REGIONE

Un assessore in quarantena

Una settimana di riflessione. È quella chiesta da Icardi (o imposta) per decidere se restare alla guida della Sanità piemontese. Alla fine, dopo averle più volte minacciate, potrebbero arrivare le sue dimissioni. I piani del governatore Cirio

Una settimana per riflettere. Se l’è presa? Gli è stata concessa? È frutto di un accordo con il presidente o con il segretario del suo partito? A questo punto, poco importa: Luigi Icardi tra sette giorni dovrà dire ad Alberto Cirio se intende continuare a fare l’assessore alla Sanità oppure se ritiene conclusa la sua assai difficoltosa missione nel periodo più complesso per la sanità del Paese e, non di meno (anzi in alcuni casi di più), del Piemonte.
 
Una cosa è certa: anche se deciderà di restare, il titolare della Sanità dovrà cambiare passo e, ancor prima, atteggiamento. Cirio non è uomo dai modi spicci e da colpi di testa e non si smentirà certo in questa situazione delicata, ma bisognosa di una soluzione chiara e durevole. Ciò non vuol dire che il governatore abbia deciso di abbozzare e archiviare le ultime sortite del suo assessore, insieme a precedenti esternazioni e atteggiamenti che già avevano raggiunto il livello di guardia. Se resterà, Icardi continuerà comunque la quarantena. Al primo accenno di febbre o sintomi da far sospettare una recidiva, Cirio interverrà come un’Usca, senza bisogno di tampone, la terapia è già scritta.
 
Un segnale da cogliere, per avere conferma di come il presidente abbia deciso di gestire la questione, arriva proprio oggi: la conferenza stampa in cui esporre i parametri e i metodi per monitorare l’andamento della parziale uscita dal lockdown vedrà insieme il governatore all’assessore, ma la decisione di Cirio è stata quella di farla non dall’assessorato né dall’Unità di Crisi, bensì proprio dagli uffici della presidenza.
 
Il rammendo in cui si è cimentato Icardi dopo lo squarcio delle sue dichiarazioni sui rilievi mossi dal capo della task force Ferruccio Fazio e dall’epidemiologo Paolo Vineis, se hanno evitato un disastro in un quadro già fragile in cui si muove la macchina dell’emergenza non sono certo state la pietra tombale su uno sporadico inciampo dell’assessore. Perché sporadico non è.
 
Il raffreddamento dei rapporti tra Cirio e Icardi non è cosa degli ultimi giorni, così come non è un mistero che il presidente voglia cambiare la guida del più importante assessorato. Ha chiamato l’ex ministro Fazio per affidargli un compito – la revisione, anzi la creazione ex novo della sanità di territorio – tanto importante da comportare il rifacimento del piano sanitario regionale. Non ha intenzione, Cirio, di limitare l’incarico dell’ex ministro alla fase emergenziale. Vorrebbe lui nella plancia di comando di corso Regina Margherita. Semmai accadrà, in sala macchine l’aria si farebbe pesante pure per il direttore Fabio Aimar, tutt’altro che nelle corde di Fazio per nulla entusiasmato dall’approccio contabile e poco di visione dell’ex dirigente dell’Asl cuneese voluto lì, a ogni costo, da Icardi.
 
Lo scenario è complicato, ma chiara una cosa: Cirio non si sogna di togliere la delega al suo assessore. Gli lascia il tempo per riflettere. Questo ad oggi. Domani, che non si sa quando sarà, ma non sarà così lontano e dovrebbe coincidere con l’uscita dalla fase critica della pandemia, sarà un altro giorno. Il governatore auspica sia quello in cui, grazie alla modifica dello Statuto, si potrà aumentare il numero degli assessori esterni e quindi aprire la porta all’ex ministro. Mesi, considerando l’iter pur accelerato delle procedure consiliari.
 
Giorni, al massimo settimane, nel caso Icardi decida di lasciare, con l’onore delle armi e il riconoscimento di aver svolto il suo ruolo in una situazione mai vissuta prima da nessuno. Questa eventualità aprirebbe a due ipotesi per la sostituzione. La prima, più semplice e rapida, vedrebbe uno scambio di ruoli tra Icardi e l’attuale presidente della commissione Sanità Alessandro Stecco. Un approdo al vertice della sanità piemontese da parte del medico vercellese sarebbe, però, in qualche modo frenata dalle perplessità del segretario regionale del suo partito. Dopo aver visto sbarrata la strada verso corso Regina al momento della formazione della giunta, Stecco ad oggi non sembra poter contare su un appoggio così convinto da parte di Riccardo Molinari. E questo, sempre nel caso di dimissioni di Icardi, imporrebbe a Cirio che pure stima molto Stecco un ulteriore schema.
 
Se ci fosse un veto su Stecco, il governatore tornerebbe all’ipotesi iniziale di affidare la sanità a Fazio, pur non avendo ancora ampliato lo spazio ad assessori esterni. Cirio potrebbe proporre alla Lega una temporanea uscita dalla squadra dell’attuale assessore a Turismo e Commercio, Vittoria Poggio. Questo, pur rischiando eventuali ricorsi a tutela delle quote di genere, ma contando di sanare questo vulnus e riparare al sacrificio della leghista alessandrina, recuperandola in squadra, con la modifica dello statuto e un rimpasto nel giro di alcuni mesi.
 
Sul tavolo del presidente c’è, insomma, più di un piano e più di due. Da attuare rapidamente se sullo stesso tavolo arriveranno le dimissioni del titolare della Sanità. Oppure più avanti, quando per Icardi finirà la quarantena.

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