PALAZZO LASCARIS

Hanno perso il lume della Regione

Gazzarra in Consiglio. Il fratello d'Italia Botta si fionda sull'ex presidente Bresso: "Stattene a Parigi radical chic". Nel corso della seduta esplode il malessere. Ne hanno per tutti, magistrati, giornalisti, poteri forti. E loro si autoassolvono

Aveva appena iniziato il suo intervento l’ex presidente Mercedes Bresso, quando il capogruppo di Fratelli d’Italia Franco Maria Botta ha preso a inveire contro di lei: "Stattene a Parigi radical chic" sarebbero state le parole pronunciate facendo riferimento all'alloggio che l'ex zarina possiede nella Ville Lumiere. Si è addirittura alzato dal proprio scranno avvicinandosi con un atteggiamento minaccioso. Con un colpo al microfono ne ha interrotto il discorso, provocando la reazione dei democratici Aldo Reschigna e Roberto Placido, che si erano precipitati per sedare gli animi: Botta è ruzzolato a terra in seguito alle colluttazioni, il tutto sotto gli occhi attoniti degli alunni di una scuola torinese che assistevano alla seduta. A quel punto il presidente dell’aula Valerio Cattaneo è stato costretto a interrompere i lavori. Bresso con voce rotta rinuncia al proprio intervento e annuncia: «Non parlerò più in questo Consiglio. Aspetto solo che vada a casa perché è quello che merita e perché non ha fatto nulla per il Piemonte».

 

E’ questa la fotografia di un Consiglio regionale infuocato che poco prima aveva visto gli scontri - solo verbali - tra Davide Gariglio e Mario Carossa e tra Gianni Oliva e Giampiero Leo. Sono bastate poche parole della Bresso per far scoppiare la gazzarra, tra le specialità del consigliere Botta, non certo nuovo a simili show in aula. Asserragliati tra le quattro mura di via Alfieri i consiglieri, per la maggioranza indagati per le spese pazze (coi soldi della collettività), hanno mostrato tutto il loro rancore. E’ la sindrome dell’accerchiato. Lo stesso Botta in mattinata aveva dato dei “topi di fogna” ai giornalisti, colpevoli di aver riportato i 12mila euro da lui spesi in una esclusiva boutique del centro di Torino e rimborsati dalla Regione, così come gli oltre 2mila euro in profumerie e altrettanti in fiori e in valigie. C'è chi se la prende coi poteri forti che si oppongono da quando "ha vinto chi non doveva vincere" è il teorema del leghista Carossa, anticipato nei giorni scorsi dallo stesso Roberto Cota nelle sue tesi difensive. Altri, come Rosa Anna Costa del Nuovo Centrodestra, hanno invocato un sussulto d'orgoglio. Il Pd si è limitato a chiedere le dimissioni (agli altri). Epilogo inglorioso di una legislatura.

print_icon