FINANZA & POLITICA

Profumo di nomine, Iren può attendere

Fassino spinge sull'acceleratore per la creazione della multiutility del Nord, ma l'ex ministro ha la testa altrove, a quella Telecom che spera di andare a presiedere. Nel frattempo integra Amag e punta a piazzare De Capitani nel gruppo. Si scalda Magnabosco

È probabile che, a dispetto della volontà di Piero Fassino, per la grande utility del Nord i tempi si allunghino. Se ancora l’altro giorno il progetto di una holding multiservizi è stato rilanciato dal sindaco di Torino, un disegno che prevede come tassello fondamentale l’integrazione di Iren e A2a, oggi i vertici delle aziende tirate in ballo prendono le distanze: non per smentire il percorso – che come tutti sanno è qualcosa di più di un’ipotesi – quanto piuttosto per dilatarne i tempi. Non è un mistero che l’uscita di Fassino abbia irritato azionisti e amministratori delle società “promesse spose”, al punto che si è persino pensato a un richiamo formale dell’azionista torinese, invitandolo a una maggiore cautela.

 

Sia quel che sia, un insider di Iren racconta che indipendentemente da come si evolverà la situazione, difficilmente sarà Francesco Profumo il regista dell’operazione. L’ex ministro sarebbe infatti in corsa per entrare nella grande infornata di nomine pubbliche, con una esplicita preferenza per la presidenza di Telecom: l’avrebbe confidato lui stesso, lamentandosi non solo della gestione difficoltosa dei rapporti interni a Iren (“sembra un consiglio di amministrazione”), ma soprattutto dello scarno emolumento percepito. Da qui, secondo i soliti ben informati, la volontà di mollare la poltrona di numero uno del colosso energetico (dove traballa anche quella dell’amministratore delegato) per trasferirsi su quella temporaneamente occupata dal “traghettatore” Aldo Minucci. Non prima però di aver messo a segno due colpi: l’integrazione della piccola utility di Alessandria, Amag, che punta ad aggregarsi per partecipare alle prossime gare di distribuzione del gas, e la promozione dell’attuale presidente – l’ex Csi Stefano De Capitani – alla guida di Iren Mercato. Completato il compito assegnato da Fassino nulla più osterebbe ai suoi sogni di boiardo di Stato, con la benedizione dell’inquilino di Palazzo Civico, nonché di Matteo Renzi. Premio per essersi seduto a terra, estasiato, ad ascoltare l’attuale premier a un comizio sotto la Mole. E per perfezionare  il quadro, Fassino ha già intesta anche il nome del suo sostituto: Maurizio Magnabosco, ex manager Fiat, oggi presidente di Amiat, controllata al 49% da Iren. Tutto in famiglia, nel significato più ampio.

 

Tornando alla miltiutility del Nord, ogni decisione sembra rimandata al nuovo piano strategico triennale che sarà presentato dopo l’approvazione del bilancio 2013 atteso a fine marzo. “Abbiamo una strategia che prevede al primo punto di realizzare la multiutility sui territori attuali e stiamo lavorando a un sistema di allargamento dei territori, come Piemonte, Liguria ed Emilia”, ha spiegato oggi Profumo a margine di un convegno sulle utility organizzato da Agici-Accenture. Quanto al piano industriale, “stiamo lavorando su piano strategico, piano industriale e budget. Abbiamo fatto un lavoro interessante e siamo quasi pronti. Direi che non abbiamo un’urgenza particolare e la presentazione la faremo dopo l’approvazione del bilancio”. In tale contesto è intervenuto anche  il presidente di Hera, Tomaso Tommasi di Vignano, altra azienda corteggiata da Fassino. Il manager ha ribadito che, al momento, non c’è alcuna discussione per realizzare la grande utility del Nord, previa fusione fra diversi multiservizi del settore, e riferendosi alle ultime dichiarazioni in proposito del sindaco di Torino le ha definite “una boutade”. Tommasi di Vignano ha confermato che la strategia da seguire è quella delle aggregazioni nei territori di riferimento e attigui, come sta facendo l’utility di Bologna.

 

“Una crescita dimensionale nel nostro settore è sempre positiva, poiché si tratta di un comparto ad alta intensità di capitale, che richiede ingenti investimenti. Oggi, tuttavia, le società non sono coinvolte”, ha assicurato il direttore generale di A2a, Renato Ravanelli, riferendosi al progetto fassiniano, la cui paternità è dell’ex ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera e dell’ex presidente del Cdg di A2a, Giuliano Zuccoli.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    22:46 Mercoledì 05 Marzo 2014 george lonesome Il misogino filura

    Ma che bell'insieme di omini di potere.. Alcuni pure con una storia per millantato titolo di studio ( De Capitani: un grande! ). Il Filura, mantenuto da sempre a spese nostre, con tanto di Ditta familiare al seguito, digerisce tutto ... Anche gli scudieri scudati ex Iren oggi GTT ... Mi raccomando, mai una donna! Non vorremmo che fosse pure giovane, laureata per davvero, senza santi in paradiso, competente e con la schiena dritta .. Mica si possono interrompere le belle satrapie de noantri

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