POTERI FORTI

Camera di commercio, veto su Ilotte

Sale la tensione a Palazzo Birago. Soldi e poltrone al centro dello scontro tra piccola e grande impresa. Il nodo delle nomine in Compagnia di San Paolo. Lunedì due incontri per cercare un'intesa e scongiurare il ribaltone

Gli emissari dei cosiddetti “piccoli” vedranno, in due incontri separati, il presidente Vincenzo Ilotte, e il numero uno dell’Unione industriale Dario Gallina. È in programma lunedì forse l’ultimo tentativo per ricomporre la frattura nella Camera di Commercio di Torino, dove da mesi le associazioni cosiddette minori (commercianti, pmi e artigiani) hanno composto un fronte unico contro i rappresentanti della grande industria. Una disputa che verte su soldi e poltrone: la dislocazione delle risorse che l’ente incamera dagli iscritti (e che il presidente uscente ha tentato di dirottare in massa, 4,5 milioni, al Competence Center di Mirafiori) e la distribuzione di incarichi ai vari livelli, comprese quelle cariche nelle fondazioni. Una battaglia nella quale i rapporti di forza interni al mondo camerale potrebbero cambiare radicalmente.

La partita sul rinnovo dei vertici a Palazzo Birago s’intreccia fatalmente con le nomine in Compagnia di San Paolo, uno dei pilastri del sistema economico e di potere piemontese e in particolare del suo capoluogo. La trattativa è affidata a Maria Luisa Coppa (Ascom), Giancarlo Banchieri (Confesercenti), Fabrizio Galliati (Coldiretti), Corrado Alberto (Api) e Nicola Scarlatelli (Cna). Quel che diranno a Ilotte e a Gallina è che sono pronti a rispettare il patto che prevede un industriale alla guida della Camera di Commercio, ma in cambio vogliono un posto nel Consiglio della fondazione sanpaolina. Non pensino gli industriali di prendersi tutto. Non è tutto: a quanto risulta allo Spiffero, i “piccoli” avrebbero anche posto un vero e proprio veto sulla riconferma di Ilotte, colpevole di una gestione fortemente sbilanciata verso la grande impresa. In particolare i frondisti lamentano una eccessiva sensibilità del presidente ai desiderata del sistema confindustriale. Un andazzo che deve cambiare. Come andrà a finire? Azzardato fare previsioni.

Per il dopo Ilotte circola, tra gli altri, il nome di Gallina che ormai è quasi “disoccupato” essendo prossimo alla scadenza il suo incarico al vertice dell’Unione industriale dove a contendere a Giorgio Marsiaj la successione potrebbe scendere in campo l’ex leader dei giovani di Viale dell’Astronomia Marco Gay. Gallina, però, avrebbe già puntato gli occhi su un’altra poltrona, quella nel prestigioso Consiglio della Compagnia, magari con l’auspicio di diventarne il numero due, emulando il percorso di Licia Mattioli, la quale intanto è impegnata nella difficile corsa per la presidenza di Confindustria. “Ma non si può avere l’uovo, la gallina e il culo al caldo” mettono in guardia i piccoli con una metafora che mai come in questo caso sembra quanto mai calzante.

E dunque che fare? Gli industriali concederanno qualcosa ai “piccoli”? Se così non fosse loro si dicono pronti alla conta e a quel punto chi vince potrebbe prendersi l’intera posta in palio. Sulla base delle indicazioni fornite dalle categorie avrebbero anche i numeri per il colpaccio. Due nel caso di una rottura i papabili presidenti: il numero uno di Api, Corrado Alberto (area centrodestra) oppure il presidente di Confesercenti Giancarlo Banchieri (vicino al Pd). In entrambi i casi si tratterebbe di personaggi in posizione decisamente più “dialettica” di Ilotte con l’amministrazione grillina di Chiara Appendino, giacché il primo è colui che ha coordinato le associazioni datoriali nella protesta Sì Tav, l’altro è l’alfiere dei No Ztl.

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