PROFONDO ROSSO

Sanità in rosso, medici e infermieri contro i tagli

Il buco di bilancio è causato da spese extra-sanitarie. In questi anni sono stati stati drasticamente ridotti posti letto e personale. "Basta lacrime e sangue per il Piemonte. A pagare non siano pazienti e lavoratori", affermano Anaao e Nursind

"Basta lacrime e sangue per la sanità piemontese". A chiederlo, di fronte ai dati ribaditi ieri dal governatore Alberto Cirio e dall’assessore Luigi Icardi e alle conseguenti preoccupazioni di un nuovo piano di rientro, è Anaao Assomed, tra le principali sigle sindacali dei medici ospedalieri.

Il sindacato dei camici bianchi non si limita ad esprimere "forte preoccupazione”, ma concentra l’attenzione su un aspetto nient’affatto irrilevante della situazione in cui versano i conti della sanità: "Il Piemonte è stata l'unica Regione del Nord ad essere sottoposta al piano di rientro, con l'eccezione della Liguria. Lo è stata – osserva Anaao Assomed – essenzialmente per questione di conti, visto che negli anni ha mantenuto buoni punteggi nei Lea, i livelli essenziali di assistenza”. Insomma, “la sanità regionale ha già pagato duramente, con tagli di posti letto, di personale, con accorpamenti e limitazioni delle possibilità di carriera dei dirigenti medici e sanitari”.

A conferma di ciò il sindacato ricorda come “la spesa per la dirigenza medica nei sette anni del piano è calata di quasi 65 milioni, con il numero di dirigenti medici nello stesso periodo diminuito di 515 unità, i direttori di struttura complessa di 263, i responsabili di struttura semplice del 39% e i posti letto eliminati sono stati 1560".

Un quadro la cui gravità è accentuata dal fatto che "il buco di bilancio non è stato causato da deficit della sanità, bensì dal fatto che una parte dei fondi, pari a 4,3 miliardi, sono stati usati per spese extra-sanitarie, arrivando al paradosso di inviare in piano di rientro non la Regione, piena di debiti, ma proprio la sanità che non solo era in pareggio di competenza ma che vantava miliardi di crediti di cassa dalla stessa Regione". Per questa ragione la rappresentanza dei medici chiede alla Regione di "non ripetere gli errori precedenti incolpando la sanità di disavanzi altrui, e di aprire un confronto con i sindacati, affinchè non vengano tagliati medici, posti letto e servizi".

Sulla questione interviene anche il sindacato degli infermieri Nursind con il suo segretario Francesco Coppolella osserva come “negli anni precedenti evidentemente non ha funzionato. I tagli sul personale, grandi e piccoli accorpamenti, chiusure e riorganizzazioni non hanno portato risultati che ci volevano far credere”. Anche dagli infermieri la “forte preoccupazione in previsione di un prevedibile taglio del personale che rappresenta sempre la prima risposta a queste inefficienze”.

Come Anaoo Assomed anche Nursind avverte la Regione: “Non vorremmo che a pagare il prezzo di una incapacità dirigenziale a trovare soluzioni per nuove economie siano nuovamente operatori e professionisti della sanità che hanno sostenuto il sistema per anni di blocco del turn over con enormi sacrifici. Adesso, a differenza di quanto fatto in precedenza, chi è chiamato a governare le aziende sanitarie piemontesi ed in particolari quelle con maggior deficit, ci dica fin da subito e con la massima trasparenza – dice Coppolella - quali saranno le strategie e le economie che si vogliono portare avanti condividendo con operatori, parti sociali e territorio le scelte programmatiche”. Deciso il rifiuto di “nuovi tagli sul personale addetto all’assistenza” e la ferma richiesta indirizzata all’assessorato di corso regina per “avere la rassicurazione non si tolga ulteriore ossigeno ai servizi e si possa lavorare in sicurezza e con dignità. Si trovino altre soluzioni per evitare gli sprechi.

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