COMPAGNI CHE SBAGLIANO

Depredato il supermarket di lady Scibona

Sabato scorso durante la manifestazione No Tav si è verificato un assalto al Carrefour di Bussoleno, dove lavora la moglie del neo senatore grillino. Il movimento prende le distanze dall'azione: "Non solo per il gesto in sé, ma per l’arroganza e la prepotenza"

Un atto di vandalismo che nuoce alla causa. È stata bollata come “cretinismo autolesionista” l’azione di un gruppo di militanti No Tav che sabato pomeriggio, durante il corteo in Valsusa, hanno depredato il supermercato Carrefour di Bussoleno. Chissà, forse volevano emulare la “spesa proletaria”, parecchio in voga nei ruggenti  anni Settanta, quando un manipolo di compagni si staccava dalla sfilata e provvedeva a fare incetta di merce nei negozi che si trovavano sul percorso della manifestazione. “Non ha capito nulla”, sentenziano i capi del movimento condannando in una nota l’episodio, “chi ha compiuto questo gesto non può definirsi No Tav o portare questa bandiera. Chi ha compiuto questo gesto può solo essere allontanato dal movimento”. Di più, “non ha capito nulla. Non solo per il gesto in sé, ma per l’arroganza e la prepotenza con il quale è stato compiuto - aggiungono - riteniamo non gradite in questa terra e nella nostra lotta queste persone. In particolare a Bussoleno, paese simbolo della lotta No Tav, non possiamo neanche lontanamente pensare che questi tristi episodi si ripetano e invitiamo pertanto chi si fosse macchiato di questa infamia a non calpestare più questa terra”. Il movimento sottolinea che “siamo una comunità e nessuno viene lasciato indietro, nessuno viene abbandonato o lasciato solo; per questo motivo esprimiamo tutta la nostra vicinanza e la nostra solidarietà alla ditta e ai suoi dipendenti”. Tra i quali, guarda caso, c’è la moglie del neo senatore grillino Marco Scibona. Lui è in prima fila a ispezionare il cantiere e a guidare la protesta e i suoi commilitoni provvedono a saccheggiare il supermarket della consorte. Ma la vicenda assumerebbe tratti inquietanti se la decisione del direttore di non provvedere a denunciare l'episodio alle autorità giudiziarie fosse dovuta ai timori di possibili ritorsioni.

 

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