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CULTURA & POLITICA

Affondo della Lega sul Salone: "Il direttore Lagioia si dimetta"

Il capogruppo in Sala Rossa Ricca punta il dito contro chi ha escluso dalla fiera libraria torinese la casa editrice Altaforte, vicina a CasaPound. Appendino e Chiamparino in trincea: "Non si tocca". Cirio: "Con noi libertà d'espressione"

Nicola Lagioia deve dimettersi e deve fare lo stesso il suo direttivo. Un clima di censura al Salone non doveva essere promosso e tollerato”. Nel giorno conclusivo della 32ª edizione della buchmesse torinese la Lega sfrerra il proprio affondo contro i vertici, rei di aver escluso a 24 ore dall’inizio della rassegna la casa editrice Altaforte, vicina a CasaPound e ad ambienti di estrema destra, ma soprattutto l’editrice che ha messo in commercio il libro-intervista di Matteo Salvini. Già il Capitano ha avuto modo di deplorare una scelta a suo giudizio dal sapore di censura, ora è il capogruppo del Carroccio al Comune di Torino Fabrizio Ricca a lasciar intendere cosa potrebbe accadere di qui a qualche mese nel caso, più che probabile, in cui il centrodestra dovesse vincere le elezioni regionali in Piemonte. Vertici azzerati e nuova policy decisamente più benevola verso istanze sovraniste e populiste.  

Per Ricca “non è accettabile che il direttore di un evento importante come il Salone del Libro, in crescita e con una credibilità democratica internazionale da difendere, faccia partire un boicottaggio contro lo stesso evento che organizza. E non è accettabile che Lagioia non si sia scusato per la lista di proscrizione stilata dal suo amico Christian Raimo”, consulente della kermesse, dimessosi proprio in polemica con la presenza di Altaforte, prima che venisse esclusa. Ricca, che parla di “atteggiamento censorio e limitante della libertà di espressione messo in campo da Regione e Comune”, attacca quindi la sindaca Chiara Appendino e il presidente Sergio Chiamparino che “non hanno speso una parola per difendere giornalisti come Buttafuoco e Giuli, ed editori come Giubilei, marchiati come razzisti e non graditi. Per questo - conclude - chiediamo un passo indietro a chi non è intervenuto per difendere autori che con la loro presenza, negli anni, hanno contribuito al successo del Salone”.

Non tarda la replica di Chiara Appendino: “Non permetteremo alla Lega di distruggere il lavoro di tre anni col quale abbiamo faticosamente salvato il Salone – dichiara la sindaca di Torino –. Lagioia, direttore della rinascita del Salone, non si tocca, è patrimonio della città. Se la Lega vuole prendersela con qualcuno se la prenda con chi si è assunto la responsabilità politica della scelta, ovvero la sottoscritta”. Dello stesso tenore le parole di Sergio Chiamparino: “Lagioia non si tocca, ha saputo raccogliere l’eredità del Salone, rilanciarla, rafforzarla. È il direttore ideale in questo momento e per i prossimi anni. Ci sono i risultati a dimostrarlo. Se Ricca fosse venuto qualche volta al Salone, avrebbe colto che quel clima di confronto di cui parla, la comunità del Salone l’ha sentito difeso dalla nostra presa di posizione. Se poi la Lega pensa di usare la rassegna come una delle tante poltrone di cui stanno facendo mercimonio, sarà sconfessata dalla stessa comunità del Salone”.

Sul tema interviene anche Alberto Cirio, candidato del centrodestra alla presidenza della Regione: “Qualsiasi tipo di valutazione sulla governance del Salone del libro andrà fatta una volta insediato il futuro governo regionale e alla luce dei risultati effettivamente conseguiti, perché parliamo di un evento che rappresenta una risorsa importante, per Torino e per il Piemonte, e dobbiamo preservarlo. Certo è che se saremo noi alla guida della Regione, il Salone dovrà essere un luogo in cui la libertà di espressione viene garantita a tutti. Non accetteremo una impostazione che miri a piegarlo alle sensibilità politiche di turno".

Ricca non arretra, anzi rilancia chiamando in causa la sindaca grillina e il governatore Pd: “Appendino non si è assunta una responsabilità da quando è diventata sindaca. Non una parola da parte dell’amministrazione pubblica 5 Stelle è stata presa quando un consulente del Salone ha messo all’indice un editore liberale come Francesco Giubilei, non una parola da Appendino e Chiamparino, stretti in un abbraccio ideologico che evidentemente trova legittimo stilare liste di prescrizione contro giornalisti come Alessandro Giuli e Pietrangelo Buttafuoco, è stata spesa nei confronti di uno stand, quello pagato da Giubilei, che per svolgere in serenità il suo lavoro dentro al Salone, viste le minacce ricevute da anonimi, è stato presidiato dalla Digos per tutto l’evento”. A questo punto, conclude Ricca,  “non si sprechi in affermazioni retoriche adesso la sindaca Appendino, quando per giorni non è stata capace di prendere posizioni serie per tutelare la democrazia e gli invitati del Salone”.

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