IL SONNO DELLA REGIONE

L’etica? È rimasta sulla carta

In barba al codice solennemente sottoscritto dai consiglieri del Piemonte gli uffici sono zeppi di parentame. Al gran completo la famiglia Lupi, fidanzate e future nuore, fratelli e sorelle

Figli, mogli, fratelli e sorelle. Pure la futura nuora. C’è posto per tutti i gradi di famiglia in Regione Piemonte. Eppure il presidente del Consiglio Valerio Cattaneo si è ascritto, tra i meriti del suo mandato “virtuoso”, l’emanazione, prima in Italia, della “Carta Etica”. Peccato che da quel dicembre 2010 l’etica sia rimasta sulla carta: lettera morta. Particolarmente disatteso è l’articolo 10, che disciplina i doveri del consigliere: “il sottoscrittore – recita il documento - si impegnerà a scegliere i collaboratori che potranno assisterlo efficientemente ed efficacemente nell’esercizio del suo mandato, avendo cura che nel corso dello stesso non si reclutino suoi parenti o affini fino al quarto grado in relazione all’utilizzo di risorse di tipo discrezionale del budget”. Cribbio, direbbe quel tale.

 

Invece, in barba alle solenni promesse i consiglieri hanno imbarcato una caterva di parentume. Si va dall’integerrimo capogruppo della Lega Mario Carossa che, non pago di aver piazzato la figlia Michela (peraltro brava) nel cerchio magico del presidente Roberto Cota, ha dato un “aiutino” pure al maschietto di casa spedendo la sua fidanzata, Sara Zambaia, di provata fede padana, nella segreteria dell’assessore “tecnico” alla Sanità Paolo Monferino. Carossa ha firmato la Carta, così come tra i sottoscrittori troviamo il vicecapogruppo del Pdl Angiolino Mastrullo che, seppur per un breve periodo, ha “prestato” i servigi del figliolo Andrea ai colleghi d’Aula. Della stessa casacca Rosanna Costa ha scelto di essere "assistita" dalla figlia, mentre Francesco Toselli ha come principale collaboratore la sorella.

 

Certo, i casi più eclatanti riguardano i due “nanetti” di Palazzo Lascaris, oggi sorvegliati speciali della magistratura: i Pensionati di Michele Giovine e i Verdi-Verdi del clan Lupi. E se il “falsario” delle firme ha messo a libro paga del gruppo la sorella Cristina (69.700 euro per l’intera legislatura) e la fidanzata Sara Franchino (77.900 euro), il colpo gobbo l’ha fatto la famigliola ambientalista. Il capogruppo Maurizio ha siglato un contrattino alla moglie Lorella Bressa (68.500 euro), al fratello Alessandro (70.500 euro), all'altro fratello Alberto (19.000 euro) alla moglie di questi, Cristina Panzera (idem, 70.500) e alla sorella Sara (una costante: 70.500 euro). Insomma, si sono spartiti il bottino nel tinello di casa. Ma almeno non possono essere tacciati di ipocrisia: sia Lupi e sia Giovine, coerentemente, la Carta Etica non l'hanno sottoscritta.

 

2/continua

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