oggi con il leader locale Giorgio Airaudo un’incredibile faccia di tolla nel rimproverare la Regione di non aver erogato gli aiuti finanziari deliberati dalla precedente amministrazione: «Ma non è vero - replica Porchietto - Questa vicenda è una tragedia che la Fiom vuole mutare in farsa, confondendo le carte e costruendo i presupposti di una oggettiva disinformazione che rischia, alla fine, di danneggiare proprio quei lavoratori che invece dovrebbero tutelare».

 

Anzi, per l’assessore, la giunta ha adempiuto a tutti gli atti necessari per dare un seguito legittimo alle delibere di finanziamento decise dalla Bresso.  Il problema è semmai «da ricercare proprio in quelle decisioni assunte allora con l’avvallo della Fiom». La Porchietto smentisce di voler gettare benzina sul fuoco: «Si tratta di una trattativa molto delicata. E' necessario che tutti abbiano un atteggiamento di massima serietà. Per questo motivo credo quindi che sia urgente trovare un modo per fare chiarezza sulla onestà intellettuale delle parti sociali coinvolte». Senza però sconti o infingimenti: «Mi preoccupa il doppio ruolo in commedia che la Fiom ha sempre giocato a questo tavolo. In molti passaggi di questa storia assurda e tragica si è registrata troppo spesso una inusuale e quanto meno sospetta vicinanza della Fiom alle strategie della famiglia Rossignolo, dal piano industriale al misterioso imprenditore straniero».

 

Una linea di credito incomprensibile, giacché da tempo gravano sulla reale capacità degli imprenditori piemontesi pesanti sospetti. «La famiglia Rossignolo ha assunto atteggiamenti e ha preso decisioni che hanno avuto conseguenze devastanti per il destino dell’azienda e quindi dei posti di lavoro dei loro dipendenti - conclude -. Chi ha avvallato queste decisioni nel passato, come la Fiom, rischia di essere meno credibile oggi come interlocutore per l’elaborazione di una soluzione rapida e sostenibile».

 

A stretto giro di mail arriva la replica della Fiom. «A leggere le dichiarazioni della signora Claudia Porchietto si fa fatica a credere che si tratti di una figura istituzionale, in quanto la polemica più dura lascia il posto ad affermazioni semplicemente ingiuriose e prive di fondamento, oltreché irresponsabili in una situazione così delicata». È questo il tono della secca risposta del segretario provinciale della Fiom di Torino Federico Bellono.  «La signora Porchietto - aggiunge il sindacalista - dovrebbe sapere che gli accordi relativi alla De Tomaso sono stati sottoscritti sempre, senza eccezione alcuna, da tutti i soggetti interessati a partire dalle istituzioni locali e dal governo, oltre che dall'insieme delle organizzazioni sindacali. E noi siamo abituati a cercare di dar corso agli accordi che sottoscriviamo, anche quando le incognite non mancano come nel caso della De Tomaso, incalzando insieme ai lavoratori chi aveva le maggiori responsabilità, cioè l’azienda».  Bellono aggiunge poi che «ci sono affermazioni rispetto alle quali decideremo insieme ai nostri legali quali azioni intraprendere a difesa della rispettabilità di un’organizzazione abituata ad agire in trasparenza».

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