GLORIE NOSTRANE

Sfumato il ministero Crosetto si dimette

Indicato come possibile titolare della Difesa, il parlamentare piemontese annuncia la volontà di lasciare la Camera. Dietro i “motivi famigliari” divergenze di vedute con la Meloni sull’ingresso di Fratelli d'Italia nel governo gialloverde

Per lui era pronta la mimetica extralarge da ministro della Difesa offertagli da Luigi Di Maio. Ma Guido Crosetto che a Palazzo Barachini era stato sottosegretario con Silvio Berlusconi non solo ha cortesemente rifiutato la proposta, ma annuncia di voler lasciare pure lo scranno parlamentare. “Torno ad occuparmi di me stesso e della mia famiglia” spiega senza dire di più riguardo al suo futuro. Che potrebbe anche essere un ritorno al recente passato, ovvero ad occuparsi sempre di armamenti, ma per conto delle industrie italiane come fatto fino a pochi mesi fa al vertice di Aiad, l’associazione di settore nella galassia Leonardo e Finmeccanica. Una decisione quella del gigante di Marene, confermata dalla lettera di dimissioni depositata pochi giorni fa a Montecitorio, che merita una lettura in controluce. Da questa sembra emergere con una certa nettezza il travaglio interno a Fratelli d’Italia sul rapporto con Matteo Salvini e l’appoggio o meno del Governo gialloverde.

Giorgia Meloni ancora oggi ha ribadito il fermo proposito di stare all’opposizione decretando, come peraltro già avvenuto da parte di Forza Italia con più di una dichiarazione a partire da quella della capogruppo alla Camera Maria Stella Gelmini, la fine della coalizione di centrodestra. Se tra gli azzurri non si è affacciata neppure un istante l’ipotesi di sostenere il nascituro esecutivo concepito da Salvini e Di Maio (non foss’altro per il veto irremovibile dei Cinquestelle a un partecipazione di esponenti azzurri), più articolato sarebbe stato il dibattito interno a FdI, con una parte decisa a stare totalmente fuori e un’altra che avrebbe considerato con attenzione l’offerta, pur tardiva, di una o più poltrone da ministro. E a questo secondo fronte apparterrebbe proprio Crosetto, tornato non molti mesi fa attivamente nel partito della Meloni, dopo un periodo di lontananza dalla politica, anche se osservata sempre da vicino.

Insomma, il no grazie all’offerta di tornare a vestire la mimetica con il massimo grado, formalmente motivato da “una coerenza con la linea del partito cui appartengo”, ma ammettendo che quella proposta è stata “accolta con piacere, come chiunque abbia un naturale anche se non eccessivo ego”, nasconderebbe altro. Per dirla tutta, a Crosetto non sarebbe affatto spiaciuto andare al Governo. E non potendo farlo, ligio alla linea del partito, lancia un segnale che pare un missile: le dimissioni da parlamentare eletto in Piemonte. Ben sapendo che saranno respinte almeno alla prima votazione e poi chissà. Magari se davvero un giorno, prima della fine della legislatura, il deputato cuneese dovesse lasciare Montecitorio potrebbe tornare a occuparsi di vendita di armi. Finché c’è guerra c’è speranza.

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